Progetto librazioni: il Mare Humboldtianum

4 Marzo 2021 / Commenti disabilitati su Progetto librazioni: il Mare Humboldtianum

UAI-Ricerca

Il “Progetto Librazioni” è stato avviato all’interno della SNdR Luna UAI alla fine del mese di Ottobre 2017, con lo scopo di raccogliere un database di immagini di formazioni lunari che sono difficilmente osservabili, perchè fanno parte principalmente dell’emisfero lunare che è sempre invisibile dalla Terra. Infatti la Luna come ben sappiamo, ci rivolge sempre la stessa faccia, e questo è dovuto al fatto che il suo periodo di rotazione attorno al proprio asse, è identico al periodo di rotazione attorno alla Terra. Conosciamo bene ormai che cosa sono le librazioni lunari, ma riteniamo utile comunque di fare un piccolo ripasso dedicato ai lettori di questo articolo.
Il fenomeno già scoperto da Galileo Galilei fu poi spiegato da Isaac Newton, e si tratta di oscillazioni apparenti della Luna, prodotte in realtà dai mutamenti del nostro punto di vista. Queste oscillazioni hanno preso il nome di LIBRAZIONI, e sono di quattro tipi:
1) Librazione in latitudine, dovuta all’inclinazione dell’asse di rotazione lunare sulla sua orbita. Ad ogni lunazione un punto sull’equatore lunare si troverà al di sopra del piano dell’orbita di 6° 41′ e quattordici giorni dopo sarà 6° 41′ al di sotto, ma per effetto anche della librazione diurna, come vedremo, la librazione in latitudine può arrivare a +/-7°. La librazione in latitudine assumerà un valore positivo quando sarà maggiormente visibile il lembo Nord, rendendo così osservabili le formazioni lunari situate al’estremo Nord lunare, e assumerà un valore negativo quando invece sarà il lembo Sud maggiormente visibile, rendendo così osservabili le formazioni lunari poste all’estremo Sud lunare;

2) Librazione in longitudine, dovuta all’eccentricità dell’orbita lunare, cioè mentre la rotazione della Luna sul proprio asse è costante, la velocità di rivoluzione attorno alla Terra è variabile in funzione della distanza, e la Luna si muove più rapidamente al perigeo e più lentamente all’apogeo, e questo fa sì che noi possiamo vedere alternativamente una zona maggiore di superficie a occidente e a oriente. La librazione in longitudine avrà un valore positivo quando il punto medio centrale della Luna (per convenzione il Cratere Moestin A) sarà spostato a Ovest, e quindi sarà maggiormente visibile la zona lunare posta ad Est, rendendo così osservabili quelle formazioni situate all’estremo del lembo lunare Est, mentre la librazione in longitudine avrà un valore negativo quando lo stesso punto medio del disco lunare sarà spostato a Est e quindi si renderà maggiormente visibile il lembo lunare Ovest, rendendo così osservabili quelle formazioni lunari poste all’estremo di questo lembo. I valori di librazione in longitudine raggiungono i +/- 8°.

Una nota per i lettori: pubblicazioni e articoli, prima dell’era Apollo, indicavano l’Est e Ovest della Luna esattamente contrari a quelli poi adottati dalla IAU (International Astronomical Union) che ha poi definitivamente stabilito che l’Est della Luna è dove sorge il Sole, cioè al lembo lunare Est, verso il Mare Crisium;

3) Librazione parallattica o diurna, è dovuta al fatto che l’osservatore non si trova al centro della Terra ma sulla superficie, e la rotazione della Terra sposterà il punto di osservazione, al sorgere della Luna si potrà vedere qualche cosa in più al lembo Est, mentre al tramonto qualche cosa in più al lembo Ovest. La librazione diurna sarà massima all’equatore terrestre e minima ai poli;

4) Librazione fisica, è dovuta ad irregolarità della rotazione lunare, ma per i nostri scopi è del tutto trascurabile.

La somma di tutte queste librazioni ci permette di curiosare fino al 9% della faccia nascosta del nostro satellite, quindi in tutto possiamo osservare il 59% della superficie lunare, mentre il restante 41% rimarrà sempre invisibile dalla Terra.

Uno degli scopi principali del Progetto Librazioni è quello di osservare, riprendere e descrivere quelle zone che diventeno visibili proprio per effetto delle librazioni lunari. Grazie a questo Progetto della SNdR Luna, sono state ottenute fino ad oggi decine di immagini di formazioni lunari “difficili” da osservare e riprendere, questo grazie al prezioso lavoro svolto dai membri appartenenti alla Sezione stessa.

In questo articolo parleremo del Mare Humboldtianum, formazione particolarmente difficile da osservare.

L’autore innanzitutto desidera ringraziare i membri della SNdR Luna Marco di Francesco per la sua ottima foto (Figura 1) dove ha ripreso la zona del Mare Humboldtianum in un momento particolarmente favorevole di librazioni e illuminazione, condizioni queste che hanno reso visibili molte interessanti formazioni, descritte nella parte inferiore della Figura 1, e poi Aldo Tonon per l’aiuto nella ricerca di informazioni più dettagliate del cratere Compton, ottenute con gli strumenti LTVT e Quickmap del LROC. Il lettore troverà nell’articolo ripetuta alcune volte la parola “circa” questo per indicare che l’autore ha ricavato le misure con il programma Virtual Moon Atlas.

Figura 1. Il Mare Humboldtianum ripreso da Marco di Francesco, l’immagine nella parte inferiore è identica a quella superiore, ma con l’aggiunta dei nomi delle formazioni. I dati sono nella scheda

Il Mare Humboldtianum è una formazione molto antica  la sua origine risale al periodo Nectariano, tra i 3, 920 e i 3, 850 miliardi di anni fa . La dimensione del grande cratere o circo è di circa 270 Km. Solo una parte compresa tra i 130 e i 200 Km circa è stata inondata dalle lave a formare il vero e proprio Mare Humboldtianum. Sarebbe interessante capire se in origine tutto il grande cratere è stato completamente riempito dalle lave, oppure quello che oggi vediamo è il risultato di detriti generati da impatti successivi che ne hanno ricoperto una parte.  Nel suo interno è presente un cratere di 30 Km circa di diametro, quasi completamente sommerso dalle lave. Nella parte occidentale del Mare Humboldtianum si trovano le  montagne più elevate, che raggiungono i 5.000 metri di altezza, mentre la parte Nord-Ovest é stata molto danneggiata da impatti come quello di Belkovich, un cratere molto vecchio di 199 Km da cui è separato in parte da una enorme catena montuosa, e da Belkovich A, un cratere più recente di 58 Km con al suo interno il piccolo Belkovich B di 13 Km . Ben visibile alle spalle del Mare Humboldtianum, molto deformato dalla prospettiva,  il cratere Compton di 162 Km, il suo picco centrale si eleva per 2650 metri circa dal fondo (Figure 2 e 3). Il picco centrale di Compton si trova alla latitudine di 55.7° e alla longitudine di 104.5° ben all’interno in quella che è definita la superficie lunare a noi nascosta.

Figura 2. La misurazione del picco centrale del cratere Compton, effettuata con misure sulla piana e lungo il diametro del cratere, ottenuta da Aldo Tonon con il programma QuickMap LROC

 

Figura 3. La rilevazione dell’altezza del picco centrale del cratere Compton ottenuta da Aldo Tonon sempre con il programma QuickMap LROC

Continuando la descrizione della zona in esame, tra i crateri  Hayn A, Hayn B e Endymion C si trova una zona quasi libera da impatti e apparentemente pianeggiante e liscia con una larghezza massima tra i 50-55 Km, e una lunghezza di circa di 126 Km. In basso nella foto quasi al limite della zona illuminata, è visibile il cratere Endymion di 125 Km, le librazioni favorevoli ne rivelano quasi la sua vera forma circolare. In basso a destra visibile una parte del Lacus Temporis.

Il nome ”Mare Humboldtianum” venne assegnato a questa importante formazione lunare da Madler nel 1837, e approvato definitivamente dalla IAU il 1 Gennaio 1935. Il nome ricorda il naturalista e geografo tedesco Alexander von Humboldt.

 

Bruno Cantarella

Coordinatore Progetto Librazioni

Sezione Nazionale di Ricerca Luna UAI