Lunedì, 28 Gennaio 2019 21:45

Giancarlo Sette, l’ultimo dei tre fondatori dell’Osservatorio di S.Vittore, se ne è andato

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Giancarlo SetteIl giorno 8 gennaio, a 91 anni, anche Giancarlo Sette, l’ultimo dei tre fondatori dell’Osservatorio di S.Vittore, se ne è andato. Lo conobbi nel 59 in Piazzola, il mercatino bolognese in cui cercavo oculari di recupero per un futuro telescopio. Lui aveva 32 anni, io 15, ed iniziò un’amicizia durata una vita.

All’inizio degli anni 60 piazzammo i nostri due telescopi appena costruiti sul terrazzo della palazzina dei Giardini Margherita, concessaci in uso dal Comune. Poi conoscemmo Giorgio Sassi, uomo di grande valore, che cominciò a collaborare con noi. Nacque in quegli anni l’idea di costruire uno strumento più grande, da piazzare presso la casa del suo amico Ciro Vacchi, sulla vicina collina di San Vittore.

Mi ero iscritto a Fisica, e la mia frequentazione divenne più sporadica; ma loro costruirono un telescopio veramente grande, per quei tempi: un 45 cm. con focale newtoniana di 228 cm e varie focali Cassegrain planetarie, di cui una di 47 m. Anche l’ottica fu di loro produzione, ed usarono per questo la stessa macchina che era servita al prof. Horn D’Arturo per levigare i tasselli del suo famoso specchio composito. Con questo strumento, opportunamente attrezzato, San Vittore iniziò a collaborare al “Patrol Program”, gestito dal Lowell Observatory.

Questo programma consisteva appunto nel monitorare, sistematicamente e per via fotografica, le variazioni sulle superfici di Marte, Giove, e Saturno. A questo studio concorsero altri 5 (se ben ricordo) osservatori professionali, tutti con telescopi oltre il metro di apertura; San Vittore, con i suoi 45 cm, era il più piccoletto. Nella decina d’anni in cui durò questa impresa, Sette passò migliaia di notti a prendere foto planetarie, usando pellicole per cinepresa fornite dal Lowell. Queste venivano poi rispedite al mittente non sviluppate ma piene di immagini latenti, recanti anche il tempo e il filtro usato. Poi, sul finire degli anni 70, si presentò a San Vittore un ragazzo, Ermes Colombini di Modena, e la sua grande passione per la matematica: voleva posizioni di pianetini per poterne calcolare le orbite. L’idea era affascinante, e così iniziò una seconda avventura, quella della ricerca di pianetini.
Avventura non da poco, si trattava di costruire blink e misuratori di lastra di grande precisione, e di iniziare nuovi programmi di osservazione. Dal 1980 al 2004 furono scoperti 101 nuovi pianetini e ne furono ritrovati altri 85, che erano andati perduti. Naturalmente Sette collaborò attivamente a questo programma. Ma dal 90 in poi partecipò anche alla costruzione di un nuovo osservatorio, il “Tito Lucrezio Caro” (TLC), dotato di uno Schmidt 300/400/800, e posto in una mia casa sulle colline di Castel San Pietro.

E mi insegnò anche, lui che lavorava in una fotolito, le procedure della fotografia chimica, di cui non mi ero mai occupato. Le ultima fotografie chimiche al TLC furono fatte alla cometa Hale-Bopp, nel 97. Ottenemmo una tricromia (pubblicata da Coelum nel febbraio 98), cui collaborarono gli amici Giancarlo Rizzato, di Schio, e Fabio Muzzi, di Bologna, usando simultaneamente tre Schmidt, uno per colore.
Ma la fotografia chimica era in fin di vita.
Cessò la produzione della Kodak Technical Pan, ed esplose la rivoluzione digitale, a cui Sette non si è mai adeguato, anche se, ovviamente, la apprezzava moltissimo. Gli fu dedicato il nome del pianetino 8885 Sette, scoperto a Cima Ekar nel 94 da Maura Tombelli e Vittorio Goretti E così è finita un’altra storia, e con essa un’epoca. E Giancarlo, ne sono sicuro, è volato nel posto che più amava: il trapezio di stelle al centro della grande nebulosa di Orione. E li stia.

Stefano Orlandi, Bologna, 27- 01- 2019

 

PS: Aggiungo un mio ricordo personale sul mitico trio, Sassi-Vacchi-Sette.

Anche nella mia storia di astrofilo il mitico trio Sassi-Vacchi-Sette è presente. Avevo 17 anni, se non meno, quando li conobbi, oggi ne ho 64. Il ricordo mi è rimasto indelebile, le loro lastre di vetro con immagini stellari ed extragalattiche, dalle quali ottenni slide per fare divulgazione, le loro incredibili, per l'epoca, immagini di Marte. Ancora fisse nella mia memoria. 

Giorgio Bianciardi

Vicepresidente UAI

 

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