Martedì, 27 Novembre 2018 22:35

InSight è atterrata su Marte

La sonda InSight (Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport) di NASA/JPL, con a bordo anche due strumenti europei (il sismometro ed il sensore termico), è atterrata con successo nella Elysium Planitia su Marte.

Il touchdown è stato confermato alle 20:54 CET, prima fase dell'operazione in una missione scientifica stanziale, concentrata a studiare il calore emesso dal pianeta. Per la prima volta due nanosatelliti, MarCO 1 e 2, hanno seguito la sonda fungendo da ripetitori di telemetria durante il tuffo di InSight nell'atmosfera marziana.

Lo star tracker integrato nel controllo d'assetto di InSight è stato realizzato dalla italiana Leonardo (ex Finmeccanica), mentre a seguire le trasmissioni della sonda vi era pure il Sardinia Radio Telescope, da poco tempo parte del Deep Space Network.

NASA

Immagini dal Centro di controllo missione al NASA's Jet Propulsion Laboratory. (NASA TV)

prima foto marte


Prima immagine (NASA/JPL-Caltech) ripresa da InSight poco dopo l'atterraggio su Marte, con la Instrument context camera (ICC), montata sotto il lander.

Il copriobiettivo trasparente era ancora in posizione per proteggere la lente dalla polvere sollevata durante l'atterraggio. (NASA TV)





Links: https://mars.nasa.gov/insight/ - https://mars.nasa.gov/resources/22159/insights-first-image-from-mars/?site=insight

NEWSLETTER TELEMATICA APERIODICA DELL’A.A.S. Associazione Astrofili Segusini

 

Pubblicato in ASTRO NEWS

Due articoli sulla prestigiosa rivista scientifica Science e una diretta streaming della NASA per annunciare la sintesi di una serie di studi effettuati da Curiosity sulla superficie di Marte in 3 anni di presenza del Rover sulla superficie di Marte. Dimostrato il ritmo stagionale del metano presente nell’atmosfera del pianeta, con dei massimi a fine estate e minimi in inverno/inizio primavera. Già dati dall’Orbiter del Mars Express Europeo ci portavano verso questi risultati.

Ora il ritmo è completamente definito e chiaro. Di molecole organiche ritrovate già ne avevamo notizia dallo stesso Rover, quando più di due anni fa furono rese pubbliche le risultanze delle prime analisi positive per la presenza di molecole organiche sul Pianeta Rosso, addirittura con molecole organiche di peso molecolare non indifferente, da 10 atomi di carbonio. Ancora precedentemente, nei primi mesi di presenza sul pianeta, la presenza degli stessi composti organici clorurati trovati 40 anni prima dalle sonde Viking e che vollero essere interpretate per contaminazione terrestre, nonostante la positività del test biologico Labeled Release a bordo delle stesse sonde. Ora perlomeno, con Curiosity appariva chiaro che questi composti clorurati erano autoctoni del pianeta, ovvero risultati della decomposizione con il calore, provocato dal sistema di analisi, degli originali composti organici, ancora ignoti nella loro completezza e struttura, presenti su Marte. I nuovi risultati ci parlano ora di molecole quali tiofene, 2- e 3- metiltiofene, metantiolo, solfuro di metile, presumibilmente frammenti di molecole organiche ben più complesse, ma frammentate dal tempo trascorso su Marte sotto gli UV solari non protetti da un’ozonosfera e anche prodotti dagli stessi sistemi di analisi utilizzati dal Rover. E nulla ci dicono se queste e il metano siano di origine geologica, meteoritica o biologica.

 

Nasa mars metano

 

Bene, le conferme sono sempre utili nel processo scientifico. Ma lasciamo stare le scoperte epocali in quanto, non solo i Viking negli anni ’70 dello scorso secolo, ma anche i risultati dell’analisi del meteorite marzianoALH84001 pubblicati sempre su Science più di 20 anni fa avevano dimostrato senza ombra di dubbio la presenza di composti organici complessi, almeno nel Marte di 3 miliardi di anni fa, i tempi a cui risaliva la roccia marziana. Nonostante lo scalpore che vediamo correre in rete assistiamo solo a conferme di cose già sapute: esistono molecole organiche su Marte, la domanda a cui rispondere sarebbe un’altra: di derivazione biologica o no?

Sarebbe bastato ripetere l’esperimento Labeled Release di Levin a bordo dei Viking, in un qualunque altro Rover americano atterrato negli ultimi 15 anni, questa volta con aminoacidi delle due diverse tipologie spaziali, levogira e destrogira, per avere la prova definitiva (se positivo con uno solo dei due “enantiomeri”) dell’esistenza di vita sul pianeta (oggi!). Ovvero, da quando più di 10 anni fa il Mars Express trovò la presenza di metano (gas riducente in un pianeta grandemente ossidato, ovvero senz’altro di produzione – o comunque rilascio – recente), perché non portare a bordo delle sonde della NASA un analizzatore degli isotopi del metano? Curiosity avrebbe potuto constatare, ad esempio, la maggiore ricchezza dell’isotopo più leggero, ed in quel caso darci finalmente la prova che il metano di Marte ha origine biologica (ovvero escluderla).

Meno male che gli Europei sono di altro avviso. Quando la sonda Schiaparelli fece il grande tonfo nella superficie marziana, lasciò in orbita il Trace Gas Orbiter.
In questi mesi il suo grande “naso” dovrebbe darci in mano dati assai più interessanti del grande scoop (che non è) di questi giorni: la presenza di altri gas riducenti, non solo Metano, che, se presenti, ci potrebbero dare finalmente la prova di un’origine biologica del metano stesso. O, ancor di più, il Rover dell’ESA, ExoMars 2020, che, se atterrerà incolume, compirà una vera analisi biologica della superficie (e sottosuolo) marziano e senz’altro analizzare la composizione isotopica del metano.

E finalmente un passo avanti per la comprensione dell’ambiente marziano, invece delle ennesime conferme (OK servono) di cose già sapute ma che avrebbero dovuto invece già portarci ad un approfondimento del risultato e non la ripetizione di compiti già svolti. Meno male che c’è l’ESA.

Giorgio Bianciardi

Vicepresidente UAI

Astrobiologo – Università di Siena

Pubblicato in UAI NEWS

Dal 27 settembre arriva per la prima volta in Italia, a Milano, presso Ventura XV, Via privata Giovanni Ventura, 15, Milano: NASA. A Human Adventure. La grande mostra, prodotta da John Nurminen Events e organizzata in collaborazione con Avatar, ha già raccolto nel suo tour mondiale più di 3 milioni di visitatori. Concepita per adulti e bambini - un viaggio di conquista e scoperta che si estende per 2500 metri quadrati, tra razzi, Shuttle, Rover spaziali, simulatori di antigravità, in un percorso didattico ed emozionante, scientifico e immersivo,  va dai primi lanci spaziali ai giorni nostri, con la presentazione di circa 300 manufatti originali provenienti dai programmi spaziali USA e URSS, la maggior parte di essi in prestito dal Kansas Cosmosphere & Space Center e dallo Space & Rocket Center, molti dei quali sono stati nello Spazio.

Attraverso 5 sezioni - Sognatori, La corsa allo Spazio, Pionieri, Resistenza e Innovazione, i visitatori verranno catapultati in una delle storie più affascinanti e ambiziose dell’uomo, la scoperta dello spazio in un’esperienza immersiva che inizia fin dall’ingresso, quando dovranno attraversare una passerella, la stessa che gli astronauti della NASA percorrono prima di salire a bordo degli shuttle e la stessa sulla quale, nella notte del 7 dicembre 1972, camminarono tre astronauti dell’Apollo 17 per atterrare sulla Luna.
Prima ancora, appena entrati in mostra, si vedrà una gru di metallo, replica di quella che collegava, a circa 100 metri di altezza, il razzo lunare Saturn V con la mitica rampa di lancio a Cape Canaveral, il famosissimo centro della NASA in Florida, e che era utilizzata anche per rifornire la navicella spaziale del carburante e di tutto il necessario alla vita in orbita.

L’esposizione racconta la fantastica storia della National Aeronautics and Space Administration, per tutti la NASA, e le sue incredibili conquiste ottenute nei voli e nelle esplorazioni spaziali.
I visitatori potranno ammirare le splendide astronavi costruite dalla NASA e scoprire le storie delle persone che vi sono state a bordo o che le hanno progettate e costruite come per esempio un enorme modello in scala del gigantesco razzo lunare Saturn V o la replica fedele a grandeza naturale della pioneristica navicella Mercury e una della missione Gemini, costruita per viaggi di lunga durata. E ancora un modulo dell’Apollo che portò il primo essere umano sulla Luna e il rover lunare che servì agli astronauti per esplorarla. Non poteva mancare l’ormai iconico Space Shuttle, prima navicella riutilizzabile,  con una sezione che consentirà ai visitatori di vedere il ponte di volo - dove gli astronauti si trovano quando sono in orbita - e il ponte di mezzo dove invece mangiano, dormono e lavorano sugli esperimenti.  

Una mostra affascinante e ricca di oggetti di ogni tipo che faranno immaginare l’esperienza spaziale in ogni suo aspetto.

Da mesi, in tutto il mondo:

http://ahumanadventure.com

Pubblicato in ASTRO NEWS
Lunedì, 06 Febbraio 2017 20:18

Mostra: Nasa e Esa a Venezia con Hubble

 

cae04be1c434dc2832cd639d9caa5357

VENEZIA, 30 GEN - Su iniziativa della Nasa e di Esa, l'Agenzia Spaziale Europea, si apre a Venezia l'1 febbraio una mostra unica nel suo genere: Our Place in Space, uno strabiliante viaggio nelle profondità del cosmo attraverso le immagini del telescopio Hubble accompagnate dalle opere create 'ad hoc' da dieci dei migliori artisti italiani contemporanei.

Galassia dopo galassia, Arte e Scienza non solo si incontrano, ma lo fanno su un piano diverso dal consueto, nel tentativo di dare risposte alle domande più antiche di sempre: da dove veniamo? quale il nostro posto nell'universo? siamo soli nell'universo?
Curata dalla project scientist di Esa Antonella Nota e da Anna Caterina Bellati, la mostra (inaugurazione ufficiale il 4 febbraio) rimane a Palazzo Cavalli Franchetti, sede dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, fino al 17 aprile. Sarà poi a Chiavenna, Monaco di Baviera e negli Usa.

Dal 20 al 24 marzo ospiterà il 4/o Congresso Mondiale di Astrofisica, con astronauti, premi Nobel e astrofisici da tutto il mondo.

Pubblicato in ASTRO NEWS
Lunedì, 04 Novembre 2013 23:23

Scott Carpenter ci ha lasciato

Si impegnò a fondo nel programma Mercury che finalmente ridusse il gap degli Stati Uniti con l’Unione Sovietica.

Scott Carpenter ci ha lasciato 

 
A causa di un ictus che lo ha colpito nei giorni scorsi e ricoverato in un ospedale di Denver Colorado, il 10 ottobre, si è spento Malcom Scott Carpenter.
Era nato a Boulder Colorado il 1 maggio del 1925. Pilota collaudatore della US. Navy conseguì la laurea in ingegneria aeronautica.
Dopo aver superato innumerevoli prove, al limite della tortura, venne selezionato nel primo gruppo di astronauti nella neonata NASA.
Si impegnò a fondo nel programma Mercury che finalmente ridusse il gap degli Stati Uniti con l’Unione Sovietica.
Per lui un solo volo nello spazio con la capsula Aurora 7 il 24 maggio del 1962 che durò quasi 5 ore.
In volo dovette affrontare numerose difficoltà tecniche ma la sua grande esperienza di pilota gli consentì di completare il volo e portare a termine i compiti affidati.
Sempre con il mare nel sangue partecipò ad un esperimento sottomarino denominato SEALAB.
Nel 1967 lasciò la NASA ma il suo impegno per promuovere le attività spaziali non venne mai meno: ha sempre partecipato agli incontri annuali della Astronauts Space Fundation
Ho incontrato Scott Carpenter nel 2010. Uomo di grande cortesia, sempre disponibile a parlare delle sue debolezze e della sua voglia di esplorare.
Good Speed Scott!!
 
Vincenzo Gallo
Responsabile Sez Astronautica Unione Astrofili Italiani.

scottcarpenter.jpg


L’incontro Con Scott Carpenter Cape Canaveral 2010.

Pubblicato in ASTRO NEWS
TOP