Lunedì, 06 Aprile 2009 14:11

Seeing red

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Seeing Red - Finalmente in italiano l'ultimo libro di Halton Arp
Seeing Red è un grande libro che scaturisce dalle ricerche di Halton Arp, uno fra i più grandi astronomi del nostro tempo.

Finalmente è in italiano l’ultimo libro di Halton Arp. Si intitola Seeing Red ed è edito dalla casa Jaca Book. Abbiamo avuto il piacere di ospitarlo in Italia in un memorabile meeting del GAD (Gruppo Astronomia Digitale) alcuni anni fa a Gubbio.


Halton Arp e Claudio Lopresti al XII Convegno Nazionale del GAD, dove Arp era ospite

Arp per 23 anni ha lavorato negli Stati Uniti, a Monte Palomar (ora collabora con il Max Plank Institute), ed è stato presidente della Società Astronomica del Pacifico. Nel 1966, Arp compila il suo famoso “Atlas of Peculiar Galaxies”

Mentre lavorava a fianco di Edwin Hubble, raccolse una mole di osservazioni che lo portarono a concludere che non ci sarebbe l’espansione dell'universo, e quindi il Big Bang. Le osservazioni di Arp troveranno in seguito una dignità matematica e fisica nella teoria gravitazionale elaborata inizialmente da Fred Hoyle negli anni Sessanta e poi perfezionata dall’astrofisico Jayant Narlikar nel 1977, con quella che è definita "teoria della massa variabile e della gravità conforme".



rappresentazione di una galassia con getto radiale

Per Halton Arp l’universo non è in espansione, e per dimostrarlo non mette in campo teorie, più o meno confutabili o indimostrabili, ma osservazioni oggettive, che chiunque può compiere. Come Galileo. E’ proprio questo il modo di procedere della scienza, diceva Galileo. Prima facciamo le osservazioni, e su quelle, dopo, elaboriamo le teorie.

Arp, che è un “osservatore” e sperimentatore, non parla di materia ed energia oscura, non parla di corde cosmiche, universi paralleli, o inflazione dei primi istanti di vita dell’universo.

Quello che Arp fa notare sono solo le sue osservazioni, che ha compiuto durante la sua vita di astronomo.

Come dice Piero Bianucci, ne “La Stampa” (in un recente articolo del 16-3-2009), Arp, con “Seeing Red” (letteralmente “vedo rosso”), pone un bel problema ai cosmologi assertori del Big Bang come teoria sulla nascita dell’universo. Lo stesso Bianuci ci invita, dalle pagine de “La Stampa”, di cui è redattore scientifico, a leggere questo libro.

Lo spostamento verso il rosso delle righe spettrali, cardine della teoria più seguita, non ha mai convinto Arp. Secondo Arp il redshift non rappresenta la prova del reale allontanamento reciproco delle galassie: questo fenomeno sarebbe piuttosto legato all’età degli oggetti come galassie e quasars. In innumerevoli osservazioni Arp mostra che le quasars sono oggetti legati fisicamente alle galassie, anzi, sarebbero proprio generati da esse. In effetti leggendo i valori del redshift delle quasar appare chiaro che quanto più sono prossime ai nuclei delle galassie (galassie-madri, secondo Arp), tanto più il loro redshift è maggiore. Non solo, ma i valori del redshift sono “quantizzati” e non linearmente progressivi. In parole povere il valore dei redshift fa dei “salti quantici” e non si attesta in valori intermedi, e vi sono tantissime osservazioni che provano questa particolarità (su questo non c’è ancora una spiegazione plausibile, ma il fenomeno esiste). Queste caratteristiche, inconfutabili, pone di fatto le quasars in collegamento con le galassie vicine, e quindi esse non sarebbero i lontanissimi oggetti che il loro redshift, se interpretato come “cosmologico” suggerirebbe. Non sarebbero quindi gli antichi progenitori delle galassie, ma sarebbe vero esattamente il contrario: secondo Arp le quasars non sono i “padri”, ma i “figli” delle galassie.

In sostanza “Seeing Red” è un poderoso attacco al Big Bang e, proprio perché le asserzioni contenute si basano su osservazioni evidenti, non può essere ignorato dagli addetti ai lavori. I problemi che pone Arp “devono” avere una risposta, possibilmente proprio da parte dei cosmologi del Big Bang, poiché principalmente ad essi è rivolto questo libro. Non si può andare avanti senza rispondere “esaurientemente” alle domande che scaturiscono da queste osservazioni.

Specialmente nell’anno dell’astronomia, che è dedicato a Galileo, sarebbe utile che qualcuno, in grado di farlo, rispondesse in maniera scientifica alle obiezioni di questo grandissimo astronomo. Fino ad oggi non c’è stato ancora nessuno che abbia interpretato correttamente le osservazioni di Halton Arp e ne abbia risolto i quesiti. Inconsciamente la paura di abbandonare la teoria del Big Bang è maggiore (anche se siamo nel 2009) della voglia di esplorare nuove strade. In mancanza di risposte, Arp potrebbe chiedersi se ipotizzare una materia oscura, che, per stessa sua natura, non può essere rivelata in alcun modo, o all’universo che si crea dal nulla, siano anch’esse “una religione”. Ma non si era detto che la scienza deve indagare sempre, fino in fondo, ma soprattutto, esplorando tutte le strade a cui portano le osservazioni ?

Claudio Lopresti

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