La ricerca di “segni” di vita nell’universo

6 Aprile 2020 / Commenti disabilitati su La ricerca di “segni” di vita nell’universo

Astrobiologia

Corrado Ruscica – Copyright 2004

L’essenziale per la vita: l’acqua

Ognuno di noi sa che l’acqua allo stato liquido è fondamentale per la vita, almeno come noi la conosciamo. Ma perchè deve essere proprio così ?Nubi, acqua e ghiaccio: l’acqua è l’unico elemento chimico sul nostro pianeta che esista in maniera naturale nei tre stati. Gli scienziati planetari tendono a precisare che non è l’acqua indispensabile per la vita piuttosto l’acqua liquida.

Gli scienziati che sono coinvolti nella ricerca di forme elementari di vita sulla superficie di Marte o in altre regioni del Sistema Solare, vedi ad esempio Europa o Titano, osservano per prima cosa la presenza di acqua liquida. Le reazioni biochimiche che sono alla base dell’esistenza della vita necessitano per forza di un fluido in modo che possano evolvere nel tempo. In una sostanza liquida, le molecole si possono dissolvere e le reazioni chimiche possono procedere. Dato che perciò un liquido si trova sempre in movimento, esso trasporta le sostanze vitali da un posto all’altro sia si tratti di una cellula, o di un organismo, o di un ecosistema o infine di un pianeta. Portare le molecole nel posto giusto all’interno di un solido sarebbe un processo complicato e in un gas fin troppo facile al punto che la vita potrebbe, per così dire, evaporare e svanire.

Perchè quindi l’acqua è il miglior ambiente dove avvengono queste reazioni vitali ? Si potrebbe dire per una cosa sola: perchè è il miglior solvente che conosciamo nell’Universo. In un certo senso, tutto si può dissolvere nell’acqua, persino l’oro a volte può essere solubile nell’acqua dei mari.

Ma l’acqua giuoca un altro ruolo importante nella biochimica della vita: essa permette di legare gli enzimi. Gli enzimi sono proteine che catalizzano e accelerano la velocità delle reazioni chimiche. Nel far questo, sono proprio le molecole dell’acqua che facilitano il processo.

Mentre altre sostanze formano liquidi, solo alcune lo fanno in determinate condizioni di temperatura e di pressione che sono caratteristiche sulla superficie del nostro pianeta. Di fatto, l’acqua è l’unico liquido naturale inorganico che non viene prodotto dalla crescita di sostanze organiche. Inoltre, l’acqua è l’unico composto liquido che esiste in modo naturale sulla superficie terrestre in tutti e tre gli stati fisici: solido, liquido e gassoso.

Se la confrontiamo con altre sostanze liquide, l’acqua ha un intervallo molto ampio di temperature dove può esistere allo stato liquido. L’acqua pura congela a 0°C e bolle a 100°C. Se si aggiunge sale si riesce ad abbassare la temperatura di congelamento. Se si aumenta invece la pressione, si può innalzare il punto di ebollizione. Infine, l’acqua ha il più alto valore di calore specifico di tutte le altre sostanze e questo vuol dire che occorre una grande quantità di energia per innalzare la temperatura dell’acqua anche di pochi gradi.

L’ampio intervallo di temperature dove l’acqua esiste allo stato liquido e l’elevato calore specifico sono estremanente importanti sulla Terra. Ciò significa che la temperatura media della superficie terrestre, composta da più di 2/3 di acqua, può essere soggetta a forti escursioni di temperatura – tra la notte e il giorno o tra una stagione e l’altra – senza che si abbia congelamento o ebollizione che sarebbero catastrofiche per ogni forma di vita. Gli oceani servono perciò per moderare il clima della Terra.

Può allora la vita, come noi non la conosciamo, essere iniziata senza il bisogno dell’acqua? Alcuni scienziati ritengono che su certi corpi planetari freddi, l’ammoniaca liquida potrebbe essere “l’incubatrice”, per così dire, della vita. Tuttavia, l’ammoniaca non è un buon solvente, il suo intervallo di temperature per esistere allo stato liquido è piccolo, circa 30 gradi, e quando congela diventa come il ghiaccio.

Altri studiosi hanno proposto un’altra descrizione secondo la quale gli oceani di metano o di altri idrocarburi, su corpi celesti come la luna di Saturno, Titano, potrebbero essere fondamentali per lo sviluppo di forme di vita. Ancora una volta, l’intervallo delle temperature coinvolte è così ristretto che le reazioni chimiche, come noi le conosciamo, potrebbero verificarsi solo in una condizione glaciale. E’ molto probabile che a temperature dell’ordine di -150°C la maggior parte delle reazioni chimiche, che noi consideriamo importanti per l’origine della vita, possano non aver avuto luogo in tutto il tempo di vita del Sistema Solare.

Per queste ragioni, l’acqua allo stato liquido è ancora l’elemento principale delle ricerche su cui si deve basare la nascita della vita, anche quella extraterrestre.

Esiste o è esistita vita su Marte ?

Marte, il pianeta rosso, il più vicino e il più simile alla Terra, può essere considerato un ambiente secco, arido e freddo. Tuttavia, noi sappiamo che sulla sua superficie esistono dei segni evidenti che un tempo il pianeta rosso doveva avere acqua, e anche in grande quantità. Ci dovevano essere fiumi, laghi e forse anche oceani. Su Marte c’è stata acqua sin da quando si è formato il pianeta, possibilmente nella stessa epoca di formazione delle prime forme di vita sulla Terra.

Perciò possiamo dire che c’è acqua sulla Terra, c’è acqua su Marte, c’è vita sulla Terra e allora la domanda è: dov’è andata a finire la vita su Marte ?

Marte non dista molto dalla Terra, è uno dei quattro pianeti terrestri assieme a Mercurio, Venere e appunto la Terra. Si è formato presumibilmente dagli stessi materiali da cui è nata la Terra e noi sappiamo che c’è carbonio, acqua e azoto. Oggi Marte ospita un ambiente adatto per la nascita e lo sviluppo della vita, tranne una cosa: l’acqua. Ma noi sappiamo che il pianeta ospitava acqua allo stato liquido nel passato.

Gli scienziati credono che questi canali si siano formati quando l’acqua del sottosuolo è fuoriuscita. L’assenza di piccoli crateri d’impatto all’interno di questi canali suggerisce il fatto che si tratta di formazioni geologicamente giovani. Potrebbe ancora oggi l’acqua celarsi nel sottosuolo ? Credit: Mars Global Surveyor – NASA/JPL

Oltre l’acqua, Marte doveva possedere un’atmosfera spessa presumibilmente composta da biossido di carbonio. Ma il pianeta perse la sua atmosfera di un tempo che oggi si ritiene intrappolata, per così dire, nelle sue rocce e trasformata in carbonato, ossia è stata mineralizzata.

Quell’ atmosfera era necessaria a stabilizzare l’acqua e avrebbe reso Marte più caldo, realizzando quindi un ambiente adatto per lo sviluppo della vita. La vita avrebbe preso il biossido di carbonio dall’atmosfera che avrebbe fatto da scudo per i raggi cosmici e da altre sorgenti di radiazione, producendo un clima e un ambiente simile a quello che conosciamo sulla Terra.

Infatti, quando osserviamo la vita sulla Terra, capiamo che essa ha bisogno di varie cose: energia, carbonio e altri elementi. L’elemento principale è l’acqua, che rappresenta l’essenza fondamentale allo sviluppo di forme di vita nell’intero Sistema Solare. Questi elementi, tranne l’acqua, sono comuni e si trovano in abbondanza nel Sistema Solare, ciò che manca è appunto la presenza di acqua sulla superficie dei pianeti.

L’altro elemento fondamentale per lo sviluppo della vita, anche se non conosciamo il perchè, è il carbonio . Il carbonio facilita il legame tra le molecole per formare i polimeri. Forse altre molecole si legano a formare molecole complesse; qualcuno ha pensato al silicio, che ha delle proprietà simili a quelle del carbonio. Oggi è difficile dire se il carbonio è l’ingrediente essenziale per lo sviluppo della vita o se lo è almeno per la vita sulla Terra.

Una cosa importante da dire è che, se osserviamo la Terra, vediamo che la maggior parte delle forme di vita erano molto piccole un tempo, cioè microscopiche. E’ solo grazie alla presenza di ossigeno che la vita si è evoluta successivamente in forme animali per poi arrivare a esseri intelligenti. Quindi è possibile che su Marte le prime forme di vita siano vissute a livello microscopico e che la quantità di ossigeno sia stata talmente elevata che sul pianeta siano esistite forme di vita molto più grandi di quanto sia accaduto similmente sulla Terra. Queste sono comunque delle ipotesi ma è probabile che l’evoluzione su Marte sia stata molto più veloce di quella terrestre.

Essendo molto più piccolo della Terra, Marte ha forse avuto una evoluzione molto più rapida in termini di ossigeno e la stessa vita si sarebbe evoluta molto più rapidamente raggiungendo livelli di struttura complessi se paragonati a ciò che è accaduto sul nostro pianeta. Oggi noi cerchiamo su Marte possibili forme di vita microscopiche o elementari, ma non si dovrebbe trascurare l’eventuale ricerca d qualcosa di più interessante e più complesso.

Fu Marte come la Terra nel passato ? Anche se lo è stato, oggi il pianeta rosso è un luogo deserto e freddo. Nella figura si nota il monte Olimpo che domina la regione settentrionale di Tharsis. Credit: JPL

Non abbiamo comunque prove certe che la vita sia o meno esistita su Marte. Ciò di cui la vita ha bisogno per evolvere è certamente l’acqua e quello che si osserva è un pianeta sul quale, nel passato, doveva essere presente l’acqua. Questo porterebbe a dire che Marte doveva ospitare un tempo qualche forma di vita. Qualcuno ritiene che, anche se su Marte fosse esistita acqua, non necessariamente la vita si sarebbe evoluta. Con le nostre conoscenze scientifiche attuali non lo sappiamo con sicurezza.
Non sappiamo nemmeno come sia nata la vita sulla Terra e non sappiamo nemmeno se si sia sviluppata su un altro pianeta. Insomma, non conosciamo esattamente i dettagli dell’evoluzione planetaria. L’unico modo per scoprirlo sarà quello di andare a visitare la superficie del pianeta rosso.

Un altro problema è che non sappiamo con certezza per quanto tempo Marte abbia avuto acqua e non sappiamo neanche quanto tempo occorra alla vita per evolvere. Alcuni studiosi affermano che la vita si può sviluppare molto rapidamente, cioè in un tempo dell’ordine del milione di anni o meno. Altri pensano che ci vogliano almeno miliardi di anni.

Quello che possiamo dire è che forse sulla Terra la vita si è evoluta molto rapidamente proprio alcuni miliardi di anni fa, quando la Terra si stava formando. Se questo fosse vero si potrebbe pensare che la vita si possa sviluppare rapidamente; ma è difficile arrivare a questa conclusione basandoci solo sul caso terrestre.

Se la vita sulla Terra si è sviluppata molto rapidamente, potrebbe essere un puro caso: può essere un evento molto raro e difficile. Naturalmente possiamo dire che se esistono le condizioni di tipo terrestre su un altro pianeta allora possiamo supporre che la vita possa svilupparsi più facilmente.
Se però stiamo seduti qui a fare delle ipotesi, non avremo mai la risposta. In definitiva, il solo modo di saperlo è di andare su Marte.

Se andando su Marte troveremo forti evidenze dell’esistenza di vita, cioè un’altra forma di vita diversa dalla nostra, allora potremmo dire che la vita quasi certamente si potrà sviluppare in qualsiasi altro pianeta simile alla Terra. Se invece su Marte noi scopriamo che c’erano tutte le condizioni necessarie per l’evoluzione della vita, presenza di acqua, atmosfera, ma scopriamo che essa non si è mai sviluppata allora dovremmo essere un pò più pessimisti nel predire l’esistenza di altre forme di vita su altri pianeti.

Immagine della regione del polo sud di Marte. Gli scienziati ritengono che il polo contenga al più 1/10 dell’acqua che sarebbe esistita su Marte molto tempo fa. Dove è andata a finire allora la restante acqua ? – Credit: NASA/JPL

Dai recenti risultati delle missioni spaziali possiamo dire che tutti i dati si focalizzano sulla presenza di acqua. Dalla sonda Odyssey abbiamo ottenuto un’evidenza diretta che su Marte esistono delle regioni polari con presenza massiccia di ghiaccio. Inoltre sappiamo che esistevano un tempo fiumi e canali e questo implicherebbe che sul pianeta un tempo abbondava l’acqua.

Probabilmente Marte ha ospitato una qualche forma di vita nella sua storia primordiale che ora non c’è più, ma non ne siamo certi. E’ possibile che esistano luoghi sulla superficie del pianeta, in prossimità delle regioni polari, dove la vita potrebbe esistere, in forme certamente elementari, grazie al riscaldamento sotterraneo che renderebbe l’acqua allo stato liquido.

Il ruolo delle galassie

La materia di cui siamo formati noi esseri umani si forma nelle stelle; è la stessa che forma i pianeti e si produce dall’esplosione delle supernovae. Le supernovae immettono continuamente materia nel mezzo interstellare a velocità dell’ordine di 20.000 Km/sec e questo materiale sarebbe disperso se non fosse per la presenza di una grande forza di attrazione che lo frena e lo porta indietro, per così dire, a contrarsi per formare nuove stelle e pianeti: questa forza è esercitata appunto dalle galassie.

Le galassie si possono considerare dei giganteschi calderoni dove vengono cucinati, per così dire, gli ingredienti necessari che porteranno alla formazione di nuovi sistemi solari accompagnati da pianeti dove potrebbe svilupparsi la vita.

Dalla Terra noi possiamo ammirare la galassia NGC 4594, nota anche come la Galassia a Sombrero per la sua caratteristica forma del cappello messicano. – Credit: Keck Observatory

Oggi noi sappiamo che esistono sistemi solari simili al nostro dove sono stati osservati pianeti extrasolari. Nella nostra posizione, circa 30.000 anni-luce dal centro della Via Lattea, c’è ancora del gas dove le stelle si stanno formando. Nelle regioni più interne, prossime al nucleo della Galassia, esistono invece stelle più vecchie che si sono formate in tempi più remoti all’epoca di formazione della Galassia.

Rappresentazione artistica di un pianeta extrasolare. Credit: JPL

La posizione occupata dal nostro Sistema Solare è una regione intermedia alle due e si può considerare composta da un insieme di stelle e di gas.
Noi osserviamo numerose stelle che hanno la stessa età del Sole e la stessa composizione chimica. Questa deve essere la regione dove cercare altri sistemi solari. Ed è proprio in questa area che noi li stiamo osservando.

Il nostro Sistema Solare si può considerare in definitiva un posto “normale”. Guardando intorno si scoprono decine e centinaia di galassie vicine che assomigliano alla nostra Via Lattea. Queste galassie hanno, come la nostra, stelle che abitano in queste regioni intermedie, con la stessa età del Sole, stessa luminosità, stessa massa, stessa composizione chimica. Perciò diventa molto probabile che pianeti e sistemi solari, simili al nostro, si stiano formando in altre galassie e in gran numero.

Il nostro Sistema Solare si è formato in una regione intermedia della Via Lattea: nè troppo al centro della Galassia nè troppo lontano, dove gli elementi pesanti avrebbero poca probabilità di formare i pianeti.
 Credit: Keck Observatory

E’ importante ricordare che le condizioni per la nascita della vita sulla Terra si sono avute circa 4,6 miliardi di anni fa quando appunto è nato il Sole con il suo Sistema Solare.

Possiamo osservare altri sistemi solari in altre galassie risalenti anche a epoche precedenti.

Quello di cui abbiamo bisogno oggi sono osservazioni su larga scala di migliaia di galassie per studiarne il contenuto stellare, le loro abbondanze metalliche, la composizione chimica degli elementi più pesanti al fine di capire come e quando le galassie siano diventate adatte per cominciare il processo della formazione della vita.

Per cercare la vita o le condizioni per cui essa si possa sviluppare nel passato abbiamo bisogno di telescopi enormi per raccogliere la luce ed uno spettrografo per analizzarla. Dallo spettro possiamo imparare tante cose che possono essere fondamentali per comprendere se la vita possa essersi sviluppata in altre galassie. Lo spettro di una galassia si può ritenere come la sua impronta digitale poichè ogni spettro è unico, essendo le galassie differenti una dall’altra. Questa informazione ci dice di cosa è fatta la galassia, come si muove, quanto è distante, quanto è grande, insomma quali e quanti elementi esistono (ossigeno, carbonio, ferro) per cui possiamo capire se esistano gli ingredienti giusti ed il “punto di cottura” adatto per formare nuovi pianeti.

Oggi noi sappiamo, osservando galassie vecchie di 8-9 miliardi di anni, le galassie più grandi, che  la produzione degli elementi pesanti, che arricchisce il mezzo interstellare, si è propagata, come un’onda, dal centro verso la periferia della Galassia in un tempo dell’ordine di alcuni miliardi di anni. Questo spiega perchè il nostro Sole si sia formato 4,6 miliardi di anni fa, in un passato relativamente vicino, cioè in un punto della Galassia dove l’onda che trasportava gli elementi pesanti ha determinato la formazione di un Sistema Solare adatto alla vita.

L’evidenza suggerisce che le galassie giganti formano nuovi sostemi planetari lungo una onda che si propaga dai loro centri verso la periferia man mano che il mezzo interstellare viene arricchito di elementi pesanti. – Credit: Keck Observatory

Questo vuol dire che esisterebbero molti sistemi solari nelle regioni centrali delle galassie che sarebbero perciò il vero luogo dove osservare i più vecchi sistemi simili al nostro.

L’Universo si può comunque considerare un luogo ospitale per lo sviluppo della vita, dato che ci sono miliardi e miliardi di galassie che stanno formando gli elementi che porteranno alla formazione di nuove stelle e perciò di nuovi sistemi planetari. Questo processo è iniziato in epoche remote, nella gran parte delle galassie, ancor prima di quanto sia accaduto nella Via Lattea.

Possiamo allora pensare all’Universo come un gigantesco giardino cosmico dove i fiori sono le galassie che, a loro volta, sono i luoghi dove la vita si può sviluppare.

Siamo davvero i soli esseri pensanti nell’Universo ?

Ellie Arroway/Jodie Foster nel film Contact, tratto dal celebre romanzo di Carl Sagan.
Sullo sfondo si notano le antenne del Very Large Array nel deserto di Socorro, New Mexico. Credit : Warner Bros

Da circa 40 anni i radioastronomi lavorano al progetto di ricerca di segnali intelligenti di origine extraterrestre, noto come SETI (Search for Extra Terrestrial Intelligence), e fino ad oggi non abbiamo mai avuto alcun segno che possa far pensare che non siamo i soli esseri pensanti nell’Universo.

Se diamo uno sguardo al nostro pianeta oggi, possiamo dire che ci sono almeno da 10 a 30 milioni di specie che lo abitano. Mentre se consideriamo i fossili, si scopre che sulla Terra ci sono stati almeno centinaia di milioni di specie. Solo una volta sul pianeta si è sviluppata una forma di vita intelligente che ha permesso di costruire tecnologicamente uno strumento in grado di comunicare o di ascoltare, cioè il radiotelescopio.

Noi sappiamo che esistono diverse centinaia di miliardi di stelle nella Via Lattea, forse cento miliardi di galassie nell’Universo. Come è possibile allora che noi siamo i soli esseri intelligenti che popolano l’intero Universo ?

Nella grande vastità della Galassia, dove ci sono centinaia di miliardi di stelle, di sicuro il sistema Terra deve essersi ripetuto molte volte. Siamo arrivati all’intelligenza dopo circa 500 milioni di anni rispetto alla comparsa delle prime forme di vita animale. Noi abitiamo su un pianeta “tranquillo” da un punto di vista astronomico, un pianeta che non è ripetutamente bombardato da ciò che ha forse distrutto i dinosauri, gli asteroidi. E se noi non avessimo avuto Giove, il gigante dei pianeti del Sistema Solare, il tasso dell’impatto degli asteroidi sulla superficie della Terra sarebbe stato 10.000 volte maggiore.

Il luogo dove ha sede il Sistema Solare si può ritenere un posto magnifico, nell’ambito dell’intera Galassia, dove la vita si può sviluppare. Se ci spostiamo con l’immaginazione verso il centro della Galassia o verso la periferia, la situazione peggiora poichè da un lato incontriamo molte più stelle, esplosioni di supernove, fenomeni più energetici e violenti, buchi-neri, mentre dall’altro lato ci troviamo con una mancanza di elementi pesanti necessari per formare un pianeta abitabile.

Quindi è come se fossimo in un’area caratteristica, ristretta, adatta allo sviluppo della vita. Quanto piccola sia questa striscia non è ancora chiaro.

La geologia ci dice alcuni fatti importanti. Primo, è necessario avere un lungo periodo di stabilità per la temperatura del nostro pianeta, un fenomeno geologico che ci ha permesso di avere, nel corso di quattro miliardi di anni l’acqua allo stato liquido. La temperatura della Terra non è mai salita oltre i 100°C o non è mai scesa sotto i 0°C per lunghi periodi di tempo. E questo è un fatto molto raro. Secondo, il tasso d’impatto dovuto agli asteroidi porterebbe una eventuale specie all’estinzione. Infatti, 65 milioni di anni fa, milioni di dinosauri che popolavano la Terra, furono estinti improvisamente a causa di un impatto devastante.

Cosa succederebbe se questo evento cataclismico accadesse 100 volte, 1000 volte oppure 10000 volte ? Dall’ultimo impatto, sono trascorsi appunto 65 milioni di anni prima che l’intelligenza avesse il sopravvento. La vita intelligente perciò richiede tempo per arrivare ad uno stadio almeno come noi lo conosciamo.

Il problema dell’evoluzione della vita non si basa solo su quanti pianeti extrasolari possano esistere ma coinvolge vari campi della fisica come appunto la geologia o la biologia. C’è di fatto una enorme quantità di informazioni che deriva dalle scienze planetarie ed in particolare dalla geologia.

Oggi noi sappiamo come si formano i pianeti e quali sono le condizioni per la vita e questi studi sono alla base di una disciplina che prende il nome di “Scienza del Sistema Terra” che considera la Terra come un pianeta che può stare in vita per lunghi periodi di tempo. E’ come seguire la vita di un individuo che è nato, sta crescendo e ha tutta una serie di meccanismi che lo rendono vivo.

Nell’Universo esistono dei luoghi dove la vita può svilupparsi, ma la vita intelligente, come noi la conosciamo, e persino quella degli animali, che vivono sulla Terra, non deve essere un fenomeno frequente proprio perchè il pianeta stesso diventa fondamentale per favorire l’evoluzione.

Il tempo è fondamentale per l’evoluzione della vita perchè permette di trasformare le molecole inorganiche ad organiche, da organiche ad una cellula che si combina con altre cellule per formare infine la vita intelligente.

Per capire se l’intelligenza può essere allora un fenomeno comune nell’Universo, consideriamo questa analogia. Ogni tanto nasce un genio della musica e perciò una nuova sinfonia od opera teatrale viene composta grazie a questa intelligenza. Ma questo accade una volta su un milione, una volta su dieci milioni, cioè è un evento raro. E occorre tempo, anche per un genio della musica, arrivare a scrivere una sinfonia o un opera teatrale.

Quindi se ragioniamo statisticamente, il numero di civiltà intelligenti esistenti nella nostra Galassia è sicuramente uno, ma sarebbe potuto essere anche zero. Ma forse ne esistono 1 milione, come aveva affermato Carl Sagan, o forse più. E anche se questo numero fosse, ad esempio, 100, ci sono circa 500 miliardi di stelle nella Via Lattea, e quindi questo numero è abbastanza piccolo.

Quando si parla di pianeti terrestri bisogna intendere un “momento” della vita del pianeta Terra come noi lo conosciamo adesso. Se torniamo indietro di 4 miliardi di anni, il nostro pianeta sarebbe uno dei posti più ostili che si possano immaginare. I pianeti nascono non per ospitare la vita; solo se sono “fortunati”, per così dire, possono diventare dei luoghi adatti per l’evoluzione della vita. Poi, nel corso della loro evoluzione, diventeranno nuovamente ostili. Quindi noi viviamo solo in una finestra temporale della vita di un pianeta dove la vita stessa si è potuta sviluppare ed evolvere come noi la conosciamo.

Marte è uno degli esempi migliori in tal senso. Inizialmente Marte aveva l’acqua per ospitare la vita. Ci chiediamo allora dove sono andati a finire i marziani ? Forse, non hanno mai avuto la fortuna di esistere e quindi di svilupparsi. Forse all’inizio esistevano dei batteri che poi si sono estinti, analogamente come negli altri pianeti. Il destino di Marte è il destino dei pianeti terrestri, essi cioè non vivono a lungo come pianeti terrestri e perciò muoiono.

Per concludere, possiamo dire che gli ingredienti per formare vita animale sono una stella che dà al pianeta una energia costante nel tempo e che non sia troppo grande per non far evaporare il pianeta. Noi sappiamo che il nostro Sole tra circa 5 miliardi di anni evolverà in una stella supergigante e quindi il nostro pianeta non sarà più un luogo abitabile per la vita in generale.

Perciò occorre avere un sistema stella che dia il tempo necessario per l’evoluzione.

Le stelle più piccole darebbero più tempo per l’evoluzione, decine di miliardi di anni. Ma in questo caso un pianeta dovrebbe essere vicino alla stella al punto tale da mostrare, come nel sistema Terra-Luna, la stessa faccia alla stella. In questo caso avremmo da una parte una superficie molto calda e dall’altra una superficie molto fredda. Ad ogni modo questa non sarebbe una situazione ideale anche se la maggior parte delle stelle della Galassia, circa il 10%, sono stelle di piccola massa.

E’ molto improbabile che noi siamo gli unici esseri pensanti nell’Universo, quello che forse è probabile è che siamo tra pochi esseri intelligenti nella Galassia. Il programma di ricerca SETI costituisce comunque un tentativo intelligente che vale la pena portare avanti.

Se ci fossero altre civiltà nella Galassia forse ne avremmo già avuto un segnale o avremmo avuto qualche visita?

Il fatto che non abbiamo avuto segnali o visite non è una prova decisiva sull’inesistenza di altre forme di vita nell’universo.