Sabato, 09 Giugno 2018 22:43

NASA: molecole organiche su Marte (di nuovo?)

Scritto da  Giorgio Bianciardi
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Due articoli sulla prestigiosa rivista scientifica Science e una diretta streaming della NASA per annunciare la sintesi di una serie di studi effettuati da Curiosity sulla superficie di Marte in 3 anni di presenza del Rover sulla superficie di Marte. Dimostrato il ritmo stagionale del metano presente nell’atmosfera del pianeta, con dei massimi a fine estate e minimi in inverno/inizio primavera. Già dati dall’Orbiter del Mars Express Europeo ci portavano verso questi risultati.

Ora il ritmo è completamente definito e chiaro. Di molecole organiche ritrovate già ne avevamo notizia dallo stesso Rover, quando più di due anni fa furono rese pubbliche le risultanze delle prime analisi positive per la presenza di molecole organiche sul Pianeta Rosso, addirittura con molecole organiche di peso molecolare non indifferente, da 10 atomi di carbonio. Ancora precedentemente, nei primi mesi di presenza sul pianeta, la presenza degli stessi composti organici clorurati trovati 40 anni prima dalle sonde Viking e che vollero essere interpretate per contaminazione terrestre, nonostante la positività del test biologico Labeled Release a bordo delle stesse sonde. Ora perlomeno, con Curiosity appariva chiaro che questi composti clorurati erano autoctoni del pianeta, ovvero risultati della decomposizione con il calore, provocato dal sistema di analisi, degli originali composti organici, ancora ignoti nella loro completezza e struttura, presenti su Marte. I nuovi risultati ci parlano ora di molecole quali tiofene, 2- e 3- metiltiofene, metantiolo, solfuro di metile, presumibilmente frammenti di molecole organiche ben più complesse, ma frammentate dal tempo trascorso su Marte sotto gli UV solari non protetti da un’ozonosfera e anche prodotti dagli stessi sistemi di analisi utilizzati dal Rover. E nulla ci dicono se queste e il metano siano di origine geologica, meteoritica o biologica.

 

Nasa mars metano

 

Bene, le conferme sono sempre utili nel processo scientifico. Ma lasciamo stare le scoperte epocali in quanto, non solo i Viking negli anni ’70 dello scorso secolo, ma anche i risultati dell’analisi del meteorite marzianoALH84001 pubblicati sempre su Science più di 20 anni fa avevano dimostrato senza ombra di dubbio la presenza di composti organici complessi, almeno nel Marte di 3 miliardi di anni fa, i tempi a cui risaliva la roccia marziana. Nonostante lo scalpore che vediamo correre in rete assistiamo solo a conferme di cose già sapute: esistono molecole organiche su Marte, la domanda a cui rispondere sarebbe un’altra: di derivazione biologica o no?

Sarebbe bastato ripetere l’esperimento Labeled Release di Levin a bordo dei Viking, in un qualunque altro Rover americano atterrato negli ultimi 15 anni, questa volta con aminoacidi delle due diverse tipologie spaziali, levogira e destrogira, per avere la prova definitiva (se positivo con uno solo dei due “enantiomeri”) dell’esistenza di vita sul pianeta (oggi!). Ovvero, da quando più di 10 anni fa il Mars Express trovò la presenza di metano (gas riducente in un pianeta grandemente ossidato, ovvero senz’altro di produzione – o comunque rilascio – recente), perché non portare a bordo delle sonde della NASA un analizzatore degli isotopi del metano? Curiosity avrebbe potuto constatare, ad esempio, la maggiore ricchezza dell’isotopo più leggero, ed in quel caso darci finalmente la prova che il metano di Marte ha origine biologica (ovvero escluderla).

Meno male che gli Europei sono di altro avviso. Quando la sonda Schiaparelli fece il grande tonfo nella superficie marziana, lasciò in orbita il Trace Gas Orbiter.
In questi mesi il suo grande “naso” dovrebbe darci in mano dati assai più interessanti del grande scoop (che non è) di questi giorni: la presenza di altri gas riducenti, non solo Metano, che, se presenti, ci potrebbero dare finalmente la prova di un’origine biologica del metano stesso. O, ancor di più, il Rover dell’ESA, ExoMars 2020, che, se atterrerà incolume, compirà una vera analisi biologica della superficie (e sottosuolo) marziano e senz’altro analizzare la composizione isotopica del metano.

E finalmente un passo avanti per la comprensione dell’ambiente marziano, invece delle ennesime conferme (OK servono) di cose già sapute ma che avrebbero dovuto invece già portarci ad un approfondimento del risultato e non la ripetizione di compiti già svolti. Meno male che c’è l’ESA.

Giorgio Bianciardi

Vicepresidente UAI

Astrobiologo – Università di Siena

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