Rivista UAI – Istruzioni per gli autori

1 – Testi

I testi vanno recapitati in formato .doc, .txt o .rtf, (NON in formato PDF) all’indirizzo di posta elettronica astronomia@uai.it. Se questo non fosse possibile, inviarli al recapito dell’Unione Astrofili Italiani, c/o Osservatorio Astronomico “F.Fuligni” Via Lazio, 14 – 00040 Rocca di Papa (RM), possibilmente in copia cartacea con allegato un supporto digitale leggibile da PC (chiavetta USB, CD-ROM, ecc.). Il file contente il testo del contributo non deve contenere alcuna illustrazione, ma solo il testo in tutte le sue parti, comprese la bibliografia e le didascalie delle figure e delle tabelle. Il testo non deve contenere alcun comando grafico eccetto corsivo (parole straniere, modi di dire) e grassetto (parole chiave). Si eviti di comporre il testo come fosse da stampare, cosa di cui si occuperà la tipografia.

Le immagini (possibilmente in formato .tif o .jpg), le tabelle (in formato .xls) e i grafici (formato .bmp) vanno messi in file distinti secondo quanto segue. Gli articoli riguardanti attività di ricerca originale, teorica o osservativa, devono iniziare con un breve abstract in lingua inglese, e terminare con una bibliografia. Si intende originale qualsiasi scritto che, su dichiarazione esplicita dell’autore, non sia mai stato sottoposto a, né stampato su, altre riviste, italiane o straniere e contenga uno studio che non ha precedenti nella letteratura italiana e internazionale.

Gli altri articoli che non hanno queste caratteristiche saranno pubblicati senza abstract nella seconda parte della rivista.

2 – Illustrazioni e tabelle

Le immagini costituiscono gran parte della qualità estetica della rivista: conviene quindi evitare di inviare riproduzioni scadenti, molto spesso inutilizzabili. Le immagini devono possedere una risoluzione elevata (almeno 300 dpi, punti per pollice per un formato 7 x 10 cm). Fanno eccezione le immagini CCD, spesso aventi una risoluzione bassa di natura. Sono accettati i formati grafici più comuni, ma è il formato TIFF a presentare le migliori garanzie di riproduzione. Nel caso in cui non si possa ottenere la digitalizzazione di grafici e fotografie con i requisiti richiesti, si proceda all’invio degli originali alla redazione.

Mandare le tabelle già formattate, possibilmente in formato Excel, e con un titolo, per es.: “Tabella 1. Magnitudini delle stelle di confronto”. Nel testo vanno richiamate in minuscolo, per es.: “nella tabella 1 sono raccolte le magnitudini delle stelle di confronto”.

Le immagini e i grafici devono avere una propria didascalia dettagliata (per es.: Figura 1. La Grande Macchia Rossa di Giove ripresa il giorno …), e nel testo il richiamo va fatto in minuscolo: “ la figura 1 …”.

I nomi dei file devono richiamare la numerazione delle figure e delle tabelle nel testo, e questa deve corrispondere alla numerazione delle relative didascalie.

3 – Presentazione dei lavori

Per una presentazione corretta dei lavori (in particolare di quelli di stampo scientifico originale), gli autori sono pregati di attenersi, per quanto possibile, al seguente schema di articolo:

  • Titolo: il più conciso possibile, ma allo stesso tempo preciso e dettagliato.
  • Autore/i, indirizzo: nome/i, cognome/i, Osservatorio (Sezione), e-mail.
  • Abstract: in inglese, il più esauriente possibile, in modo che anche chi non capisce la lingua italiana possa farsi un’idea precisa dei risultati esposti nel lavoro.
  • Introduzione: storica e teorica, contenente inoltre le motivazioni che hanno spinto a intraprendere la ricerca che viene presentata, e gli scopi che il lavoro proposto per la pubblicazione si prefigge di raggiungere.
  • Parte sperimentale: presentazione organica, completa ma concisa di tutti gli strumenti usati nel lavoro, delle metodologie impiegate nelle misure, dei dati ottenuti, della loro precisione, attendibilità e dell’eventuale prima elaborazione delle stesse.
  • Risultati e discussione: partendo dai risultati delle misure e dalle loro prime elaborazioni, in questa parte si correlano le grandezze in esame, si verifica il loro adeguamento alle teorie correnti. In caso contrario si mettono in evidenza eventuali incongruenze con le teorie correnti.
  • Conclusioni: rispetto agli scopi prefissati e descritti nell’introduzione, si traggono le conclusioni che i dati esposti ed elaborati permettono di trarre, e cioè se l’ipotesi di partenza è confermata o smentita, se i risultati ottenuti sono in linea o meno con le teorie correnti.
  • Bibliografia: raccolta circostanziata e completa, sia storica sia scientifica, delle pubblicazioni già note sull’argomento. Ogni affermazione fatta nel testo deve essere documentata in due modi: se viene avanzata dagli autori del testo stesso, mediante le risultanze della parte sperimentale; se deriva da altri, mediante la citazione delle fonti dove l’affermazione è stata fatta per la prima volta.

Come si cita:

  1. un articolo apparso su una rivista periodica: Cognome dell’autore, iniziale puntata del Nome (per ogni autore), Nome rivista (corsivo), volume rivista (grassetto), fascicolo rivista, pagina iniziale-pagina finale (anno). Esempio: [5] Wolfe J., Scientific American, 233, 9 (September), 119-126 (1975).
  2. un libro: Cognome dell’autore, iniziale puntata del Nome (per ogni autore), Titolo del libro, Editore, città dell’editore, anno. Esempio: [4] Kelly Beatty J., Petersen C., Chaikin A., The New Solar System, Sky Publishing Corp., Cambridge MA, 1999.

I richiami bibliografici devono essere riportati nel testo come numeri arabi tra parentesi quadre, per es.: [4], e ripresi con lo stesso numero, non seguito da alcuna punteggiatura, nell’elenco delle pubblicazioni.

Astronomia UAI cerca di seguire le regole qui elencate. Gli autori sono pregati di controllare preventivamente i loro testi, al fine di evitare alla Redazione un noioso lavoro di correzione.

4 – Le grandezze numeriche

I numeri reali (per es. 1.56) hanno il punto come separatore dei decimali, mentre il separatore delle migliaia è lo spazio fisso (CTRL + SHIFT + spazio): 125 000.

Da 1000 a 9999 non serve lo spazio.

Numeri con molte cifre vanno preferibilmente scritti in notazione esponenziale.

5 – Le unità di misura (e i loro simboli)

Astronomia UAI adotta il Sistema Internazionale.

Lunghezza: metro (m). Non m., mt, ml o altro. Lunghezza d’onda in nanometri (nm) o altri sottomultipli del metro (v. avanti), non angstrom (Å).

Massa: chilogrammo (kg). Non kilogrammo: nell’alfabeto italiano non esiste la lettera k.

Tempo: secondo (s). Non sec (secante trigonometrica). Evitare il minuto. Se lo si vuole usare, lo si abbrevi in min, per distinguerlo dal metro. Eccezione: 2h 25m 32s, dove è chiaro che si tratta di una misura di tempo.

Temperatura: kelvin (K). Non Kelvin, né gradi Kelvin. Il simbolo non ha i gradi. Si accetta anche l’unità grado Celsius (°C), di cui si parla dopo.

Quantità di sostanza pura: mole (mol). È un numero di Avogadro (6.023 1023) di particelle di quella sostanza.

Intensità luminosa: candela (cd)

Corrente elettrica: ampere (A). Si noti: non Ampère.

6 – I simboli

I simboli non sono seguiti dal punto perché sono simboli e non abbreviazioni (cm va bene, cm. è errato).

I simboli seguono la grandezza numerica, separati da questa da uno spazio: 25.3 mm (non 25.3mm). Fanno eccezione i gradi (°), i gradi Celsius o centigradi (°C) e %, che possono essere uniti al numero (37°C è corretto). Fanno eccezione anche alcune espressioni del tempo (v. sopra): 3h 25m 21s.

Il simbolo si usa solo dopo un numero, altrimenti si scrive l’unità di misura per esteso con carattere iniziale minuscolo. Per esempio: “molti chilometri”, “grandezza espressa in pascal”.

7 – I multipli, i loro prefissi e (simboli)

10           deca- (da)

102              etto- (h)

103         chilo- (k, minuscolo. K sta per kelvin)

106         mega- (M)

109         giga- (G)

1012        tera- (T)

8 – I sottomultipli, i loro prefissi e (simboli)

10-1        deci- (d)

10-2        centi- (c)

10-3        milli- (m)

10-6        micro- (µ). Micrometro, non più micron.

10-9        nano- (n)

10-12       pico- (p)

10-15       femto- (f)

10-18       atto- (a)

9 – Unità derivate

Forza: newton (N), non dyne

Lavoro, energia: joule (J), non erg

10 – L’italiano

La lingua italiana ha ancora alcune regole. Il correttore ortografico dei sistemi di scrittura sottolinea in rosso ondulato le parole probabilmente errate: l’autore è pregato di correggerle prima di inviare il testo. Purtroppo il correttore sottolinea anche parole giuste se non le conosce (per esempio “astrofilo”).

Si chiede: “che pasta vuoi?” o “che bistecca desideri?”.

Dire quindi sempre: “che cosa vuoi?” non “cosa vuoi?”

Sarebbe come dire: “pasta vuoi?” o “bistecca desideri?”.

È corretto “per esempio”, non è corretto “ad esempio”.

10.1 – Gli accenti

Si usano ogni volta che bisogna distinguere due parole altrimenti identiche. Vanno bene, per esempio:

  • dì (parte luminosa del giorno); di (preposizione)
  • là (luogo); la (articolo femminile)
  • è (verbo essere); e (congiunzione)

Non hanno mai l’accento, invece:

qua, qui, sta (se è imperativo di “stare” diventa sta’ con l’apostrofo), sto (se è “questo” abbreviato diventa ’sto), fa (poco fa, ma l’imperativo di fare diventa fa’), va (imperativo va’), tre (ma nei composti si scrive con l’accento acuto: trentatré).

Hanno inoltre l’accento acuto:

  • né (né questo né quello)
  • sé (pronome, ma è corretto “se stesso”)
  • perché, affinché, purché ecc.

10.2 – Gli apostrofi

Hanno l’apostrofo le parole abbreviate: po’ (poco), di’ (imperativo di dire), fa’ (imperativo di fare), sta’ (imperativo di stare).

Non hanno l’apostrofo, perché esistono tal quali: finora, tuttora, tal altro, qual è.

10.3 – La “d” eufonica

Si usa solo davanti a parola che inizia con la stessa vocale: “ad andare”, “ed ecco” vanno bene. Invece “ed allora”, “od indicare” non vanno bene.

10.4 – I nomi dei mesi

In italiano i nomi dei mesi hanno l’iniziale minuscola: giugno, non Giugno.

11 – Parole straniere

Si trovano spesso parole inglesi, francesi, ecc. come tali nei testi inviati per la pubblicazione: esse vanno scritte in carattere corsivo (per esempio: software, masque flou). Le parole straniere non vanno declinate al plurale: no pixels o computers, ma pixel e computer.

12 – Esempi

È possibile consultare liberamente numeri di annate precedenti della rivista su www.uai.it/sito/pubblicazioni/rivista-astronomia-uai/riviste-anni-precedenti/