Gli astrofili possono facilmente verificare che in quest’epoca dominata dalla tecnologia pochissime persone hanno osservato attraverso un telescopio: i crateri lunari, i satelliti di Giove e le macchie solari sono spettacoli sconosciuti alla maggioranza delle persone.

A onor del vero bisogna ammettere che la visione quotidiana dell’universo, dalla superficie del nostro pianeta, è molto particolare e probabilmente unica: lo studio dell’astronomia e l’uso del telescopio, da semplici appassionati quali siamo, ci consentono di farci una prima idea di come stanno le cose al di fuori di quel sottilissimo strato di gas che noi chiamiamo atmosfera (e rafforzano in noi l’idea che viviamo in un luogo veramente speciale).

La volontà di condividere con gli altri questa consapevolezza è in grado di procurare enormi soddisfazioni all’appassionato di astronomia, e può costituire una motivazione fortissima per la pratica stessa di questa passione. Il voler proporre l’osservazione astronomica in modo semplice e diretto fa parte sicuramente del sentimento di moltissimi appassionati e vi sono anche interi gruppi di astrofili nati sotto questa insegna. Negli Stati Uniti il “guru” di questo modo di intendere l’astronomia amatoriale è forse John Dobson, fondatore della associazione “The Sidewalk Astronomer” di San Francisco, deceduto nel 2014.

Sidewalk Astronomy si traduce letteralmente in “astronomia sul marciapiede”: chi la pratica monta il telescopio quasi sul cammino delle persone che devono passare in quella zona di strada o di marciapiede, e cerca di procurar loro un contatto personale con l’universo. Nel corso di una intervista a John Dobson venne chiesto: – Quante persone hanno guardato attraverso il suo telescopio? – Credo quasi un milione. – Accidenti, ma ne è sicuro ? Mi scusi, ma mi sembra quasi incredibile … – Si, ha ragione, probabilmente quasi due milioni! Sicuramente John Dobson ha ospitato molte persone all’oculare del suo telescopio, ma non sappiamo se e quanto volesse prendere in giro il suo intervistatore. È ben vero però che mentre per un astrofilo singolo è certamente un’impresa collezionare un milione di ospiti al proprio telescopio, per un gruppo di mille astrofili sarebbe un obiettivo raggiungibile.

L’idea di partire per il viaggio

Molto spesso, anche se ci sentiamo preparati dal punto di vista tecnico, siamo spaventati dall’idea di metterci in un luogo pubblico con il telescopio e di dover eventualmente rispondere a domande di cui potremmo non sapere la risposta. La cosa migliore è forse quella di iniziare aiutando un nostro amico astrofilo più esperto e più abituato al contatto con il pubblico, e questo ci farà sentire molto meno in difficoltà dal punto di vista emotivo.

In ogni caso, se ci viene fatta una domanda di cui non conosciamo la risposta, la cosa migliore è essere espliciti e dire alle persone che al momento non sappiamo rispondere, ma che lo faremo volentieri in un altro momento, magari via e-mail o all’incontro successivo. Oppure se abbiamo tempo e la domanda può essere soddisfatta con un semplice dato numerico, possiamo consultare un buon manuale di astronomia che avremo messo nella borsa assieme agli altri accessori (avremo scelto naturalmente quello che sappiamo sfogliare con la maggior disinvoltura). Circa la natura degli oggetti osservati bisogna cercare di saper spiegare con parole semplici che cos’è un pianeta, un mare lunare, un ammasso globulare o una stella doppia. Le nostre spiegazioni devono essere accurate ma non pedanti. Dobbiamo preoccuparci di essere sufficientemente documentati e di non fornire notizie fuorvianti, tuttavia per i non astrofili non è fondamentale sapere se la Galassia di Andromeda si trova a 2, 2.4 o 2.7 milioni di anni luce: l’uso principale dei numeri deve essere quello di far apprezzare l’ordine di grandezza delle cose, cercando di utilizzare valori numerici ragionevolmente prossimi al vero.

I grandi numeri fanno effetto, i milioni e miliardi di km e di anni lasciano a bocca aperta, ma a volte anziché ricordare che il diametro equatoriale di Giove è di 142000 km, vale più dire che se Giove fosse una zucca, e potesse essere svuotato, al suo interno ci potrebbero stare 1500 pianeti grandi come la Terra. Questo aspetto della divulgazione deve comunque essere tenuto “leggero”, meglio non assumere toni grevi o accademici o da “esperti”. Evitiamo soprattutto i termini tecnici: a meno che non ci vengano poste domande specifiche non è assolutamente necessario parlare di declinazione, ascensione retta, magnitudini, aberrazioni ottiche, precessione degli equinozi, ecc ..

Quanto costa?

Questa domanda emerge spesso durante le osservazioni ed è meglio cercare di non rispondere direttamente. Se infatti rispondessimo senza preamboli che abbiamo speso 1500 Euro per il telescopio che abbiamo portato o, peggio ancora, 400 Euro per il nostro ultimo oculare Super-Mega-Wide, oltre che a fare la figura degli eccentrici potremmo stroncare sul nascere la carriera di un potenziale astrofilo. E’ molto meglio spiegare che, indipendentemente dal telescopio che si sta usando in quel momento, lo stanziamento per iniziare ad interessarsi di astronomia è modesto e che con un binocolo (che molti hanno già a casa) e un buon libro si possono trascorrere decine di serate interessanti sotto le stelle. In ogni caso un telescopio in grado di farci osservare in maniera egregia i corpi del sistema solare, le stelle doppie più note e le nebulose più brillanti può costare una cifra non esorbitante. Possiamo citare come termini di paragone una stampante per personal computer, un terminale per videogiochi, una tavola da snowboard, o una mountain-bike. A questo punto, se proprio dobbiamo, possiamo dire quanto abbiamo speso. L’argomento strumenti è sempre abbastanza delicato da affrontare con il pubblico generico, spesso gli aspetti tecnici (nei quali l’astrofilo magari si crogiola) e la percezione di costi eccessivi vengono visti come un ostacolo insormontabile per un eventuale avvicinamento a questo hobby.

L’inquinamento luminoso

È sacrosanto che oggigiorno un astrofilo conosca il problema e abbia una informazione di base al riguardo, ed è altrettanto giusto che si approfitti delle occasioni di divulgazione per far notare quanto sia stupido illuminare il cielo: ci nascondiamo la vista delle stelle e buttiamo via una grande quantità di denaro pubblico. Anche in questo caso, tuttavia, informiamo e sensibilizziamo i nostri ospiti senza fare un comizio.

Gli oggetti da osservare

La Luna attorno alla fase di Primo Quarto è un oggetto molto indicato per l’osservazione, come pure i pianeti Giove e Saturno: sono oggetti adattissimi per l’osservazione da parte del pubblico, soprattutto per chi non ha mai messo l’occhio al telescopio.. Alcune stelle doppie particolarmente suggestive o colorate sono molto indicate, dobbiamo solo ricordare che per certi oggetti la visione può non essere immediata per cui è meglio evitarli se abbiamo molte persone presenti – la Epsilon Lyrae, la famosa doppia-doppia, pur compensando la concentrazione di chi si applica all’oculare, richiede sempre un certo tempo per essere osservata. Se ad una osservazione pubblica abbiamo portato più strumenti è opportuno che questi puntino oggetti diversi.

Gli oggetti di profondo cielo, soprattutto se non siamo in un luogo molto favorevole come oscurità e adattamento al buio, vanno mostrati con molta parsimonia in quanto sono più spesso fonte di delusione che di meraviglia, soprattutto con strumenti di apertura medio-piccola. Nel periodo fra la primavera e l’autunno è bene informarsi (esistono molti siti internet al riguardo) circa il passaggio previsto di satelliti artificiali particolarmente notevoli, come la stazione spaziale ISS, che possono essere indicati al pubblico per l’osservazione a occhio nudo, suscitando di solito un notevole interesse.

Quando con il nostro telescopio passiamo da un oggetto all’altro dobbiamo pensare che siamo osservati da non-astrofili: è bene che alle osservazioni pubbliche gli oggetti vengano inquadrati al telescopio abbastanza rapidamente. Questo non è un problema se stiamo utilizzando un telescopio computerizzato di cui conosciamo tutti i segreti. Se però dopo aver fatto ronzare i motori per 5 minuti iniziamo a imprecare contro il software e/o le pile mezze scariche e/o il tasto F5 che abbiamo scordato di premere, la gente eventualmente in attesa ci abbandonerà pensando “Figuriamoci se non ci sono problemi con i computer.” Nel caso invece in cui abbiamo un telescopio di tipo tradizionale, se iniziamo ad armeggiare con il cercatore e gli oculari e dopo due o tre minuti non abbiamo ancora inquadrato quanto promesso, la gente comincerà a pensare: “Accidenti, usare il telescopio è proprio un macello, penso che non faccia per me.” o peggio “Quanto tempo ci vuole? E questo sarebbe un esperto?”.

Cosa vedono le persone?

Una cosa abbastanza difficile è quella di capire se i nostri ospiti stanno vedendo al telescopio quello che per noi è facilissimo vedere, e questo è particolarmente vero con i bambini. Se chiediamo semplicemente “Riesci a vedere qualcosa ?” otteniamo spesso un mugugno di assenso anche se il nostro ospite non sta vedendo niente.

Se l’oggetto inquadrato è abbastanza spettacolare (ad esempio Saturno), la risposta troppo tiepida del nostro ospite (se non ha mai messo l’occhio al telescopio) ci dà già la sensazione che non sta vedendo assolutamente niente. Possiamo cercare di capire con domande più mirate se il nostro osservatore sta vedendo veramente qualcosa, e cercare di fargli posizionare correttamente l’occhio rispetto all’oculare. I bambini di solito credono di dover guardare dentro a una specie di barattolo vuoto, non sanno che la pupilla deve essere allineata con la lente centrale. Gliela possiamo mostrare con la torcia e fargli capire che bisogna guardare al centro della piccola lente. Molti tendono ad appiccicare l’occhio all’oculare, e deve essere nostra cura fare assumere la distanza più corretta. Parlando poi di oculari, i migliori per le osservazioni pubbliche sono quelli attraverso cui è facile guardare: ci sono oculari, specialmente a lunga focale, che danno immagini meravigliose ma che sono molto sensibili alla posizione dell’occhio: basta spostarsi lateralmente e l’immagine tende a sparire. Questi non sono adatti alle osservazioni pubbliche, così come gli oculari di corta focale con lenti piccole e modeste estrazioni pupillari..

Se vogliamo utilizzare i nostri oculari migliori dobbiamo mettere in conto che la gente può combinare cose strane con le nostre attrezzature: in particolare i bambini sono bravissimi nel toccare e lasciare le loro impronte sulle superfici ottiche, magari cercando di afferrare la Luna con le dita direttamente dell’oculare oppure osservando mangiando il gelato. Ci sono astrofili che hanno una piccola dotazione di oculari (2 o 3) per le osservazioni pubbliche; alcuni oculari abbastanza economici danno ottime immagini, e sul mercato dell’usato si trovano a volte pezzi egregi per cifre molto ragionevoli. Non esageriamo però nel senso opposto, osservare deve essere piacevole e la qualità dell’immagine va salvaguardata.

La scelta del luogo di osservazione e la sua organizzazione

La scelta del luogo da cui effettuare le osservazioni sarà sempre frutto di un compromesso: mediamente i posti migliori come grado di oscurità saranno i più lontani o i più scomodi da raggiungere, mentre quelli più vicini e comodi saranno meno indicati per l’osservazione astronomica, ma molto più attraenti per il pubblico, soprattutto casuale.

Molto dipende anche dalla nostra idea di osservazione pubblica: la Luna, Giove e Saturno si possono osservare anche dal parcheggio illuminato di un centro commerciale, se invece fra le altre cose vogliamo indicare il disegno delle costellazioni nel cielo ci occorre un luogo poco illuminato.

Alcuni nostri ospiti possono essere molto giovani o molto anziani, e non dobbiamo pretendere che assumano posizioni troppo scomode o troppo precarie per guardare nel telescopio. In particolare i telescopi sono sempre troppo alti per i bambini, bisogna cercare di regolare i cavalletti: non importa infatti se noi saremo scomodi a osservare, in fondo siamo lì per tutti gli altri. Se facciamo buon uso del prisma diagonale, ruotandolo lateralmente per far raggiungere l’oculare alle persone più basse e ai bambini, riusciremo a rendere confortevole l’osservazione per la maggioranza delle persone.

Se vogliamo sistemare scalette, sgabelli o cassette di legno per agevolare le osservazioni del nostro pubblico, dobbiamo considerare attentamente il fatto che queste dovranno essere utilizzate nell’oscurità, e che a volte il loro uso è adatto solo agli equilibristi (la scaletta pieghevole a tre scalini senza un supporto per appoggiare le mani è meglio che resti a casa). Bisogna sempre avvertire la gente sul fatto di non toccare il telescopio quando osservano. Molti impugnano strettamente l’oculare o il tubo di messa a fuoco per appoggiarsi allo strumento, spostandolo inevitabilmente, mentre i bambini che non arrivano all’oculare cercano (giustamente) di afferrarlo per tirarlo verso di loro. Se qualcuno ha problemi di equilibrio, gli si può suggerire di appoggiare il pollice di una mano alla tempia e di appoggiarsi molto leggermente all’oculare con le altre dita, questo stabilizza la posizione senza portarli a spingere sul telescopio. Se in ogni caso facciamo salire le persone su un supporto precario per arrivare all’oculare, non dobbiamo poi meravigliarci se il cercatore o il tubo ottico vengono usati istintivamente come un corrimano.

Per finire, come tutte le attività nel corso delle quali si incontrano molte persone, a volte questo contatto può dare qualche piccolo problema, e non dobbiamo essere troppo ingenui credendo che tutti coloro che si avvicinano a noi per osservare siano automaticamente i nostri migliori amici. Un buon consiglio che si può dare è quello di mostrarsi padroni della situazione: in fondo è la nostra osservazione pubblica e la stiamo facendo con il nostro telescopio. Questo risolve automaticamente molti piccoli problemi. A fronte di queste piccole e solo eventuali seccature, comunque, le ricompensa è grande. Alcune persone del pubblico chiesero a un astrofilo chi lo pagasse per questo lavoro: – Ma come, non lo sapete? Mi pagate voi con i vostri “wooow” e “ooohh” !

Le vignette sono di Daniel Postgate e sono tratte dal libro “Gagliarde galassie” di Kjartan Poskitt, ed. Salani (2000)

Paolo Morini