La Cometa “quasi casalinga”

30 Marzo 2020 / Commenti disabilitati su La Cometa “quasi casalinga”

Galassia Astrofili

Racconto a cura di Claudio Prá, esperto UAI
 
Il “coprifuoco” a causa del COVID-19 permette, come ben sanno tutti, spostamenti solo strettamente necessari. Nella mia regione (il Veneto) l’allontanamento da casa per altri motivi è altrimenti permesso entro un raggio di 200 metri. L’osservazione di una cometa non rientra ovviamente nella categoria “strettamente necessario”, ma siccome per me lo è come posso fare a non violare la legge e nel contempo riuscire a dare uno sguardo alla C/2019 Y1ATLAS prima che si indebolisca troppo?
 
Purtroppo direttamente dalla mia abitazione la realizzazione del desiderio mi è negata da un orizzonte troppo limitato e l’unica soluzione è uscire, sia pur di poco, dall’ambito casalingo nel quale sono confinato mio malgrado. A “distanza di sicurezza” da dove abito c’è un belvedere rivolto a est, dal quale riuscirei forse a guadagnare quei pochi gradi risolutivi… 
 
Martedì 24 marzo eccomi quindi uscire poco prima dell’alba, portandomi appresso il binocolo 20×90. Raggiunto rapidamente il belvedere scopro con delusione che non mi permetterà l’osservazione dell’ “asto chiomato”. La cometa supera infatti la montagna che mi sta davanti verso le 5.10, quando il cielo è ormai troppo chiaro. Me ne torno quindi mestamente a casa, missione fallita. Nel pomeriggio dò un’occhiata alla traiettoria dell’oggetto nei giorni seguenti, accorgendomi che guadagnerà in declinazione piuttosto rapidamente. Mi basterebbe sorgesse una mezz’ora prima per avere discrete possibilità di riuscita. Certo, il cielo non sarà comunque completamente buio ma almeno ancora abbastanza scuro. Così riprogrammo l’osservazione per il week end.
 
Sabato 28 marzo, la sveglia suona alle 3.30. Mi alzo, mi preparo e alle 4.30 sono ancora lì, al belvedere posto a picco sopra il Lago di Alleghe, stavolta “armato” di un’artiglieria ancora più pesante, il binocolo 25×100. Nei momenti che precedono la levata della cometa ripasso nervosamente le cartine dell’atlante stellare che ho con me per essere prontissimo al puntamento, dato che non avrò molto tempo prima che il cielo schiarisca troppo. Passo poi allo strumento puntando le prime stelle di riferimento. La cometa è però ancora sotto il crinale e l’attesa si prolunga mentre il chiarore si fa sempre più intenso. Comincia a serpeggiare in me qualche dubbio e la paura che anche stavolta non ci siano le condizioni per la buona riuscita dell’osservazione.
 
Alle 4.45, con il Sole ormai solo 12 gradi sotto l’orizzonte, sorge finalmente la stella accanto alla quale si trova la ATLAS, che però, a un primo sguardo, risulta invisibile. Mi sforzo al massimo con lo “sguardo distolto”, osservando quindi un po’ a lato del punto in cui si trova, per attivare la parte dell’occhio più sensibile in quelle condizioni. Ed eccola finalmente! Un fantasma che emerge appena dal fondo cielo ormai chiaro. Che soddisfazione! Sono felice come un bambino che ha ricevuto il regalo tanto desiderato. Quel che percepisco è una chiazza uniforme di discrete dimensioni, non distante dalla nona magnitudine. La osservo per non più di cinque minuti, poi scompare inghiottita dall’alba. Me ne torno a casa sentendomi come un galeotto che ha goduto della sua “ora d’aria” per godermi un sogno in tempi in cui non resta che sognare.