Articolo di : Emiliano Ricci
Ci sono libri di astronomia che chiedono soprattutto di essere letti, e altri che invitano prima di tutto a essere guardati. “Cosmo. Esplora le meraviglie dell’universo”, pubblicato in Italia da Gribaudo (in collaborazione con l’editore londinese DK), appartiene decisamente alla seconda categoria. Ma sarebbe un errore considerarlo soltanto un grande libro fotografico da sfogliare per lasciarsi stupire dalle immagini.
Il punto di forza del volume sta infatti proprio nel rapporto tra ciò che vediamo e ciò che sappiamo. Fotografie ottenute dai grandi telescopi, panorami planetari, immagini inviate dalle sonde, ricostruzioni e schemi non hanno una semplice funzione ornamentale: costituiscono una parte essenziale del racconto. In astronomia, del resto, conoscere significa quasi sempre imparare a interpretare una forma di luce, un’immagine, uno spettro, un segnale raccolto da strumenti che estendono enormemente le capacità dei nostri sensi. Ed è forse questa la qualità più interessante di “Cosmo”: riuscire a restituire l’Universo come qualcosa che può essere attraversato visivamente senza trasformarlo in una successione di belle immagini prive di profondità scientifica.
Dal Sole ai confini dell’Universo
L’organizzazione del libro segue una delle strategie narrative più naturali quando si racconta il cosmo: partire da ciò che ci è più vicino e allargare progressivamente lo sguardo. Il viaggio comincia dagli strumenti con cui osserviamo l’Universo e dal nostro Sistema Solare, per poi attraversare i pianeti terrestri, i giganti gassosi e i mondi più remoti che orbitano attorno al Sole. Da qui la scala cambia: arrivano le stelle, le nebulose, gli ammassi, i buchi neri e la struttura della Via Lattea; infine il lettore viene condotto oltre la nostra galassia, verso gli ammassi di galassie e le più grandi strutture cosmiche, fino alle domande sulla nascita e sull’evoluzione dell’Universo. È, in sostanza, un continuo allontanamento dal nostro punto di osservazione, nel quale a ogni passaggio cambiano non soltanto le distanze ma anche i fenomeni fisici che entrano in gioco.
La scelta funziona perché offre al lettore una bussola. Di fronte alle dimensioni dell’Universo, infatti, uno dei principali problemi della divulgazione è proprio la perdita della scala: milioni, miliardi di chilometri e anni luce rischiano rapidamente di diventare numeri indistinguibili. Procedere per cerchi concentrici permette invece di costruire gradualmente una sorta di geografia cosmica. Non siamo di fronte, dunque, a un catalogo di corpi celesti. Il volume prova piuttosto a costruire una mappa mentale: dove ci troviamo, che cosa incontriamo allontanandoci dalla Terra e, soprattutto, attraverso quali strumenti e conoscenze siamo riusciti a scoprire ciò che oggi sappiamo.
Quando l’immagine diventa spiegazione
Naturalmente sono le immagini a colpire per prime. E non potrebbe essere diversamente. L’astronomia contemporanea sta vivendo una stagione straordinaria dal punto di vista visuale: alle fotografie ormai storiche ottenute dalle sonde interplanetarie si sono aggiunte negli ultimi anni quelle del James Webb Space Telescope, capaci non soltanto di mostrare dettagli spettacolari, ma di spingere lo sguardo verso epoche sempre più remote della storia cosmica. Nel volume trovano spazio anche panorami della superficie di Marte e immagini raccolte dalle missioni che hanno raggiunto asteroidi e comete.
Ma il risultato migliore si ottiene quando fotografia e grafica lavorano insieme. Una nebulosa può essere bellissima da contemplare, ma diventa scientificamente più interessante quando si comprende che cosa stia accadendo al suo interno; allo stesso modo, l’immagine di una galassia o di un pianeta acquista un altro significato se schemi e testi aiutano a riconoscere strutture, processi e scale. È qui che “Cosmo” riesce a evitare almeno in parte il rischio tipico dei grandi libri illustrati di astronomia: trasformare l’Universo in uno spettacolo estetico. La meraviglia resta, naturalmente, ed è anzi uno dei motori della lettura. Ma viene continuamente ricondotta a una domanda: che cosa stiamo realmente guardando?
È una distinzione importante. Le immagini astronomiche non sono finestre trasparenti aperte sul cosmo. Sono il risultato di strumenti, lunghezze d’onda, elaborazioni e tecniche di osservazione. Il volume dedica infatti spazio anche ai telescopi, alle sonde, agli osservatori spaziali e ai diversi modi attraverso i quali raccogliamo informazioni su oggetti che nella maggior parte dei casi non potremo mai raggiungere direttamente.
Non soltanto astronomia, ma storia del nostro sguardo
Un altro elemento riuscito è la presenza, accanto all’astronomia propriamente detta, della storia delle idee con cui l’umanità ha cercato di interpretare il cielo. Nel corso del viaggio compaiono così il passaggio dalla visione geocentrica a quella eliocentrica, la storia dell’osservazione telescopica, le costellazioni, i miti, le antiche interpretazioni dei fenomeni celesti e il modo in cui culture diverse hanno inserito il firmamento nella propria rappresentazione del mondo. Anche temi che oggi collocheremmo fuori dal sapere scientifico, come l’astrologia o i miti della creazione, trovano posto nella ricostruzione del lungo rapporto fra esseri umani e cielo.
È una scelta tutt’altro che secondaria. L’astronomia non nasce infatti con i grandi osservatori moderni: è una delle attività intellettuali più antiche dell’umanità. Per millenni osservare il cielo ha significato contemporaneamente misurare il tempo, orientarsi nello spazio, costruire calendari, raccontare storie e interrogarsi sulla propria posizione nel cosmo.
Inserire questa dimensione all’interno di un volume fortemente dominato dalla scienza e dalla tecnologia contemporanee impedisce quindi che la conoscenza astronomica appaia come qualcosa di separato dalla nostra storia culturale. Cambiano gli strumenti e cambiano le teorie, ma la domanda che sta all’origine di tutto rimane sorprendentemente simile: che cosa c’è sopra di noi e che cosa significa il nostro posto in ciò che vediamo?
Un’enciclopedia che si può leggere anche a piccoli passi
“Cosmo” è un libro vasto, ma non richiede necessariamente una lettura lineare. Molti argomenti sono organizzati in unità relativamente autonome, spesso sviluppate nell’arco di poche pagine: il Sole, le eclissi, Marte, Europa, gli anelli di Saturno, le comete, la nascita delle stelle, le supernove, i buchi neri, gli esopianeti, la materia oscura, l’espansione cosmica. Questo permette sia di seguire l’itinerario complessivo sia di aprire il volume quasi casualmente e soffermarsi su un singolo tema. La contropartita è inevitabile. Nessun libro che voglia abbracciare in poche centinaia di pagine l’intero Universo può approfondire ogni questione. Chi cerca una trattazione rigorosamente matematica della cosmologia, della fisica stellare o dei buchi neri dovrà naturalmente rivolgersi altrove.
Ma sarebbe anche sbagliato giudicare “Cosmo” con il metro di un manuale universitario. Il suo obiettivo è diverso: costruire una conoscenza di primo livello abbastanza solida da consentire al lettore di orientarsi, capire quali siano i fenomeni fondamentali e, soprattutto, cogliere le relazioni fra oggetti, scale e processi differenti.
La struttura visuale favorisce proprio questo tipo di apprendimento. Si può cominciare da una fotografia, passare alla didascalia, seguire uno schema e soltanto dopo entrare nel testo. Per molti lettori è un percorso forse più naturale rispetto a quello imposto dalla divulgazione tradizionale, nella quale l’immagine arriva spesso soltanto dopo la spiegazione.
Un libro per chi comincia, ma non soltanto
Il destinatario ideale è certamente chi possiede una curiosità per l’astronomia ma non una preparazione specialistica. La quantità di temi affrontati rende il volume particolarmente utile per costruire una prima visione d’insieme: capire la struttura del Sistema Solare, il ciclo vitale delle stelle, la natura delle galassie e alcuni concetti fondamentali della cosmologia senza doversi confrontare immediatamente con formalismi o tecnicismi eccessivamente complessi.
Ma anche un astrofilo più esperto può trovare molto da apprezzare, soprattutto nel patrimonio iconografico e nella capacità del libro di mettere fianco a fianco fenomeni che spesso siamo abituati a studiare separatamente. Naturalmente incontrerà molte informazioni già note, ma potrà usarlo come atlante visuale, come strumento di consultazione o semplicemente come occasione per guardare con occhi diversi oggetti familiari.
E probabilmente proprio qui si trova il senso più autentico dell’operazione. “Cosmo” non cerca di dimostrare che l’Universo possa essere reso semplice. Non lo è. Cerca piuttosto di renderlo leggibile. Ci riesce attraverso una combinazione molto efficace di immagini, grafica e testi brevi, costruendo una sorta di atlante dell’Universo nel quale osservazione e spiegazione procedono insieme. È un libro che si può leggere, studiare o semplicemente esplorare, tornando più volte sulle stesse pagine.
E alla fine resta forse la sensazione che dovrebbe lasciare ogni buon libro di astronomia: quella di avere compreso qualcosa in più e, nello stesso tempo, di essere diventati ancora più consapevoli di quanto rimanga da capire. Perché allargare la nostra conoscenza del cosmo non significa farlo apparire meno misterioso. Molto spesso significa scoprire quanto sia più vasto, complesso e sorprendente di quanto immaginavamo.
Scheda tecnica
Titolo: Cosmo
Sottotitolo: Esplora le meraviglie dell’universo
Prefazione: Becky Smethurst
Editore: Gribaudo, Milano (coedizione DK, Londra)
Anno: 2025
Edizione: Volume illustrato rilegato, 336 pagine
Prezzo: 39,00 euro
Web: https://www.gribaudo.it/opera/cosmo/


