La stella di Betlemme: nuove ipotesi tra scienza e tradizione

Articolo di: Silvia Marotta

Tra le tante tradizioni del Natale, la più famosa ad avere uno stretto legame con l’astronomia è sicuramente quella legata alla “cometa”, la luce che guidò i Re Magi nel loro viaggio da Oriente. Ma cosa fu davvero quella “stella” che i Magi dei vangeli seguirono fino ad arrivare a Betlemme? Sono molte le ipotesi scientifiche che tentano di attribuire un significato esatto a questo fenomeno: lo studio di vari eventi astronomici realmente verificatisi nel periodo storico indicato dai Testi Sacri aveva, fino ad ora, quasi escluso l’ipotesi della cometa. Tuttavia, ricerche recentissime suggerirebbero che in condizioni particolari le testimonianze storiche potrebbero essere compatibili con la presenza di una cometa vicinissima alla Terra.

 

Oltre la cometa: supernovae e congiunzioni

Già da tempo diversi studiosi hanno individuato, intorno al 5 a.C., la comparsa di nuove luci nel cielo provocate da eventi come novae e supernovae; l’accensione di queste nuove “stelle” venne registrata anche da annali astronomici del passato.
Un’altra ipotesi molto studiata è invece quella della congiunzione planetaria, un fenomeno estremamente diverso e che tuttavia può risultare particolarmente luminoso: nel periodo che va dall’8 a.C. al 2 a.C. ci furono infatti diverse congiunzioni, la presenza cioè di corpi celesti apparentemente molto vicini sulla volta celeste; questa vicinanza rende il loro apparire congiuntamente un fenomeno molto luminoso. Tali eventi erano dunque considerati eccezionali e attiravano particolarmente l’attenzione. L’ipotesi più accreditata è quella che attribuisce il significato della “stella di Betlemme” alla tripla congiunzione Giove-Saturno, già molto brillanti singolarmente, che si verificò nel 7 a.C.; altre congiunzioni si verificarono in successione nello stesso periodo anche con Venere.

Congiunzione Giove-Saturno vista nei pressi di Gerusalemme il 7 a.C. (crediti: Stellarium)

Una nuova ipotesi: il ritorno della cometa

Nuove ipotesi avanzate dagli studiosi suggeriscono tuttavia che anche la possibilità della presenza della famosa cometa sia compatibile con i resoconti dei vangeli: uno studio di Mark Matney recentemente pubblicato sul Journal of the British Astronomical Association evidenzia come nel 5 a.C. le cronache cinesi abbiamo testimoniato l’insolita presenza di una “stella-scopa”, un appellativo utilizzato all’epoca per indicare la presenza della coda di una cometa. L’ipotesi avanzata è dunque che in quel periodo una cometa proveniente dalla Nube di Oort possa essersi estremamente avvicinata alla Terra, condizione compatibile con i racconti biblici secondo i quali la stella che guidò i Magi si “fermò” sopra Betlemme: la lunga permanenza della cometa nella stessa costellazione (70 giorni secondo i resoconti cinesi) si potrebbe effettivamente spiegare con una distanza notevolmente ravvicinata alla Terra. Una condizione molto rara, ma non impossibile: una cometa con una traiettoria quasi diretta verso il nostro pianeta avrebbe infatti teoricamente presentato un moto apparente nel cielo quasi nullo, cosa che l’avrebbe fatta apparire come “ferma” sulla volta celeste. Tale spiegazione rimane solamente un’ipotesi remota, che carica tuttavia l’enigma legato alla natura della stella di Betlemme di un fascino nuovo e particolare, andando ad operare un inedito confronto tra ciò che è possibile conoscere attraverso le tecniche scientifiche moderne e le cronache dalle fonti del passato remoto.

 

Cultura e storia: l’iconografia del passato

È tuttavia una testimonianza artistica ad aver reso così presente nell’immaginario collettivo la tradizione della cometa alla guida dei Magi, che con la sua lunga coda brillante diventa un punto di riferimento anche simbolico. L’origine di questo tipo di iconografia risale infatti a Giotto, che per la Cappella degli Scrovegni di Padova realizzò una raffigurazione della natività con i Magi in cui nel cielo compare una cometa. L’opera venne probabilmente influenzata dal passaggio nel 1301 della cometa di Halley.
Prima che tale tipologia di raffigurazione si diffondesse, la luce menzionata nei Testi Sacri era principalmente restituita nella forma di una stella, priva della tipica coda cometaria con cui viene raffigurata tutt’ora. Un esempio davvero suggestivo di come la simbologia derivante dalle stelle del cielo notturno sia una costante nelle tradizioni di tutti i popoli di tutti i tempi, che si tramandano e talvolta si modificano, lasciando sempre affascinati di fronte a narrazioni fatte di dati scientifici, di storia e cultura.

Un enigma ancora aperto

Tra nuove ipotesi e tradizioni del passato, il fascino della “stella di Betlemme” rimane un enigma senza una risposta certa. Se l’ipotesi della congiunzione sembrerebbe essere la più accreditata, la teoria della cometa diventata una costante nel corso della storia continua a stupire, ad affascinare e a fornire nuovi spunti e nuove possibilità di studio e di approfondimento: un’occasione che permette l’interfacciarsi della tecnica moderna con ciò che resta delle culture passate.

Cometa di Halley (1910)