Omaggio a Dante Alighieri (1321 – 2021)

21 Settembre 2021 / Commenti disabilitati su Omaggio a Dante Alighieri (1321 – 2021)

Astrocultura Letteratura

In una data che, a seconda degli studiosi, oscilla tra il 13 e il 14 settembre dell’anno 1321, Dante terminò il cammino della sua vita.

In occasione del settecentesimo anniversario di questo evento ricordiamo quanto profondamente le opere del Poeta siano intrise delle conoscenze astronomiche del tempo.

Se nozioni di astronomia sono già presenti nella Vita Nuova, nelle Rime compaiono versi che possono essere ricondotti a configurazioni astronomiche verificatesi durante la vita dell’Alighieri. Il secondo trattato del Convivio include un ampio inciso di cosmologia celeste e frequenti citazioni dal Liber de aggregationibus dell’astronomo arabo Alfragano, che compendia l’Almagesto di Tolomeo, mentre nella Commedia sono oltre cento i riferimenti all’astronomia, designata – secondo l’uso dell’epoca – come astrologia.

In questi si riflette la concezione aristotelico-tolemaica, ormai integrata nella dottrina della Chiesa da San Tommaso. Per Dante quindi la Terra sta fissa ed immobile al centro dell’universo, mentre il Sole, la Luna e i pianeti le si muovono intorno. Ciascuno di questi corpi ha il proprio cielo rappresentato da sfere concentriche, mentre all’esterno si colloca la sfera delle stelle fisse incastonate nel cielo a cui segue il Primo Mobile. Al di fuori di questi nove cieli, i cattolici – aggiunge Dante – pongono il cielo Empireo, immateriale, “ch’è pura luce: / luce intellettüal, piena d’amore” (Pd XXX, vv. 39 – 40).

L’immagine: Raffaello Sanzio, Disputa del Sacramento (1508-1509 ca), particolare.
Stanza della Segnatura, Città del Vaticano.

Benché ovviamente la rivoluzione copernicana abbia spazzato via questo impianto, non si deve pensare che l’Alighieri non possedesse anche conoscenze che appartengono pure all’astronomia di oggi.

Gli erano note le costellazioni dello zodiaco, come emerge in diversi passi, tra cui quello che indica il momento della sua nascita, tra maggio e giugno.

  • Pd XXII, vv. 110 -111

“[…] in quant’io vidi ‘l segno

che segue il Tauro e fui dentro da esso.”

Alla costellazione del Capricorno, rimandano invece questi versi

  • Pd XXVII, vv. 67 – 69

“Sì come di vapor gelati fiocca

in giuso l’aere nostro, quando ‘l corno

de la capra del ciel col sol si tocca,”

Ugualmente conosce la Via Lattea

  • Pd XIV, vv. 97 – 99

“Come distinta da minori e maggi

lumi biancheggia tra ‘ poli del mondo

Galassia sì, che fa dubbiar ben saggi;”

nonché il fenomeno della precessione degli equinozi, a cui accenna un passo del Purgatorio

  • Pg XI, vv. 106 – 108

“[…] ch’è più corto

spazio a l’etterno, ch’un muover di ciglia

al cerchio che più tardi in cielo è torto.”

Esso riprende l’affermazione che appare nel Convivio (II, xiv 11) in cui Dante afferma che il cielo delle stelle fisse ha un “movimento quasi insensibile […] da occidente in oriente per uno grado in cento anni”.

L’osservazione diretta del cielo stellato – che consentiva in un’epoca immune dall’inquinamento luminoso una visione decisamente più ricca di quella attuale – era un’attività abituale per un uomo del Medioevo come Dante. Lo prova per esempio, nel Convivio (II, xiii 22), la descrizione dell’apparizione, avvenuta nel 1301, della cometa che sarà in seguito detta di Halley (e che viene, secondo la tradizione medievale, interpretata come presagio funesto). Lo testimonia anche la lettera (Epistola XII) – rivolta a un amico fiorentino – in cui il Poeta nel 1315 rifiuta sdegnosamente la possibilità di un’amnistia che gli consentirebbe di rientrare a Firenze, ma che gli richiederebbe di ammettere colpe non commesse.

Tra gli argomenti con cui motiva la sua scelta, l’Alighieri scrive: “Forse che non vedrò dovunque la luce del sole e degli astri? Forse che non potrò meditare le dolcissime verità dovunque sotto il cielo, se prima non mi restituisca alla città…?”1

Studio e osservazione diretta, dunque, che consentono a Dante di utilizzare l’astronomia per assolvere un compito sia strutturale sia descrittivo all’interno della Commedia. Essa risulta sorretta da una cosmologia a cui modelli geometrici immutabili dettano le regole, mentre ovviamente ciò che ha colpito i lettori di ogni tempo è l’impareggiabile capacità con cui Dante rende visibili col linguaggio poetico le conoscenze del tempo e le mette in relazione con un significato più alto, di natura teologica.

Nella concezione di Dante la contemplazione del cielo stellato – ricordiamo che per l’Alighieri il vocabolo “stella” designa ogni corpo celeste rotante attorno alla Terra, inclusi quindi pianeti e costellazioni – è inscindibile dalla contemplazione di Dio.

Non a caso l’Inferno – il luogo della privazione di Dio – non ha alcuna fonte di luce, come leggiamo in

  • If III, vv. 22 – 23

“Quivi sospiri, pianti e alti guai

risonavan per l’aere sanza stelle,”

e ancora nelle parole di Caronte

  • If III, v. 85

“Non isperate mai veder lo cielo:”

Al contrario, è fin troppo noto il significato allegorico del termine “stelle”, che compare nella chiusa di ognuna delle tre cantiche.

  • If XXXIV, v. 139

“E quindi uscimmo a riveder le stelle.”

dove appare un concetto anticipato in

  • If XVI, vv. 82 – 83:

“se campi d’esti luoghi bui / e torni a riveder le belle stelle”.

  • Pg XXXIII, vv. 142 – 145

“Io ritornai da la santissima onda

rifatto sì come piante novelle

rinovellate di novella fronda,

puro e disposto a salire a le stelle.”

  • Pd XXXIII, vv. 142 – 145

“A l’alta fantasia qui mancò possa;

ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,

sì come rota ch’igualmente è mossa,

l’amor che move il sole e l’altre stelle.”

Se la ripetizione della parola “stelle” sembra voler indicare la meta ultima del viaggio di Dante e dell’intera umanità, i versi con cui termina il Paradiso esprimono l’immagine che il cristianesimo mutua dal neoplatonismo di un Dio amore che infonde alle creature un movimento di discesa e ritorno.

Alla volontà e al desiderio di Dante imprime movimento – un altro modo per significare la creazione – Dio stesso, come aveva fatto con le stelle all’inizio della Commedia:

  • If I, vv. 37 – 40

“Temp’era dal principio del mattino,

e ‘l sol montava ‘n sù con quelle stelle

ch’eran con lui quando l’amor divino

mosse di prima quelle cose belle;”

Dante – afferma Piero Boitani2 – è anch’egli diventato una stella.

Elisabetta Brunella

Note

1 Ecco il testo originale, in latino (Epistole, XII, 9):

[…] nonne solis astrorumque specula ubique conspiciam?

nonne dulcissimas veritates potero speculari ubique sub celo,

ni prius inglorium ymo ignominiosum populo Florentineque

cavitati me reddam? […]

2 P. Boitani, Dante e le stelle, Roma 2017

Opere citate

Convivio, secondo il testo curato da Giuseppe Vandelli, in Opere di Dante, vol. V, ed. Le Monnier, 1934-1937

Epistole, secondo il testo curato da Ermenegildo Pistelli per l’edizione della Società Dantesca Italiana, 1921

Commedia, secondo il testo curato da Giorgio Petrocchi, Edizione Nazionale, 1966-67

Bibliografia

Enciclopedia Dantesca, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Roma 1970-1978 (seconda edizione riveduta 1984), voll. I-V e Appendice

Attilio Ferrari, Donato Pirovano, Dante e le stelle, Salerno editrice, Roma 2015

Sperello di Serego Alighieri, Massimo Capaccioli, Il Sole, la Luna e l’altre stelle. Viaggio al centro dell’universo dantesco, GEDI Gruppo Editoriale, Torino 2021

Piero Boitani, Il grande racconto delle stelle, Società editrice il Mulino, Bologna 2012

L’Autrice ringrazia la Prof. Cristina Chinetti per l’amichevole collaborazione.

Luna e gli altri… – 9 – rubrica culturale di interessi multidisciplinari

* NOVA *

N. 2021 – 13 SETTEMBRE 2021

ASSOCIAZIONE ASTROFILI SEGUSINI