A Pale Blue Dot, Sagan e Seneca

Come tutti sanno, questa foto del nostro pianeta scattata dalla Voyager nel 1990 quando si trovava a 6 miliardi di km ispirò al celebre astrofisico e divulgatore Carl Sagan una intensa pagina di riflessioni sul nostro posto nell’universo.

Tale scritto prese il nome che egli stesso aveva dato alla foto: “A pale blue dot”, ovvero “Un puntino azzurro”

Ciò che quella immagine suscita soprattutto è il senso di minuscolezza del pianeta sul quale conduciamo le nostre esistenze, affogato e quasi invisibile nei raggi di luce del Sole.
Il senso di grandiosità che attribuiamo alle nostre imprese si scontra con l’irrilevanza su scala cosmica del nostro mondo, donandoci (così almeno spera Sagan) una maggiore umiltà e consapevolezza riguardo alle nostre vicende e rimettendo le nostre stesse esistenze in una prospettiva nuova, più matura.

Alle guerre, a quell’inutile e tragico spargimento di sangue legalizzato che ancora oggi non riusciamo a relegare al passato, Carl Sagan dedica alcune righe potenti della sua riflessione:

Egli scrive:
“…Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino…”.

Se una foto come quella della sonda Voyager è perfetta per suscitare simili pensieri, non bisogna nemmeno pensare che sia necessaria. L’immensità del cosmo contemplato ad occhio nudo e la sua incomparabile vetustà e durata rispetto alle vicende umane è sufficiente a innescare queste stesse considerazioni.

Seneca aveva scritto:
“È tutto qui quel punto che viene diviso col ferro e col fuoco fra tante popolazioni? Oh quanto ridicoli sono i confini posti dagli uomini!”

Dopo duemila anni (e un viaggio tecnologico che ci ha portato a guardare il pianeta Terra da 6 miliardi di chilometri di distanza) sembra che il pensiero sia lo stesso, esposto quasi con le stesse parole.

Di nuovo appare incredibilmente evoluto il mondo antico, e fondamentale il richiamo all’osservazione del cielo ad occhio nudo, capace quasi di “ridimensionare” le nostre smanie di grandezza.
Da entrambe le parti, dal passato e dall’universo, possiamo trarre un saggio insegnamento e ricevere un unico appello, quello alla pace.

[ Paolo Colona ]