Addio ad Alan Hale, co-scopritore della Cometa C/1995 O1 (Hale-Bopp)

8 Giugno 2026 / Commenti disabilitati su Addio ad Alan Hale, co-scopritore della Cometa C/1995 O1 (Hale-Bopp)

Vi segnaliamo

La comunità astronomica mondiale è in lutto. Il 6 giugno 2026 si è spento Alan Hale, l’astronomo americano che il 23 luglio 1995 co-scoprì quella che sarebbe diventata la cometa più osservata del XX secolo: la C/1995 O1, universalmente nota come Hale-Bopp. Aveva 68 anni.

La notte della scoperta

Il 23 luglio 1995 Hale si trovava nel suo osservatorio domestico a Cloudcroft, in New Mexico, intento a seguire la cometa periodica 71P/Clark e in attesa che un’altra cometa sorgesse sull’orizzonte. Per impiegare l’intervallo, puntò il telescopio verso l’ammasso globulare M70 nella costellazione del Sagittario. La cometa si trovava a quel momento a circa 7,2 unità astronomiche dal Sole (circa 1,08 miliardi di km), tra le orbite di Giove e Saturno: una distanza enorme, alla quale la quasi totalità delle comete appare estremamente debole o del tutto priva di attività. Lì trovò invece un oggetto sfumato, inaspettato, di undicesima magnitudine, che non era presente nelle sue osservazioni precedenti.

Verificò dapprima che non vi fossero oggetti del cielo profondo noti vicino a M70, consultò poi gli elenchi delle comete conosciute, e una volta accertato il moto dell’oggetto rispetto alle stelle di sfondo, inviò 2 email al Central Bureau for Astronomical Telegrams (CBAT) dell’IAU. Quasi simultaneamente, a centinaia di chilometri di distanza, presso il Vekol Ranch vicino a Stanfield in Arizona, l’astrofilo Thomas Bopp stava osservando la stessa regione di cielo con il telescopio dobsoniano da 17,5 pollici e compiva, in modo del tutto indipendente, la medesima scoperta. Bopp contattò il CBAT via telegramma Western Union ( circa due ore dopo Hale ) . Il mattino seguente la scoperta fu confermata, e il 23 luglio 1995 l’Unione Astronomica Internazionale annunciò ufficialmente la scoperta congiunta della cometa C/1995 O1, battezzata Hale-Bopp, con la circolare IAU n. 6187.

Caratteristiche fisiche e scientifiche della cometa

La C/1995 O1 si rivelò immediatamente eccezionale. Al momento della scoperta nel 1995, a 7.2 UA, la Hale-Bopp aveva già una chioma osservabile, fatto di per sé straordinario che segnalava le dimensioni eccezionali del suo nucleo. Le analisi successive confermarono che il nucleo della cometa aveva un diametro di 60 ± 20 km (con diametro medio stimato di circa 60 km), rendendolo approssimativamente sei volte più grande di quello della cometa di Halley (stimato attorno ai 15×8 km nel suo asse maggiore). Rimane il nucleo cometario di maggiori dimensioni mai misurato con certezza. Il tasso di produzione di polvere raggiunse valori fino a 2×10⁶ kg/s, rendendo la chioma interna otticamente spessa in prossimità del perielio.

Una delle scoperte scientifiche più rilevanti riguarda la struttura delle code. Contrariamente alla quasi totalità delle comete, che ne mostrano 2 (una di polveri, curva, che segue l’orbita; una di plasma ionizzato, rettilinea, puntata in direzione antisolare), la Hale-Bopp rivelò la presenza di una terza coda, composta da atomi di sodio neutro, estesa per circa 0,33 UA (circa 49 milioni di km) e visibile solo con strumentazione dotata di filtri specifici. Il meccanismo responsabile della produzione di sodio (che include ipotesi di collisioni tra grani di polvere e processi di sputtering da irraggiamento ultravioletto ) non è stato ancora definitivamente chiarito. I grani di polvere presentavano proprietà fisiche del tutto peculiari: alta temperatura, alta albedo e una forte caratteristica di emissione dei silicati a 10 μm, con dimensioni inferiori a quelle osservate in qualsiasi altra cometa precedentemente studiata. Ciò si riflette nella più alta polarizzazione lineare mai misurata per una cometa.

La cometa fu anche il primo oggetto cometario in cui fu rilevato argon, un gas nobile, aprendo nuove possibilità di studio sulla storia termica dei ghiacci cometari. Le abbondanze isotopiche di deuterio rilevate (circa il doppio rispetto agli oceani terrestri) fornirono inoltre importanti vincoli sui modelli di formazione dell’acqua sulla Terra e sulla storia primordiale del sistema solare. Sul piano orbitale, la C/1995 O1 è una cometa a lungo periodo proveniente dalla Nube di Oort, che effettuò il suo precedente passaggio al perielio circa 4.200 anni fa (intorno al 2215 a.C.). A causa delle perturbazioni gravitazionali subite durante l’ultimo passaggio, in particolare il transito a 0.77 UA da Giove nell’aprile 1996, il suo periodo orbitale si è ridotto da circa 4.200 anni (valore pre-perielio) a un valore baricentrico attuale di circa 2.399 anni, con un range di 2.364-2.520 anni a seconda del metodo di calcolo.

Immagine raffigurante la cometa Hale-Bopp . Credit: Mauro Facchini

La cometa del millennio

Ci sono eventi astronomici che si studiano e altri che si vivono. La Hale-Bopp appartiene alla seconda categoria, quella rara e irripetibile in cui la scienza smette di essere disciplina e diventa emozione pura.

Divenne una delle comete più osservate dell’intera storia umana, apparendo mille volte più luminosa della cometa di Halley alla stessa distanza dal Sole.

Rimase visibile a occhio nudo per 18 mesi: dal maggio del 1996 fino al dicembre del 1997. Un anno e mezzo in cui bastava uscire di casa la sera per trovarla lì, fedele, come un faro. Generazioni di bambini la videro dalla finestra della propria stanza. Genitori la indicarono ai figli. Anziani la contemplarono in silenzio, ricordando altri cieli.

Era la cometa di tutti. E nessuno aveva ancora capito davvero quanto rara fosse quella fortuna.

La Hale-Bopp impiega circa 2.500 anni per completare la sua orbita attorno al Sole. Chi la vide nel 1997 non la rivedrà mai più. I loro figli neppure. Né i figli dei loro figli, per decine di generazioni ancora. Chi alzò gli occhi in quelle notti di fine millennio fu testimone di qualcosa che l’umanità non tornerà a vedere fino all’anno 4385 circa.

Un privilegio così grande che quasi fa paura pensarci.

Un uomo che guardava lontano

Nel 1993 Hale fondò il Southwest Institute for Space Research, poi evoluto nell’Earthrise Institute, di cui rimase presidente fino alla morte. La missione dell’istituto era esplicita: “usare l’astronomia, lo spazio e attività correlate come strumento per abbattere le barriere internazionali e interculturali e per avvicinare l’umanità”. In questo spirito, nel 1999 guidò un gruppo di scienziati ed educatori americani in Iran in occasione di un’eclissi solare, portando conferenze sull’astronomia come linguaggio universale che non conosce confini politici.

In suo onore, l’Unione Astronomica Internazionale gli dedicò un asteroide, il numero 4151, battezzato “Alanhale”.

E c’è un dettaglio, piccolo e perfetto, che forse lo racconta meglio di qualsiasi curriculum. Quella notte del luglio 1995, dopo aver verificato la scoperta, dopo aver mandato le email, Hale fece una cosa sola: svegliò sua moglie. La portò al telescopio. Perché alcune cose non si possono tenere per sé.

Un destino condiviso

Thomas Bopp, il co-scopritore dilettante che quella stessa notte del luglio 1995 aveva intuito per primo di aver trovato qualcosa di nuovo, era scomparso il 5 gennaio 2018 a Phoenix, Arizona. Ora anche Alan Hale lo ha raggiunto. I 2 uomini che diedero il proprio nome alla cometa più bella del secolo scorso non ci sono più. La cometa stessa è da decenni in viaggio verso l’afelio, a centinaia di unità astronomiche di distanza, e non tornerà nelle regioni interne del sistema solare per altri 2.000 anni circa.

La Hale-Bopp fu per molti la porta d’ingresso all’astronomia.

Chi la rivedrà, nel 4385 circa, non potrà sapere nulla di quella notte del luglio 1995 a Cloudcroft, New Mexico. Non saprà dell’uomo che restò sveglio ad aspettare che una cometa sorgesse sull’orizzonte, e invece ne trovò un’altra , inattesa, maestosa, destinata a entrare per sempre nella storia dell’astronomia. Non saprà che quell’uomo svegliò sua moglie nel cuore della notte per condividere con lei quella meraviglia, perché alcune cose non si possono tenere per sé.

Ma la cometa sarà ancora lì, fedele, a percorrere la sua orbita immutabile.

L’Unione Astrofili Italiani si unisce al cordoglio della comunità astronomica internazionale per la perdita di Alan Hale, testimone e protagonista di una delle pagine più luminose dell’astronomia del Novecento.

Articolo di : Claudia Consiglio