Disegno del disco di Urano eseguito da Mario Frassati il 17 luglio 2001 alle 22 UT con uno SC 203 mm, 250X, seeing III. Nord in basso, ovest a sinistra. Notare l’ampia zona chiara decentrata della regione sud-equatoriale

   

L’osservazione amatoriale di Urano e Nettuno è difficile per via del piccolo diametro apparente dei due dischi planetari e del basso contrasto delle strutture atmosferiche. Spesso, la difficoltà delle osservazioni, induce l’osservatore planetario a cambiare il soggetto delle proprie ricerche. Tuttavia la perseveranza è un dote necessaria e non solo nell’osservazione di Urano e Nettuno.

Osservazioni visuali delle bande di Urano

Molti osservatori sono scettici sulla possibilità di riuscire a scorgere le bande di Urano con piccoli strumenti come quelli a disposizione degli amatori. Questa convinzione è suffragata dal fatto che nemmeno il Voyager 2, nel gennaio 1986, riuscì ad ottenere immagini delle bande: il disco del pianeta si è presentato uniforme e quasi privo di dettagli. La visibilità di deboli bande è ostacolata anche dalla grande inclinazione, sul piano dell’orbita, dell’asse di rotazione del pianeta (circa 82°).

Tuttavia le bande atmosferiche di Urano sono state viste da molti osservatori del passato ed è possibile che la loro visibilità sia ciclica, con il periodo migliore di osservazione coincidente con la piena illuminazione delle regioni equatoriali, come succederà nel 2007. Recenti osservazioni spettroscopiche del telescopio spaziale (HST), indicano che le nubi di metano ghiacciato nell’atmosfera di Urano sono più trasparenti ora del 1986. Nel 1998 l’HST ha osservato un numero di nubi superiore a quelle viste durante l’intera storia di osservazioni del pianeta. Non è chiaro se questi nuovi dettagli atmosferici rappresentino una variazione stagionale o se si rendono visibili solo perché è cambiato l’angolo di vista rispetto al 1986. In questo periodo l’emisfero nord di Urano sta ricevendo la luce del Sole dopo decenni di oscurità e questo potrebbe avere delle conseguenze sui processi atmosferici del pianeta. Tutto questo consente di nutrire un cauto ottimismo sulla visibilità delle bande nel 2007 e, in ogni caso, è un motivo in più per avviare un monitoraggio sistematico del pianeta.

Osservatori dell’ALPO hanno ottenuto dei risultati interessanti già con piccoli telescopi. Ad esempio è rimarchevole l’osservazione contemporanea ma indipendente dell’8 gennaio 1955 di Ranck e Abbey, rispettivamente con telescopi di apertura 4″ e 6″: in questo caso non solo hanno osservato dettagli su Urano ma addirittura, in parte, gli stessi. Molto interessante anche l’osservazione di S.J. O’Meara del 15 settembre 1981: utilizzando il 9″ dell’osservatorio di Harvard osservò una nube chiara sul disco del pianeta e stimò il periodo di rotazione in 16.4h, valore vicino a quello trovato dal Voyager 2.

Osservazioni visuali delle bande di Nettuno

Disegno del disco di Urano eseguito da Mario Frassati il 28 luglio 2001 alle 23:15 UT con uno SC 203 mm, 400X, seeing II. Nord in basso, ovest a sinistra. L’aspetto del disco è simile a quello dell’osservazione del 17 luglio

 

Come per Urano sono numerose le osservazioni di bande sul disco di Nettuno. Ad esempio, sono notevoli i disegni del disco di Nettuno fatti da T.Cragg, nel 1953, con il 60 pollici di Monte Willson e da C.Capen, nel 1950, con un riflettore di soli 12.5 pollici di apertura. Nel primo è visibile una regione equatoriale chiara con due calotte polari più scure, mentre nel secondo sono visibili due bande equatoriali e le regioni polari. Su una delle bande è stata riportata una macchia scura, di aspetto simile a quella osservata dal Voyager 2 nel 1986. Purtroppo queste osservazioni non hanno ricevuto conferme indipendenti come è successo per Urano.

Consigli pratici per le osservazioni

Disegno del disco di Nettuno eseguito da Mario Frassati il 17 luglio 2001 alle 22:15 UT a 250X, seeing III. Nord in basso, ovest a sinistra

 

Gli ingrandimenti per l’osservazione visuale partono dai 300X in su, con un’apertura del telescopio di almeno 15 cm, meglio se lo strumento è un rifrattore per massimizzare il contrasto. Di solito quello che si riesce a vedere è un piccolo disco con il centro più luminoso dei bordi. L’oscuramento al bordo, causato dalla densa atmosfera di Urano, è molto pronunciato ed è difficile capire quando il disco è a fuoco o meno. Per questo motivo è bene iniziare ad osservare dopo avere accuratamente messo a fuoco su una stella sufficientemente luminosa. La durata minima di una sessione osservativa è di 2h, non perché i dettagli sul disco siano molti ma perché è raro avere qualche istante di seeing veramente ottimo indispensabile per scorgere qualcosa sul pianeta.

Per il disegno è sufficiente tracciare su un foglio di carta un disco di 5 cm di diametro. Bisogna indicare la direzione del nord e dell’ovest, il luogo di osservazione, il tipo di strumento e gli ingrandimenti utilizzati, la data, l’ora di inizio e di fine osservazione (in tempo universale), le condizioni di seeing (nella scala di Antoniadi), eventuali filtri usati. Se necessario aggiungere commenti sull’aspetto del pianeta.

Per Nettuno valgono gli stessi consigli validi per Urano con l’avvertenza che qui il diametro apparente del disco è ancora più piccolo e l’osservazione è ancora più difficile. L’ingrandimento minimo parte da 500X in su.

Le osservazioni del disco acquistano particolare valore se, oltre a riportare dei dettagli, sono confermate da altri osservatori indipendenti. La probabilità di avere due osservazioni contemporanee aumenta al crescere del numero degli osservatori e questo è un altro buon motivo per osservare Urano e Nettuno.