Addio a Massimo Capaccioli

26 Maggio 2026 / Comments (0)

Vi segnaliamo

L’astronomia italiana perde uno dei suoi giganti. Studioso delle galassie, architetto del VST, divulgatore straordinario e ospite d’onore del congresso UAI del 2025 a Capodimonte, dove ricevette il Premio Lacchini.

Con profondo dolore l’Unione Astrofili Italiani annuncia la scomparsa del professor Massimo Capaccioli, astrofisico di fama internazionale, figura luminosa della cultura scientifica italiana e amico sincero del mondo dell’astrofilia. La sua perdita lascia un vuoto incolmabile nella comunità astronomica, ma la sua opera resta un patrimonio vivo, inciso nel cielo e nella memoria di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo.

Nato con la vocazione per i grandi orizzonti, ha trascorso la sua vita scientifica a scrutare le strutture più maestose dell’universo. Professore di Meccanica celeste all’università di Padova e di Astronomia all’università di Napoli Federico II, ha costruito nel tempo una cattedra di eccellenza che ha formato generazioni di astronomi. Il suo contributo allo studio delle galassie , della loro morfologia, dinamica ed evoluzione , è riconosciuto a livello mondiale, con pubblicazioni e collaborazioni che hanno attraversato decenni e continenti.

Ma è come Direttore dell’osservatorio astronomico di Capodimonte (INAF-OACN), ruolo che ha ricoperto dal 1993 al 2005, che Capaccioli ha lasciato il segno più tangibile e duraturo sul tessuto scientifico e culturale di Napoli e dell’Italia meridionale. Sotto la sua guida, Capodimonte è diventata una realtà di respiro internazionale, capace di dialogare alla pari con i grandi centri di ricerca europei.

Tra le imprese più straordinarie di Capaccioli vi è l’ideazione e la realizzazione del VST ( VLT Survey Telescope ), un progetto che rappresenta ancora oggi uno dei contributi italiani più significativi all’astronomia osservativa mondiale. Concepito proprio a Capodimonte, ha attraversato anni di progettazione, negoziazioni istituzionali e sfide tecniche prima di trovare la sua sede definitiva nel deserto di Atacama, in Cile, presso l’osservatorio del Paranal dell’ESO. Con il suo ampio campo visivo, lo strumento ha permesso di mappare regioni di cielo su scala inedita, aprendo nuove finestre sulla struttura a grande scala dell’universo. Vederlo operativo, lì dove la volta celeste è tra le più limpide del pianeta, è stata per Capaccioli una soddisfazione profonda , il coronamento visionario di un’idea nata in riva al Mediterraneo.

In questo dolore vi è però un momento di luce su cui vogliamo soffermarci con gratitudine. Lo scorso anno, durante il Congresso UAI ospitato proprio nell’Osservatorio di Capodimonte, l’Unione Astrofili Italiani ha avuto il privilegio di consegnare al professor Capaccioli il Premio Giovanni Battista Lacchini, il più alto riconoscimento che la nostra associazione tributa a chi ha dato un contributo eccezionale alla diffusione della cultura astronomica in Italia.

Fu una cerimonia dal sapore speciale, quasi circolare: il premio consegnato lì dove Capaccioli aveva diretto per 12 anni, in quella collina di Capodimonte che lui aveva contribuito a trasformare in un polo di scienza e cultura aperta alla città. Siamo felici e grati di aver potuto onorarlo in vita, di avergli restituito, seppur in piccola parte, qualcosa di quanto lui aveva donato all’astronomia e agli appassionati italiani.

Ciò che lo distingueva dagli altri scienziati del suo rango era la capacità rara di rendere accessibile la complessità senza tradirla. Sul palco, davanti a un pubblico eterogeneo, sapeva costruire ponti tra il rigore della ricerca e la meraviglia di chi guarda il cielo per la prima volta. La storia dell’astronomia era per lui una passione parallela alla ricerca, e la coltivava con la stessa serietà: i nomi di Galileo, Herschel, Messier gli uscivano di bocca con la naturalezza di chi li ha frequentati come colleghi.

Ce lo ricorda con affetto Edgardo Filippone, Presidente dell’Unione Astrofili Napoletani (UAN), che con lui ha lavorato fianco a fianco per molti anni:

«Ho incontrato per la prima volta il prof. Massimo Capaccioli nel 1993, nella sua qualità di nuovo Direttore dell’osservatorio astronomico di Capodimonte. Da quell’anno e sino al cambio della direzione avvenuto nel 2005, il rapporto divenne più intenso, nella mia veste di Presidente dell’Unione Astrofili Napoletani. Il prof. Capaccioli non fece mai mancare il suo sostegno alle attività dell’UAN nell’osservatorio, stipulando in modo formale la convenzione tra l’Ente e l’associazione, convenzione che è stata poi la base sulla quale si sono sviluppate le attività sino ad oggi. Conferiva un’importante impronta allo scambio culturale derivante dall’organizzazione congiunta di attività di divulgazione per il pubblico, per le quali coniugava una formidabile conoscenza non solo dell’Astronomia ma delle Scienze in generale, con una forte empatia per il pubblico presente, che rendeva il seguire le sue presentazioni un godimento non solo culturale ma anche umano. È quindi con grande tristezza che abbiamo avuto notizia della sua scomparsa, solo qualche mese dopo quella del suo predecessore prof. Rigutti, chiudendo così un ciclo ideale dei primi 30 anni del rapporto dell’UAN con l’INAF-OACN.»

Massimo Capaccioli se ne va lasciandoci strumenti potenti per guardare lontano e lasciandoci anche qualcosa di più impalpabile ma altrettanto prezioso: la testimonianza che la scienza può essere rigore e bellezza insieme, metodo e passione, istituzione e comunità.

L’Unione Astrofili Italiani si stringe attorno alla famiglia, ai colleghi e a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di condividere con lui un tratto di questo straordinario viaggio.

Buon viaggio, professore. Tra le galassie che hai amato e studiato per tutta una vita.