Il Primo Atira “venusiano”

11 Gennaio 2020 / Comments (0)

UAI-Ricerca

Grande soddisfazione per gli astrofili italiani in questo inizio di anno: per la prima volta nella storia dell’astronomia è stato scoperto un asteroide che ruota interamente all’interno dell’orbita di Venere.

Gli astronomi classificano gli asteroidi in base ai parametri orbitali, come ad esempio gli asteroidi della fascia principale, oggetti che ruotano tra le orbite di Marte e Giove, od i NEA (Near Earth Asteroid) che si avvicinano alla Terra. Questi oggetti hanno il perielio q<1.3 UA ed al momento risultano esserne classificati oltre 20 000. Tra questi vi sono i PHA (asteroidi potenzialmente pericolosi) che hanno un MOID (minima distanza dalla Terra) di 0.05 UA ed una valore (magnitudine assoluta) H<22, ovvero con un diametro maggiore a circa 150 metri.

Gli asteroidi NEA a sua volta sono catalogati in 4 gruppi principali: Amor, Apollo, Aten e Atira come mostrato in figura 1.

Fig. 1 Classificazione degli asteroidi NEA in funzione dei parametri orbitali

Consultando il sito della NASA Solar Sistem Dynamic, i NEA conosciuti sono così catalogati: Aten 1 633; Apollo 12 000; Amor 8 139; PHA 2 027.

Fig. 2 – NEA: percentuale per tipo di categoria Aten, Apollo, Amor, PHA, Atira (Fonte NASA)

L’11 Febbraio 2003 il telescopio statunitense Linear scoprì l’asteroide al quale fu data la designazione provvisoria 2003 CP20, successivamente numerato 163693 e poi nominato Atira, una divinità pawnee (tribù di nativi americani) della Terra e stella del mattino. L’asteroide con un diametro di circa 2 Km ha un’orbita interna a quella terrestre con un afelio di 0.98 UA e che ha dato nome a questa nuova tipologia di asteroidi, di cui ad oggi se ne conoscono soltanto 21.

Il 4 Gennaio 2020 l’osservatorio del Monte Palomar Zwicky Transient Facility (Codice MPC I41), utilizzando il telescopio da 1.2–m F/2.4 ha individuato un oggetto inizialmente denominato con la sigla ZTF09k5 le cui misure sono state pubblicate sulla pagina NEOCP del Minor Planet Center. L’oggetto, proprio in virtù delle sue caratteristiche orbitali, era visibile per circa 1 ora dopo il tramonto con una luminosità di 18.1 mag. Dopo circa 15 ore dalla prima osservazione, l’osservatorio di Farra d’Isonzo (codice MPC 595) conferma, ovvero osserva l’oggetto per la prima volta dopo gli scopritori, inviando 4 misure di posizione.

Il giorno successivo Luca Buzzi dell’Osservatorio Schiaparelli di Varese (codice MPC 204) invia un messaggio sulla mailing list della Sezione Asteroidi UAI (http://asteroidi.uai.it/it ) segnalando che tale oggetto potrebbe essere un nuovo NEA Atira, consigliandone l’osservazione. Il primo osservatorio a rispondere all’appello è quello di San Marcello Pistoiese (codice MPC 104) che con il team composto da Paolo Bacci, Martina Maestripieri, Marta Di Grazia e Mauro Facchini, ha effettuato 6 nuove misure di posizione confermando l’ipotesi che si trattasse di un oggetto molto peculiare. Infatti, risultava un afelio di soli 0.65 UA sintomo di un asteroide la cui orbita era completamente dentro quella di Venere. Tuttavia le misure ottenute non erano ancora sufficienti a stabilire con precisione tutti i parametri orbitali. Il risultato ottenuto è stato tempestivamente comunicato in lista asteroidi allegandone un’immagine come riportato in figura 3.

Fig. 3 – A sinistra immagine ottenuta dall’osservatorio di San Marcello Pistoiese, a destra lo screenshot del software Find_orb che mostra i parametri orbitali ottenuti dalle misure effettuate.

In considerazione del fatto che l’oggetto era sufficientemente luminoso, le sere a seguire è stato osservato da molti altri osservatori italiani tra cui Enrico Prosperi dell’Osservatorio di Castelmartini (codice MPC 160), Luca Buzzi da Schiaparelli Observatory, Andrea Mantero del Bernezzo Observatory (codice MPC C77), Giorgio Bay di M57 Observatory Saltrio (codice MPC K38) gli osservatori di Ceccano (codice MPC 470) e Sormano (codice MPC 587).

La conferma arriva l’8 Gennaio con la Circolare MPEC 2020-A99 (https://minorplanetcenter.net/mpec/K20/K20A99.html ) con la quale il Minor Planet Center annuncia la scoperta di un nuovo asteroide con la designazione provvisoria 2020 AV2: primo in assoluto ad avere un’orbita completamente interna a quella di Venere come mostrato in figura 4. Nella circolare risultano esserci 19 osservatori sparsi in tutto il mondo dei quali ben 8 sono italiani.

Fig. 4 – Diagramma dell’orbita di 2020 AV2.

Come detto gli Atira conosciuti sono 21 ed in figura 5 vengono elencati in ordine crescente di afelio. Si può notare che 2020 AV2 è il primo della lista in quanto ha un afelio di 0.65 UA, il perielio di 0.45, con un’ inclinazione sull’eclittica di 15 gradi, semiasse di 0.55 UA corrispondente a circa 83 000 000 di Km ed un’eccentricità di 0.17 UA che è la seconda tra gli Atira conosciuti; ha inoltre un valore di H=16.3 eguagliando le dimensioni dell’asteroide (163693) Atira. Si evidenzia poi che il secondo e il terzo in elenco, rispettivamente 2019 AQ3 e 2019 LF6, sono stati scoperti con il contributo degli astrofili della Sezione Asteroidi dell’UAI lo scorso anno (vedasi news UAI https://www.uai.it/sito/news/uai-ricerca/2019-lf6-un-atira-da-primato/ e https://www.uai.it/sito/uai-news/la-scoperta-di-2019-aq3-dalla-sezione-asteroidi-uai/ )

Fig. 5 – Elenco dei 21 Atira finora scoperti (Fonte NASA)

Questa nuova importante scoperta nel nostro Sistema Solare conferma l’ipotesi che vi sia una fascia di asteroidi che ruota vicino al Sole, tra Mercurio e Venere. Tuttavia l’osservazione di questi oggetti è particolarmente difficile poiché si trovano a bassa elongazione dal Sole e quindi possono essere osservati solo poco prima dell’alba o subito dopo il tramonto così come accade per i pianeti interni del Sistema Solare.

Fig. 6 – Immagine di 2020 AV2 ottenuta da Andrea Mantero dall’osservatorio Bernezzo (C77)

Come si è potuto vedere, anche in questo caso il contributo degli astrofili è stato fondamentale ed ha permesso di determinare con sufficiente precisione gli elementi orbitali del primo Atira intervenusiano. Questo è possibile grazie al fatto che con i loro strumenti, anche se di medie e piccole dimensioni, gli astrofili hanno la possibilità di direzionare la propria strumentazione in zone di cielo nei pressi del Sole, oltre al fatto di poter sfruttare a piacimento il “tempo-telescopio”.

Ancora una volta, la collaborazione tra gli osservatori aderenti all’UAI ha portato ad un nuovo importante risultato scientifico.

Fig. 7 – Elenco degli osservatori presenti nella Circolare di scoperta dell’asteroide 2020 AV2 del Minor Planet Center

Paolo Bacci – Responsabile Sezione Asteroidi UAI