Questa immagine, ripresa con uno strumento da 36 cm, rappresenta attualmente una delle migliori riprese amatoriali di Mercurio.

 

La ripresa digitale

Il Sole è il peggior nemico per l’osservazione di Mercurio, che non si allontana mai di molto dalla nostra stella e non è dunque mai osservabile in piena notte. La luce e il calore solare contribuiscono rispettivamente a diminuire il contrasto del pianeta con il fondo cielo e ad incrementare la turbolenza strumentale. Come già detto nel caso delle osservazioni visuali, le migliori condizioni per l’osservazione di Mercurio di solito si verificano al crepuscolo (o all’alba), quando il Sole è appena tramontato (o sta per sorgere) e contemporaneamente il pianeta è abbastanza alto sull’orizzonte. In questo modo il seeing è ancora accettabile e il contrasto con il fondo cielo buono. L’alternativa sono le osservazioni diurne, più difficoltose per via della maggiore turbolenza atmosferica, ma che possono beneficiare di un’altezza notevole di Mercurio quando transita al meridiano. In questo caso, per evitare che il pianeta sia soffocato dalla radiazione blu solare, diffusa dall’atmosfera terrestre, si può usare un filtro rosso o meglio IR-pass (ad es. l’IR685 nm Baader) per aumentare il contrasto dei dettagli sul disco, mentre il telescopio deve convenientemente essere schermato in vari modi dalla luce solare diretta, che farebbe ben presto ribollire l’immagine.

Dato il piccolo diametro apparente, le riprese dovranno essere fatte alla focale equivalente più lunga possibile (compatibilmente con il rumore di fondo), in modo da avere sul sensore un disco di dimensioni accettabili. Una buona regola pratica per il calcolo del campionamento ideale è quella di usare un rapporto focale equivalente pari a circa 5-7 volte le dimensioni in pixel del sensore in micron: ad esempio, con uno Schmidt-Cassegrain 8″ f/10 e una camera ASI290MM i cui pixel misurano 2,9 micron, occorrerà lavorare a circa f/15-20 (impiegando ad esempio una Barlow 2x oppure anche 1.5x, sebbene quest’ultima sia meno facilmente reperibile). Per fortuna Mercurio ruota sul proprio asse molto lentamente, quindi la durata dei filmati potrà essere anche di diversi minuti (10-15) e la derotazione non è necessaria. In questo lasso di tempo la probabilità di catturare qualche buon frame aumenta considerevolmente.

E’ sempre consigliabile acquisire una serie di video da elaborare separatamente (ognuno di almeno qualche migliaio di frames), per garantirsi contro eventuali artefatti. Come accorgimento ulteriore, si può la camera di ripresa tra un video e l’altro.

Essendo il pianeta pressoché privo di atmosfera, e geologicamente piuttosto quiescente, l’interesse dell’imaging digitale di Mercurio consiste soprattutto nella comparazione dei risultati ottenuti con le mappe prodotte dalle sonde.