La Luna – Miti, scienza e mappe (Einaudi, 2024) Tra atlanti lunari e immaginari terrestri: quando la cartografia diventa racconto culturale

Articolo di: Emiliano Ricci

Ebbene sì, siamo di nuovo a parlare di un libro dedicato al nostro unico satellite naturale. Ma a ragion veduta. Perché “La Luna – Miti, scienza e mappe” (a cura di Matthew Shindell) è uno di quei libri che ti costringono a ricalibrare l’idea stessa di “saggio illustrato”. Sì: è un volume di grande formato, ricchissimo di immagini, con tutta l’autorevolezza (e il piacere tattile) del classico coffee table book, come vengono definiti in inglese i libri da esposizione. Ma ridurlo a oggetto d’arredo sarebbe come scambiare un telescopio per un soprammobile: la sua ambizione è molto più ampia, e sorprendentemente umana.

Il cuore pulsante dell’opera sono le mappe geologiche della Luna prodotte dallo US Geological Survey durante l’era Apollo: tavole nate per uno scopo tecnico, operative, eppure di una bellezza quasi involontaria, con linee, campiture e cromie che trasformano il suolo lunare in un paesaggio astratto, a metà tra cartografia e pittura. L’idea editoriale è brillante: usare quelle mappe come ossatura narrativa, come “griglia” su cui innestare una storia culturale e scientifica del nostro satellite. Il risultato è un atlante che non si limita a dire dove sono le cose, ma prova a raccontare che cosa la Luna è stata per noi: un corpo celeste, un calendario, una divinità, un presagio, una promessa tecnologica, una superficie da interpretare e, oggi più che mai, un orizzonte politico ed economico.

La struttura per tasselli (mappe, commenti, saggi brevi di specialisti) potrebbe far temere un effetto enciclopedico, freddo o frammentario. Invece il libro funziona come una conversazione ben orchestrata: si passa dal rigore della geologia alla storia delle immagini, dall’astronomia alle superstizioni, dal cinema muto alle iconografie femminili, senza la sensazione di “saltare di palo in frasca”. Proprio qui sta uno dei meriti maggiori: la Luna è presentata come un punto di contatto tra le “due culture” (scienza e umanesimo) che spesso si ignorano o si fraintendono. Il libro non predica l’interdisciplinarità: la pratica, con naturalezza, lasciando che i diversi registri si illuminino a vicenda.

C’è un piacere particolare nello scoprire quanto la nostra immaginazione lunare sia antica e resistente. Le pagine dedicate ai miti e alle cosmologie mostrano come la Luna sia stata, per millenni, una macchina narrativa: spiega il tempo, governa le maree dell’immaginario, offre una grammatica simbolica per parlare di nascita, mutamento, ciclicità, inquietudine. E quando il libro entra nel territorio della “luna e follia” o dell’astrologia, lo fa con un tono sobrio: non per deridere, né per convalidare, ma per capire che cosa quelle credenze hanno fatto alla storia delle idee. È un approccio che dà fiducia al lettore e, soprattutto, restituisce dignità alla complessità: gli esseri umani non hanno guardato il cielo solo con gli strumenti, ma anche con paure, desideri, proiezioni.

Poi arriva la modernità, e qui le pagine diventano quasi un romanzo di trasformazione. Il telescopio cambia la Luna: la avvicina, la scompone, la rende “leggibile”. La fotografia la sfida e la reinventa. L’industria culturale la sfrutta, la mette in scena, la rende poster, pubblicità, sogno. E infine la corsa allo spazio la riporta a terra, paradossalmente: la Luna diventa un problema logistico, un bersaglio ingegneristico, una superficie da mappare con meticolosità quasi ossessiva. In questa transizione fondamentale nella storia della scienza si sente un brivido. Le mappe USGS (realizzate tra il 1962 e il 1974) emergono come prova concreta di un’epoca in cui l’immaginazione e la burocrazia potevano coesistere nello stesso oggetto. C’è qualcosa di commovente nell’idea di cartografi-illustratori che, pazientemente, disegnano la Luna per preparare l’arrivo di sonde e astronauti.

Dal punto di vista visuale, il libro è spesso sbalorditivo. Le tavole cartografiche, accostate a fotografie Apollo, a immagini storiche e a riproduzioni artistiche, costruiscono un lessico di “Lune” diverse: la Luna come superficie (crateri, mari, rilievi), la Luna come icona, la Luna come specchio emotivo. Non stupitevi se rimarrete catturati dal carattere quasi ipnotico del volume, capace di essere riaperto più volte e di offrire ogni volta un dettaglio nuovo, una didascalia, un accostamento, un’informazione laterale che fa scattare un collegamento mentale.

Eppure non tutto è perfetto, e anzi è interessante che i limiti del libro derivino proprio dalla sua ricchezza. L’ampiezza tematica, per quanto gestita bene, comporta inevitabili omissioni: alcune tradizioni culturali risultano più presenti di altre; certe strade (per esempio, la poesia come forma privilegiata di “scrittura lunare”) avrebbero meritato più spazio; e a tratti si vorrebbe qualche immagine ancora più grande, perché l’apparato iconografico è talmente generoso che il lettore rischia di consumarlo con un’avidità che chiede pause, soste, silenzi. Sono critiche da lettore goloso, non da recensore severo: è il tipo di insoddisfazione che si prova quando un libro ti dà molto e, proprio per questo, ti fa desiderare ancora di più.
Il senso complessivo dell’opera, comunque, non è quello di completare un’enciclopedia. È piuttosto quello di rimettere la Luna al centro della nostra storia mentale: ricordarci che non è solo un oggetto fisico ma un “evento culturale” continuo, che attraversa calendari preistorici e trasmissioni televisive, pittura ottocentesca e missioni contemporanee, scienza accurata e simbolismo pop. In un periodo in cui il ritorno alla Luna è di nuovo tema concreto – tecnologico, geopolitico, mediatico – questo libro arriva con un tempismo quasi perfetto: non per fare tifo, ma per dare profondità. Aiuta a capire che ogni nuova impronta sulla regolite lunare porta con sé una stratigrafia invisibile fatta di miti, mappe, paure, desideri, calcoli e immagini.

Alla fine, chiuderlo è difficile. Non perché sia un page-turner nel senso classico, ma perché stimola una forma rara di lettura: quella in cui l’occhio vaga, la mente associa, la curiosità salta tra epoche e linguaggi. Questo è un libro che non vuole solo informare sulla Luna; vuole mostrare quanto la Luna abbia informato noi. E ci riesce con una combinazione di rigore e meraviglia che, oggi, è tutt’altro che scontata.

Scheda tecnica

Titolo: La Luna
Sottotitolo: Miti, scienza e mappe
Autori: vari (a cura di Matthew Shindell; prefazione di Dava Sobel)
Editore: Einaudi, Torino
Anno: 2024
Edizione: Rilegato di grande formato, 256 pagine
Costo: 56 euro
Web: https://www.einaudi.it/catalogo-libri/scienze/fisica-e-astronomia/la-luna-9788806265397/