Il cielo dei navigatori – Alla scoperta del Nuovo Mondo

15 Marzo 2020 / Commenti disabilitati su Il cielo dei navigatori – Alla scoperta del Nuovo Mondo

Personaggi Storia e Mitologia

La navigazione nel medioevo

Il progresso verso un metodo di navigazione scientifico ed accurato è stato lungo e difficile. I naviganti medioevali si basavano sulla posizione del Sole di giorno e su quella delle stelle di notte. Li aiutava anche una diffusa conoscenza di venti, correnti, profili delle coste, che veniva tramandata oralmente da padre in figlio o dai capi barca più vecchi ai marinai più giovani. Solo alla fine del XV secolo si cercò di mettere per scritto tutto questo insieme di conoscenze e di darlo alle stampe.

Il primo strumento per navigare fu lo scandaglio, che poteva consistere o in una lunga pertica di legno o in un peso di piombo attaccato all’estremità di una corda in cui erano stati fatti dei nodi a distanza regolare. Lo scandaglio aveva anche la possibilità di prelevare del materiale dal fondo marino, in modo che i naviganti si rendevano conto se si stavano muovendo su fondali sabbiosi o rocciosi.

Rappresentazione fantastica dell’invenzione della bussola da parte di Flavio Gioia da Amalfi. Nello “stanzino delle matematiche” in palazzo Vecchio a Firenze

L’invenzione della bussola costituì un grande progresso per l’affidabilità della navigazione. La tradizione vuole che sia stata inventata ad Amalfi, ma la prima documentazione scritta dell’esistenza di una bussola, si trova nell’opera di un monaco inglese, Alexander Neckham (1157-1217) risalente al 1187. A quel tempo l’ago magnetico veniva utilizzato solo in condizioni di cielo coperto, quando non si poteva vedere ne’ il Sole ne’ le stelle, come ci racconta il domenicano Vincent di Beauvais (1190-1264).

Carta Pisana del 1275 (circa), conservata presso la Biblioteca Nazionale di Parigi. È il più antico esempio di portolano che, nonostante il suo nome è probabilmente di origine genovese.

Contemporaneamente all’uso della bussola, nella navigazione mediterranea inizia ad essere utilizzato il portolano. Si tratta di una carta delle coste, disegnata su una pergamena grande quanto la pelle intera di una pecora. I portolani erano molto accurati nel disegno delle coste e indicavano le rotte principali che collegavano i diversi porti. Solo quando la bussola fu perfezionata, e l’ago magnetico fu lasciato libero di muoversi su una punta di rame, i timonieri cominciarono a fidarsene sempre di più. Sembra che sia stata una nave inglese la prima a montare la bussola in modo permanente davanti alla ruota del timone in una struttura protettiva, che prese il nome di binnacle, per proteggerla dagli elementi atmosferici, e dove trovava posto anche una lucerna.

Enrico II e la navigazione portoghese

I Portoghesi, guidati dal principe Enrico il Navigatore (1394-1460), affrontarono il problema della navigazione in modo innovativo, quando iniziarono i grandi viaggi di esplorazione lungo la costa occidentale dell’Africa. Nel 1420 furono colonizzate le Isole Canarie, e nel 1433 fu il turno delle isole Azzorre. In questo periodo fu studiato con cura il sistema di venti dell’Oceano Atlantico, e presto i marinai si convinsero che sarebbero sempre potuti tornare a casa, sia che si muovessero verso Sud, sia che navigassero verso Ovest. Infatti scoprirono che la direzione del vento dominante cambiava con la latitudine e con la stagione.
Questi viaggi venivano intrapresi principalmente per aggirare l’impero islamico e raggiungere l’Oriente e, in parte, per soddisfare il desiderio di scoperte del principe Enrico. Fu lo stesso principe a volere a Sagres una scuola, dove si insegnava ad usare i metodi più comuni di navigazione e l’uso di semplici strumenti astronomici.

La costellazione dell’Orsa Minore con la posizione della stella polare e delle “guardas” rispetto al polo nord celeste

Lo strumento astronomico, comunemente utilizzato, era un quadrante di legno con due mire fissate su un lato e un filo a piombo, che permetteva di rilevare l’altezza di un astro. Si raccomandava agli ufficiali di osservare la stella Polare nel porto di partenza e di segnare il punto in cui il filo a piombo passava sul bordo dello strumento, cioè di conservare questa misura. Durante il viaggio il navigante prendeva nota della posizione della polare corrispondente a fiumi, promontori ed estuari, in modo che il cartografo potesse ricavarne la latitudine e riportarli correttamente sulla carta geografica. A causa del moto apparente della Polare attorno al polo nord celeste, si raccomandava al navigante di osservare la stella quando le Guardas, cioè le ultime due stelle del Piccolo Carro, fossero state in una posizione assegnata, in modo da tener conto del fatto che la polare non coincide esattamente con il Polo Nord Celeste.

Con questo sistema, quando il navigante voleva recarsi in un luogo la cui altezza polare fosse riportata sul suo quadrante, non doveva fare altro che navigare verso Nord o verso Sud fino a che la Polare non avesse avuto l’altezza voluta e poi muoversi verso Est o verso Ovest, a seconda di casi. In seguito fu insegnato ai naviganti come convertire le differenze di gradi di altezza in leghe, per conoscere di quanto si era navigato nella direzione Nord-Sud, moltiplicando i gradi per 16 e due terzi.

Nel 1471 fu attraversato l’Equatore, e quindi la stella Polare non poteva più essere utilizzata per navigare. Re Giovanni II del Portogallo nominò una commissione che, nel 1485, risolse il problema. Fu pubblicata una tabella che riportava altezza del Sole, al passaggio al meridiano, nei diversi giorni dell’anno, alle diverse latitudini.

Il quadrante, con il suo filo a piombo, non era uno strumento molto pratico da usarsi in mare. Ben presto fu soppiantato dall’astrolabio e balestriglia. Inventata dall’astronomo provenzale Levi Ben Gerson, la sua introduzione a bordo delle navi portoghesi segue di poco il grande viaggio di Vasco de Gama del 1498 che, nella sua traversata dell’Oceano Indiano, aveva conosciuto il kamal, uno strumento arabo di caratteristiche simili.

L’astrolabio è uno strumento di calcolo oltre che di misura e contiene, inoltre, la posizione del Sole e delle principali stelle in coordinate equatoriali assolute. Il cerchio eccentrico nella fotografia rappresenta l’eclittica, cioè il cammino apparente annuo del Sole. Conoscendo la data è possibile ricavare l’ascensione retta e la declinazione dell’astro. Le fiammelle rappresentano alcune stelle, si riconosce Spica della costellazione della Vergine.

I nuovi metodi di navigazione adottati dai portoghesi si diffusero velocemente in Spagna e in tutte le marinerie occidentali.

Colombo e la navigazione oceanica per punti stimati

Colombo era di Genova, un porto del Mediterraneo, e quindi la sua tecnica di navigazione era quella per punti stimati, ampiamente utilizzata dai piloti genovesi. Ma dato che trascorse anche un certo periodo in Portogallo, si può supporre che fosse a conoscenza delle nuove tecniche di navigazione astronomica , anche se non ne era un esperto. Infatti, durante i suoi viaggi, fece numerosi tentativi per misurare la latitudine con metodi astronomici, con risultati sempre deludenti.

Nella navigazione per punti stimati il navigante determina la sua posizione rilevando la rotta e misurando la distanza percorsa a partire da una posizione nota. I marinai dovevano, ogni giorno, riportare la direzione e la distanza percorsa su di una carta, marcando la posizione raggiunta, punto di partenza per il giorno successivo. Per la direzione della rotta si faceva uso della bussola, che era nota in Europa dal 1183. Invece la misura della distanza percorsa era più complessa, richiedendo la misura di un intervallo di tempo e della velocità della nave; dopo di che si moltiplicava la velocità della nave (in miglia per ora) per il tempo trascorso dall’ultima osservazione.
Lo scorrere del tempo veniva misurato con la clessidra o con l’arenario; si tratta di due strumenti simili costituiti da due camere comunicanti attraverso uno stretto passaggio e contenenti il primo acqua ed il secondo sabbia. Supponendo che il flusso da una camera all’altra sia costante e non dipenda dalle condizioni esterne, la quantità di sabbia o di acqua passata è proporzionale al tempo trascorso.
Comunque la clessidra o l’arenario non sono strumenti particolarmente affidabili perchè il flusso dipende dalla stabilità dello strumento, dalla temperatura e, per l’arenario, anche dall’umidità dell’aria. Inoltre andavano tarati e verificati continuamente e, per fare questo si ricorreva all’Astronomia usando il notturnale, con il quale si poteva stabilire il momento della mezzanotte di Tempo Solare Locale.

Un notturnale

Dalla mezzanotte si partiva a misurare l’ora con la clessidra o con l’arenario, ed era compito preciso del mozzo “girare” lo strumento ogni mezzora. Comunque si avevano a disposizione altri tre istanti della giornata che potevano fornire un controllo orario: il sorgere, il culminare e il tramontare del Sole la cui occorrenza, in Tempo Solare Vero Locale, veniva ricavata da tabelle, per le diverse latitudini.
La velocità delle navi era misurata gettando in mare un galleggiante. Lungo il bordo del parapetto vi erano due segni, uno verso prora l’altro verso poppa, che indicavano una lunghezza nota, quando il galleggiante passava in corrispondenza del primo segno, il pilota iniziava a cantare una veloce cantilena e si interrompeva quando il galleggiante passava in corrispondenza del secondo segno (le parole esatte di queste cantilena facevano parte di una perduta tradizione orale risalente alla navigazione medioevale). Il pilota prendeva nota di quale era l’ultima sillaba cantata prima di interrompersi, ogni sillaba corrispondeva ad una determinata velocità in miglia orarie. Ovviamente questo metodo non era applicabile durante le tempeste, oppure durante le bonacce perchè con la velocità troppo bassa la cantilena finiva prima che il galleggiante arrivasse al secondo segno. L’ufficiale di guardia prendeva nota della velocità e della direzione ogni ora su di una tavoletta portatile. Questa era una tavoletta con fori che si irradiavano dal centro verso ogni direzione, la registrazione avveniva inserendo un cavicchio lungo la direzione della rotta in una posizione proporzionale alla distanza percorsa. Dopo quattro ore, alla fine del turno di guardia, un altro cavicchio segnava la direzione e la distanza complessiva percorsa. Alla fine della giornata la rotta risultante e la distanza percorsa veniva riportate sulle carte.

Colombo fu il primo navigante, per quanto ne sappiamo, a tenere un accurato giornale di bordo dei suoi viaggi. In questo giornale registrava tutti i giorni la rotta e le distanze percorse. Dei diversi giornali di bordo che ha scritto a noi è pervenuto completo, anche se non in originale, solo quello del primo viaggio. Dall’esame del giornale possiamo affermare con sicurezza che Colombo seguiva la navigazione per punto stimato, infatti il giornale di bordo riporta con grande cura tutte le variazioni di rotta e le velocità tenute dalla nave in ciascuna rotta. Se Colombo avesse fatto uso di tecniche di navigazione astronomica, avremmo dovuto trovare annotazioni astronomiche sul giornale ma, dal momento che non esistono, possiamo concludere che non facesse uso di queste tecniche.

Il metodo per punto stimato era estremamente aleatorio quando ci si trovava in mare aperto, perché qualsiasi fattore non facilmente valutabile, come ad esempio le correnti marine o le deviazioni magnetiche, portava a commettere errori, per non parlare del rischio di incontrare violente tempeste che, impedendo di procedere al rilievo del tempo o della velocità, faceva saltare tutta la catena di misure. Queste difficoltà hanno convinto molti che Colombo non poteva aver affrontato l’oceano senza l’aiuto dell’Astronomia e, per questo, suggeriscono che egli usasse comunque la navigazione astronomica e che tenesse le sue osservazioni nascoste per motivi sconosciuti (quest’ipotesi è fondamentale per alcune teorie sull’esatta collocazione dell’isola del primo sbarco). Ma questa ipotesi non può essere sostenuta, le navi di Colombo erano pilotate da un timoniere alla barra che era collocata sotto il cassero, quindi il timoniere non poteva vedere il cielo e l’unico modo per seguire una rotta era la bussola.
Si potrebbe supporre che Colombo facesse dei controlli astronomici sistematici sulla latitudine, ma in questo caso si sarebbe accorto che il fenomeno della declinazione magnetica lo stava spingendo verso Sud, rispetto all’esatta direzione Ovest e avrebbe corretto la rotta. In altre parole se Colombo avesse fatto osservazioni astronomiche di controllo, si noterebbe tutta una serie di piccole correzioni periodiche di rotta, in modo da restare su di una precisa latitudine. Queste correzione avrebbero dovuto essere fatte almeno ogni tre o quattro giorni, ma il giornale di bordo non mostra nessuna di queste correzioni. Colombo nel suo primo viaggio seguì ostinatamente la rotta magnetica verso Ovest anche per settimane. Solo tre volte abbandonò questa rotta, una volta a causa di venti contrari e due volte per investigare su falsi segnali di terre, in nessuno di questi casi mostrò interesse a ritornare alla latitudine precedente.

Qualcuno ha suggerito che Colombo avesse corretto in precedenza la sua bussola, confrontandone le indicazioni con osservazioni astronomiche, questo sarebbe stato possibile in teoria, ma vi sono indizi che questo non è avvenuto. Nel suo viaggio di ritorno, nel 1493, Colombo partì dalla baia di Samana nel nord di Hispaniola e prese terra nell’isola di Santa Maria nelle Azzorre. Noi possiamo ricostruire la sua rotta dalle registrazioni riportate sul giornale di bordo e se Colombo avesse usato una bussola corretta per la declinazione magnetica, seguendo le indicazioni riportate si passerebbe a circa 200 miglia a sud delle Azzorre. Il solo modo per arrivare alle Azzorre, seguendo le indicazioni del giornale, è quello di usare una bussola non compensata.

Colombo e la navigazione astronomica

Durante i suoi viaggi, Colombo sperimentò saltuariamente tecniche di navigazione astronomica, tuttavia questi esperimenti furono senza successo e in alcuni casi, come nelle misure di longitudine, forse i risultati furono volutamente alterati. L’unica misura astronomica regolarmente possibile ai suoi tempi era quella di latitudine attraverso l’osservazione della posizione dei corpi celesti (Sole, Luna e pianeti), con metodi noti fin dall’antichità.

Quadrante nautico

Dopo aver navigato attraverso l’Atlantico usando il metodo per punti stimati, il 30 ottobre 1492 tentò di trovare la latitudine usando un quadrante. In quel momento si trovava a Cuba nel Puerto de Mares, comunemente identificato con Puerto Gibara a circa 20° di latitudine Nord, ma il risultato che ottenne fu di 40°. Fece poi un’altra lettura, nello stesso posto, il 2 novembre, ottenendo lo stesso risultato.

Continuando lungo la costa di Cuba, tentò ancora una lettura del quadrante, il 21 novembre, ed ottiene 42°, misura riportata sul giornale, anche se era conscio che fosse sbagliata. Il 13 dicembre del 1492, quando era in una baia a Nord di Haiti, fece due tentativi per misurare la latitudine, utilizzando due metodi differenti. Aveva letto nei lavori di Tolomeo che la lunghezza del giorno era determinata dalla latitudine del luogo. Il 13 dicembre (secondo il calendario giuliano, allora in vigore) era il giorno dopo il solstizio d’inverno, ed era l’occasione giusta per una misura di latitudine. Trovò che il giorno, in quel luogo, durava 10 ore, risultato abbastanza errato e che non venne tradotto in una misura di latitudine, probabilmente perché Colombo non aveva le conoscenze trigonometriche necessarie o, forse, non era convinto del risultato.

Astrolabio nautico

Quella notte eseguì un secondo tentativo per ottenere la latitudine, misurando l’altezza della Polare con il quadrante; questa volta la misura risultò di 34°, ben lontana da quella reale che è di circa 19°. Infine il 3 febbraio 1493, durante il viaggio di ritorno, tentò di determinare l’altezza della Polare con il quadrante e l’astrolabio, ma le onde erano talmente alte da impedire la misura.

Per spiegare le misure riportate da Colombo, qualcuno pensa che egli sbagli l’identificazione della Polare, ma questo è difficile da sostenere perchè l’identificazione delle stelle attorno al polo nord celeste era necessaria per l’uso del notturnale e la determinazione dell’ora. Recentemente è stata avanzata l’ipotesi che Colombo avesse semplicemente sbagliato a leggere l’indicazione del suo quadrante. Infatti molti quadranti dell’epoca, conservati nei musei, riportano al posto dell’angolo, il valore della sua “tangente trigonometrica“, moltiplicata per cento per evitare il punto decimale e quindi favorire la lettura. Se seguiamo questa ipotesi, le misure di Colombo risultano errate di solo un paio di gradi. In ogni caso Colombo si dimostrò non particolarmente abile nell’uso delle tecniche astronomiche e nell’uso degli strumenti; non sorprende, quindi, che nel suo secondo viaggio non ci siano stati ulteriori tentativi di misure astronomiche, se si eccettuano le contestate misure di longitudine con il metodo delle eclissi lunari.

Nel 1498 Colombo salpò dalla Spagna con sei navi di approvvigionamenti per i coloni di Hispaniola. Questo è l’unico viaggio in cui Colombo tentò di fare regolari e seri tentativi di navigazione astronomica. Tuttavia i risultati che ottenne sono molto miseri, anche se confrontati con la precisione dei tempi. Quando raggiunge le isole Canarie, Colombo divise la flotta, tre navi viaggiarono verso WSW, dirette verso Hispagnola, mentre Colombo stesso con tre navi prese una rotta verso Sud fino alle isole di Capo Verde e poi verso Ovest. Nel passaggio a Ovest di Capo Verde, eseguì una serie di osservazioni della stella Polare per determinare la latitudine. Secondo Colombo l’altezza della stella Polare variava da 5 a 15 gradi a secondo dell’ora della notte. A quei tempi la Polare distava circa 3,5 gradi dal polo celeste, cosicchè il movimento in altezza sarebbe dovuto essere di sette gradi e non dieci, cosa ben nota ai naviganti dell’epoca, esperti in navigazione astronomica.

L’isola di Trinidad è posta vicino alle coste del Venezuela, ed è separata dal continente da due stretti, che Colombo battezzò Boca del Sierpe e Boca del Drago. Colombo tentò di misurare la distanza fra questi due stretti usando osservazioni astronomiche e trovando l’altezza della Polare nel primo stretto di 5°, mentre nel secondo di 7°. Le altezze della Polare da quelle posizioni avrebbero dovuto essere, nel 1498, rispettivamente 12.8 e 13.5°, con un errore, rispettivamente, di circa 8 e 6° un risultato veramente misero anche secondo la precisione del tempo!

Poco dopo queste misure Colombo si ammalò e non ci sono altre registrazioni di tentativi di osservazioni astronomiche per il resto del viaggio.

Amerigo, dalle case dei Vespucci alla corte di Lorenzo

Amerigo Matteo Vespucci nacque a Firenze il 9 di Marzo del 1452 (secondo altri il 1454), terzo dei cinque figli di Nastagio di ser Amerigo e di Lisa di ser Giovanni Mini. I Vespucci risiedevano nel borgo di Ognissanti, dove avevano concentrato i loro palazzi. Per maggior gloria del casato, Simone di Piero volle edificare in quel quartiere un ospedale che dal 1627 verrà detto di San Giovanni di Dio.

La casa dei Vespucci in Borgo Ognissanti a Firenze. Nella parte destra si riconosce l’ingresso dell’Ospedale di S.Giovanni di Dio

La casa Vespucci annovera tra i sui membri capitani, consoli e consiglieri di re. Tuttavia, alla nascita di Amerigo, la famiglia vive in ristrettezze economiche, come ci dimostrano le dichiarazioni al catasto del padre di Amerigo, notaio stipendiato dall’arte dei vaiai (pellicciai). Amerigo viene affidato, per essere educato, allo zio paterno Giorgio Antonio che era l’intellettuale di famiglia, essendo stato allievo di Filippo di ser Ugolino Peruzzi ed avendone frequentato la ricca biblioteca.

In seguito lo zio di Amerigo si fece domenicano e rimase fedele ai voti espressi, fino alla morte. Comunque, al tempo in cui riceve l’incarico di educare il giovane Amerigo, era semplicemente un dotto umanista che teneva una sorta di scuola privata, per giovani desiderosi di formarsi una cultura generale, non professionalizzante.
Di fatto Amerigo imparò a leggere e a scrivere correttamente il latino, quanto bastava per poter lavorare come segretario nelle corrispondenze diplomatiche. Insieme al latino, il giovane Amerigo assorbe dallo zio una parte di quel fervore scientifico che caratterizzava le riunioni degli umanisti fiorentini nel convento di S.Maria degli Angeli, a cui lo zio aveva partecipato da giovane. Nel 1478 troviamo Amerigo a Parigi, segretario di Guidantonio Vespucci, inviato in quella città come ambasciatore di Firenze da Lorenzo il Magnifico.

Non sappiamo molto del soggiorno di Amerigo a Parigi, ma possiamo supporre che fu per lui un’ottima occasione per sviluppare quel particolare senso dell’osservazione delle persone e delle cose, che fu il tratto caratteristico della sua vita di mercante e di navigatore. Tornato da Parigi nel 1480 lo ritroviamo, a 31 anni, nel 1483, maestro di casa di Lorenzo il Magnifico, dove svolge mansioni, tra le più diverse, sia occupandosi come un fattore dei prodotti della campagna, sia verificando che il vasellame fosse mantenuto in ordine, sia occupandosi dei problemi di cuore di influenti personaggi.

Vespucci: da mercante a cartografo

Nel 1492 Amerigo è a Siviglia, ispettore del banco Medici e, morto Lorenzo il Magnifico, rimarrà nella città spagnola, dove diventa socio di Giannotto Berardi, un fiorentino arricchitosi con il mercato degli schiavi, razziati dai portoghesi lungo le coste dell’Africa, e di un intraprendente ammiraglio, Cristoforo Colombo, in cerca di finanziatori per la sua impresa. Amerigo è molto attivo a Siviglia, lavora per le diverse compagnie di fiorentini che operavano in quella città, ma anche per se stesso. Da una lettera sappiamo che il 21 Ottobre 1495 prende in consegna un certo numero di schiavi indios per il valore di 38.700 maravedis, nel quadro delle liti conseguenti lo scioglimento della società fatta con Colombo. La scoperta del Nuovo Mondo produce un fiorire di iniziative volte ad armare flotte per compiere viaggi di esplorazione, da cui tutti si attendono guadagni e incarichi. In quest’atmosfera, Vespucci cambia occupazione, da commerciante diventa navigatore,forse nel ruolo di “piloto mayor”, in termini moderni diremmo ufficiale di rotta. Conoscenze di Geografia il nostro Amerigo se le era formate a Firenze, quando studiava sotto la guida dello zio e, probabilmente, aveva assimilato molte nozioni incontrando gli ufficiali di rotta delle spedizioni di Colombo.

Le rotte dei due viaggi di Vespucci

Sappiamo, da una lettera datata 28 Luglio 1500, che Vespucci era tornato da un viaggio compiuto per le Altezze di Spagna. La spedizione, lasciato Cadice, fatto scalo alle isole Canarie e raggiunto un punto del Suriname o della Guyana Francese, attorno a 4 o 5 gradi di latitudine Nord, si diresse verso Sud Est. Scopre il Rio delle Amazzoni e ne inizia l’esplorazione per una profondità di circa 100 km. Per motivi di opportunità politica, inverte la rotta dirigendosi verso Nord-Ovest e, dopo aver raggiunto 10 gradi Nord, la spedizione sbarcò in un’isola che probabilmente era Trinidad. La flotta gettò poi le ancore alla foce del fiume Orinoco, descritto da Amerigo come un grandissimo rio che causa esser l’acqua dolce di questo golfo .

Nelle successive esplorazioni la flotta si portò all’ingresso del Golfo di Maracaibo, dove scoprì dei villaggi costruiti su palafitte, da cui il nome di Venezuela ovvero piccola Venezia. Nel giugno del 1500, dopo 13 mesi trascorsi in navigazione, la flotta fece ritorno a Cadice, non senza aver rapito duecentotrentadue indios da vendere come schiavi. Gli esperti della vita di Vespucci non sono tutti daccordo sul vero ruolo svolto da Amerigo in questa spedizione, se sia stato o meno capitano, o semplicemente ufficiale di rotta: è molto probabile che il suo ruolo sia stato quello del geografo, con il compito di redigere un diario e disegnare una carta dei luoghi toccati dalla navigazione.

Vespucci, pur credendo, come Colombo, di aver costeggiato l’Asia, si era reso conto che parte di quelle terre che aveva toccato si trovavano a Est del meridiano che divideva le zone di influenza spagnola da quelle di influenza portoghese, come stabilito dal trattato di Tordesillas (1494). Sarebbe stato quindi inutile per lui, imbarcato su una flotta spagnola, proseguirne l’esplorazione.

Re Emanuele del Portogallo, venuto a sapere dell’esistenza di queste terre, pensò di organizzare una spedizione, di cui dette il comando al Vespucci stesso. La spedizione salpò alla fine di Maggio del 1501, costeggiò dapprima le coste dell’Africa fino a Capo Verde e poi si diresse verso le coste del Brasile, dove scoprì una grande baia che, in onore del suo quartiere fiorentino, chiamò “di tutti i Santi”. In quella baia ora sorge la città di San Salvador de Bahia. La flotta poi costeggiò tutta l’America del Sud, spingendosi fino a 50 gradi di latitudine Sud. Nel mese di Luglio del 1502 Vespucci fece ritorno con la propria flotta a Lisbona.

Dalle scoperte fatte da Vespucci durante questo viaggio scaturì la nuova distribuzione delle terre tra Spagna e Portogallo e la coscienza che l’America del Sud non era l’Asia, ma un Nuovo Mondo. La sorte volle che Vespucci, partito al servizio della Spagna nel suo primo viaggio, scoprisse terre che, secondo il trattato di Tordesillas, avrebbero dovuto appartenere al Portogallo (Brasile) mentre, nel secondo viaggio, partito al servizio di un re portoghese, scoprì terre che apparterranno in seguito alla Spagna (Argentina). Il ruolo delle misure di longitudine è molto importante in questo caso, essendo la “riga” tracciata dal trattato di Tordesillas, essenzialmente un meridiano; era perciò necessario sapere se le terre che si stavano esplorando erano portoghesi o spagnole. Comunque il re Emanuele del Portogallo ritenne inutile procedere con altre esplorazioni, essendo chiarissimo che le nuove terre scoperte dal Vespucci non sarebbero state sue. Vespucci tornò a Siviglia dove ottenne la carica di “Piloto Mayor”, ovvero curatore delle carte e degli strumenti di navigazione, carica che tenne fino alla morte avvenuta del 1512. In seguito, la comparsa di libretti a nome di Vespucci, ma non scritti da lui, confuse molto la tradizione delle imprese vespucciane, tanto da far parlare di quattro viaggi e facendo anche apparire Amerigo Vespucci come un odioso rivale di Colombo.

Vespucci, Marte, la Luna e la congiunzione del 23 Agosto del 1500

Amerigo, da giovane, aveva letto con attenzione, sotto la guida dello zio, molti testi classici e fra questi anche alcuni di astronomia. Era quindi ben in grado di affrontare il problema della determinazione della longitudine di un luogo, in questo caso la longitudine delle coste del Venezuela, appena scoperto. Tra i libri che si era portato in viaggio ci dovevano essere anche le tavole delle posizioni dei pianeti preparate da Giovanni da Monteregio (detto il Regiomontano). In queste tavole era scritto che il 23 Agosto 1500 la Luna e Marte sarebbero stati in congiunzione. Volendo tradurre dal linguaggio degli astronomi potremmo dire, più semplicemente, che la Luna quel giorno sarebbe passata vicina a Marte. L’ora di massimo avvicinamento veniva data dal Regiomontano per la città di Norimberga. Vespucci, sfruttando questa circostanza, tentò di misurare, con i mezzi che aveva a disposizione, la distanza della Luna da Marte per capire in quale momento sarebbe stata minima. Il confronto tra l’ora prevista per Norimberga e quella effettivamente misurata da Vespucci, avrebbe indicato la differenza di longitudine tra Norimberga e il Venezuela. L’idea di Vespucci non è altro che una variante del metodo delle eclissi di Luna utilizzato fin dai tempi antichi.

Secondo i nostri calcoli la congiunzione si verificò attorno al mezzogiorno del giorno 25 Agosto 1500. Per meglio comprendere la cartina potete usare le istruzioni.

La misura però non fu molto concludente anche perchè la previsione era clamorosamente sbagliata. Infatti i calcoli moderni indicano che il fenomeno avvenne attorno al mezzogiorno dell’Europa centrale il giorno 25 e non il giorno 23. Inoltre le circostanze della congiunzione la rendevano oggettivamente difficile da osservarsi, essendo Marte vicino al Sole e, di conseguenza la Luna nuova. Per osservarla Vespucci si sottopose al grandissimo travaglio di lunghe notti di osservazione per misurare, prima e dopo la congiunzione, la posizione della Luna rispetto alle stelle onde poter inferire, attraverso il calcolo, il tempo locale del fenomeno.

Vespucci misura la latitudine utilizzando la “Croce del Sud” per determinare la posizione del Polo Sud celeste.
Decorazioni delle sale del museo degli argenti in Palazzo Pitti a Firenze

Comunque il suo tentativo ebbe il merito di indicare un metodo che in seguito si chiamerà delle distanze lunari. Il metodo consiste nel ricavare il tempo solare locale di luoghi distanti della Terra, dei luoghi cioè per i quali è stata preparata una tabella di distanze lunari in funzione del tempo. La differenza tra tempo locale e tempo del luogo di riferimento, così ricavato, dà direttamente la differenza di longitudine dei due luoghi.