Un interessante studio sul peculiare lampo gamma GRB 250129A è stato recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Astronomy & Astrophysics, ad opera di un’ampia collaborazione internazionale di ricercatori a cui ha partecipato anche l’Osservatorio Astronomico Provinciale di Montarrenti (Sovicille, SI) gestito dall’Unione Astrofili Senesi ed affiliato alla sezione Gamma Ray Burst dell’Unione Astrofili Italiani.
I ricercatori senesi, attivati dalla collaborazione internazionale Global Rapid Advanced Network Devoted to Multi-messenger Addicts (GRANDMA) attraverso il programma di “scienza partecipata” Kilonova-Catcher, hanno fornito preziosi dati osservativi che hanno contribuito a caratterizzare il comportamento anomalo dell’evento ad altissima energia originato nel cosmo profondo, alla distanza comovente di circa 18 miliardi di anni luce. Una distanza difficilmente immaginabile nello spazio ma anche nel tempo: l’evento si è originato in un Universo ancora giovane, solo 3.1 miliardi di anni dopo il Big Bang mentre la radiazione emessa ha impiegato ben 10.7 miliardi di anni per giungere sino a noi.
I lampi di raggi gamma “lunghi” (in inglese long Gamma-Ray Bursts, in breve GRB) sono così denominati in quanto la fase iniziale della loro emissione nella banda energetica dei raggi X si estende oltre i primi due secondi dall’inizio del fenomeno; questo li distingue dai GRB “corti”. Questi eventi sono associati alla fine catastrofica dell’evoluzione di una stella di grande massa e sono gli eventi esplosivi più energetici dell’Universo dopo il Big Bang. Terminati i processi di fusione nucleare utili a sostenere la stella, questa collassa rapidamente originando un buco nero centrale. Parte della materia stellare viene invece espulsa a velocità prossime a quella della luce in getti collimati di particelle ad altissima energia che perforano le strutture esterne della stella in collasso e producono un GRB che possiamo rivelare solo nei casi in cui l’asse del getto è fortuitamente orientato verso la Terra.
Nella maggior parte dei lampi gamma la successiva fase di post-luminescenza, associata all’interazione del getto relativistico con il mezzo interstellare incontrato nella propria propagazione, è caratterizzata da una intensità luminosa che si attenua progressivamente nel tempo man mano che il getto rallenta nell’ambiente circumstellare. GRB 250129A invece ha mostrato molteplici ed improvvisi aumenti di luminosità dopo l’esplosione iniziale; un comportamento raro, anche se riscontrato in un ristretto gruppo di GRB.
Queste “riaccensioni” possono essere attribuite alla dinamica interna del getto, e questa al comportamento del buco nero, il “motore centrale” che alimenta il lampo gamma. In questa interpretazione del fenomeno, durante la fase di emissione viene espulsa una sequenza di “gusci” di materia relativistica a velocità differenti. I gusci espulsi successivamente ma più veloci ed energetici raggiungono ed impattano il fronte d’onda principale rallentato dall’interazione con il mezzo interstellare. Queste successive collisioni iniettano nuova energia cinetica ristimolando i processi radiativi e producendo i picchi di luminosità osservati.
Anche i dati fotometrici multi-banda raccolti dal telescopio di Montarrenti hanno contribuito a confermare e perfezionare il modello teorico dei gusci multipli di plasma sviluppato dagli astrofisici, offrendo una interpretazione della complessa dinamica interna ai getti relativistici e contribuendo alla soluzione dell’enigma dei GRB che si riaccendono.


