Addio cometa Borisov, buon viaggio!

9 Marzo 2020 / Commenti disabilitati su Addio cometa Borisov, buon viaggio!

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La cometa 2I/Borisov è stata in assoluto la prima cometa interstellare che abbiamo potuto osservare mentre attraversava il nostro Sistema Solare. Passata al perielio l’8 dicembre 2019, sta ormai allontanandosi e, dopo il suo fugace passaggio, tornerà a perdersi nello spazio interstellare, prima o poi forse incrociando un’altra stella.

Un tempo si pensava che tutte le comete avessero una origine esterna, e che venissero man mano catturate dal Sole e dai pianeti. Ma si è poi capito invece che quelle che osserviamo comunemente appartengono in realtà al nostro Sistema Solare, e sono dei veri e propri “fossili”, residui del materiale primordiale dalla quale si è formato.  Da qui il grande interesse per le comete e le esplorazioni ravvicinate con missioni spaziali, per raccogliere informazioni preziose sulle nostre origini.

L’arrivo della 2I/Borisov ha aperto un nuovo scenario. Comete dall’esterno erano attese da tempo, ma la probabilità di avere un passaggio ravvicinato è estremamente bassa. E’ possibile che altre comete interstellari siano rimaste del tutto invisibili a causa della eccessiva distanza. 

La 2I/Borisov è balzata immediatamente alla ribalta ed è stata al centro dell’attenzione nella comunità astronomica internazionale. Molte erano le domande: sarà diversa dalle comete che osserviamo usualmente? Come sarà fatta e quanto grande è il suo nucleo? Come si comporterà avvicinandosi al Sole?

La cometa 2I/Borisov ripresa il 10 settembre 2019 dall’Osservatorio di San Marcello Pistoiese

Anche i mezzi d’informazione hanno dato ampio spazio a questa cometa, a volte con notizie fuorvianti, indicandola come facilmente alla portata anche di un modesto telescopio amatoriale.  In realtà la Borisov non è mai stato un oggetto facile ed è stato sempre abbondantemente fuori portata per l’osservazione visuale.

Gli astrofili che si dedicano anche a misurazioni astrometriche si sono subito attivati per seguire e misurare accuratamente la posizione della cometa, cosa fondamentale per la determinazione dell’orbita.

La cometa Borisov ripresa all’Osservatorio G.V. Schiaparelli il 12 settembre 2019

Ma anche la Sezione Comete ed il Progetto CARA hanno subito avviato una campagna per cercare di osservare questa nuova arrivata. Impresa particolarmente difficile soprattutto all’inizio, quando la cometa era visibile solo prima dell’alba, molto bassa sull’orizzonte e con il disturbo delle prime luci del crepuscolo. Nel corso dell’apparizione la sua magnitudine apparente è variata circa tra 17,5 e 16,6, una luminosità sempre piuttosto bassa. Il celebre motto “per aspera ad astra” è risultato particolarmente calzante in questa occasione. 

 

Nonostante le difficoltà, con molta tenacia e passione, un nugolo di astrofili europei ha tenuto duro ed è riuscito a monitorare la cometa per ben 5 mesi. Alcuni hanno curato più la parte osservativa, altri la misura e l’analisi delle immagini per cercare di avere un quadro del comportamento della cometa. In ordine alfabetico hanno contribuito: Andrea Aletti, Gerard Arlic, Paolo Bacci, Roberto Bacci, Erik Bryssinck, Daniele Carosati, Dario Castellano, Luca Buzzi, Simona di Rubbo, Mauro Facchini, Ernesto Guido, Francois Kugel, Rolando Ligustri, Martina Maestripieri, Andrea Mantero, Giannantonio Milani, Joel, Nicolas, Carmen Perrella, Roberto Trabatti e Adriano Valvasori, oltre ad un contributo giunto da Paolo Ochner dell’Osservatorio Astrofisico di Asiago (INAF)-Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova.

Ora, mentre la cometa sta scomparendo dai nostri orizzonti osservativi si stanno tirando le somme della campagna osservativa. E anche se i dati per forza di cose hanno una precisione limitata, il ritratto del comportamento della cometa è uscito sufficientemente bene. Un gran risultato su di un oggetto ai limiti delle possibilità per strumenti di modeste dimensioni.

La figura 5, realizzata con una selezione dei dati raccolti, mostra l’andamento della magnitudine, corretta per la distanza Terra-Cometa in modo da annullare le variazioni apparenti legate alla variazione della distanza tra la Terra e la cometa, riportando tutto ad una distanza standard di 1 Unità Astronomica.  Si nota subito come la luminosità sia rimasta sostanzialmente costante nel tempo, tutt’al più con una lieve tendenza a diminuire con il passare del tempo.

 

La distanza della cometa non è mai scesa sotto le due Unità Astronomiche e questo, assieme alla bassa luminosità, ha fortemente limitato la risoluzione nelle immagini e la possibilità di evidenziare dei dettagli fini. Si è comunque ben evidenziata la coda di polveri e la piccola chioma che circonda il nucleo. Con una chioma così sviluppata è stato impossibile poter risolvere il piccolo nucleo al suo interno.

Conclusa l’avventura con la Borisov rimangono le numerose immagini a testimoniare e documentare un evento storico: il primo incontro con una cometa aliena. Non ha lasciato un’impronta paragonabile a quella di una grande cometa, ma è stato comunque molto emozionante riuscire a seguirla così a lungo nel suo passaggio vicino al Sole.

Buon viaggio Borisov!

Giannantonio Milani

Responsabile Sezione Comete UAI