Le origini della sua passione, gli onori e i titoli, la sua fine nelle pagine del libro "Giovanni Schiaparelli, l'uomo, lo scienziato" a cura di Luigi Botta, editore Beggiami di Savigliano

Ricordo di Giovanni Schiaparelli nel centenario della morte

Le origini della sua passione


Per allora incominciai ad imparare a leggere; nel che mi fu maestra mia Madre; a scrivere e a far di conti m’insegnò mio Padre. Ciò fatto, nacque il dilemma: se io avessi a fare il fornaciaio "more institutoque maiorum", oppure se dovessi applicarmi agli studi. Prevalse pel momento il secondo avviso, propugnato da mio zio matemo,che era Luigi Schiaparelli, allora professore di liceo in Asti, autore più tardi di molti buoni libri elementari di storia e di geografia. Ma la fomace era là che mi aspettava, se la mia riuscita non fosse stata soddisfacente. Di ciò ben persuaso, mi proposi di fare del mio meglio; ed avendo io poi perseverato in questa risoluzione, della fornace non si parlò più. Cambiata così la dolce e temperata disciplina domestica col regime puro, ma salutare, della ferula magistrale, mi parve di entrare in un mondo nuovo. Qui cessai di esser (o di credermi) un membro importante della comunità; non era più che uno fra molti. Oltre allo studiare, conveniva apprendere a vivere in mezzo a tipi di ogni specie, non tutti buoni e cortesi; vi riuscii abbastanza bene. Tutto questo avvenne nello scorcio del 1841.

Un rarissimo evento venne, poco dopo, a dirigere le mie idee verso le cose del cielo. La mattina dell’8 luglio 1842, appunto nello svegliarmi, entra mia Madre nella camera come un fulmine, gridando: - Vieni a vedere l’eclisse! Messi in fretta i calzoni, mi affacciai alla finestra; era appunto il momento della totale disparizione del disco solare. Assicuro che, per ricordarmi del fatto, non ebbi bisogno di ricevere alcuna ceffata simile a quella che Benvenuto Cellini ebbe dal padre come ricordo della salamandra. Già, nel «Secondo libro di lettura» che si usava allora nella mia scuola, io avevo letto che, talvolta, la Luna nasconde il Sole, producendo oscurità in pieno giomo. Ora io la vedevo appunto come un disco nerissimo che copriva tutto il Sole, intorno circondata da una bella aureola. Dopo di aver seguito le varie fasi nel loro decremento, volli conservar memoria dell'avvenuto, con un disegno a colori. Più si accrebbe la mia meraviglia quando mi dissero che esistevano uomini capaci di predire tali fenomeni in giomo, ora e minuto.
Ebbi, allora, il desiderio di esser uno di quelli, e l’ardita ambizione di essere partecipe ai consigli che governano l’universo. Ma non sapevo neppur da qual parte volgermi e come cominciare per arrivare a questo sublime intento. Eppure a ciò avevan già provveduto le autorità scolastiche, mettendomi tra le mani appunto quel "Secondo libro di lettura", di cui ho parlato. Quel libro era pieno di cose nuove ed interessanti, proprie a svegliare, se non ad appagare, la curiosità di un fanciullo settenne. Ivi imparai che la Terra è una gran palla, non appoggiata su alcun sostegno: che essa non è ferma, come a noi sembra, ma gira rapidamente, come una trottola, una volta in 24 ore.
Ed imparai che il mare copre tre quarti della Terra, e che la parte non coperta è divisa in due grandi isole dal mare circondate, nell’una delle quali, da lungo tempo conosciuta, io mi trovava, mentre dell’altra non si sapeva nulla avanti che la scoprisse un certo Cristoforo Colombo, genovese, 350 anni prima del mio tempo. E che il Sole e la Luna non sono ruote, ma palle; e che la palla Sole è molto più grande della palla Terra. E che la Luna è un corpo opaco, come una gran pietra rotonda, la quale, illuminata dal Sole, ora per davanti, ora a tergo, ora di fianco, appare ora tutta chiara, ora solo metà illuminata, ora in figura di falce sottile, ecc.
lo mi meraviglio adesso come cose così nuove e così straordinarie, ed in parte diverse da ciò che si vede, fossero accettate senza batter palpebra. Ma tutto questo era stampato in un libro, l’aveva detto il maestro che sapeva tutto: «ìpse dixit!». Non era, però, fede cieca. ln quel medesimo anno 1842 e nei tre o quattro seguenti, io feci grandi sforzi di meditazione, per giungere ad una cognizione <<ragionata>> di tutte queste cose. Io vedevo benissimo nel cielo gli effetti della rotazione diurna della Terra. Ma, quando mi fu insegnato che un certo Copernico ha dimostrato esser fermo il Sole e la Terra girare intomo ad esso nello spazio di un anno, e che appunto da questo fatto dipende il vedersi il Sole a mezzodì ora alto, ora basso, e la diversità delle stagioni; gravi furono per me le diffilcoltà. I miei libri di scuola mi aiutavano poco, e la mia mente non era ancora avvezza alle considerazioni di geometria.
La luce mi venne a poco a poco, riflettendo molto su di un vecchio libro trovato in casa, che aveva per titolo: "La Geografia ad uso dei Principi" e spiegava queste cose con una cura degna di essare imitata da molti modemi trattatisti che scrivono per le scuole. Allora, con alcuni circoli di cartone mi fabbricai una sfera armillare ed un sistema di Copernico; ed alla fine mi riuscì di metter d’accordo i movimenti apparenti coi movimenti reali. Poi, per nulla lasciare d’ oscuro e d’ ambiguo, scrissi una breve esposizione del tutto, non evitando alcuna difficoltà, e la diedi a leggere ad un mio compagno, che, anch’egli, dubitava: la trovò chiara e persuasiva. Già, prima di quel tempo, lo studio della Cosmografia mi aveva condotto alla Geografia propriamente detta. Di questa scienza ci fu posto fra le mani un libro elementare, che non esito a dichiarare perfetto nel suo genere. Chiarezza, facilità, interesse sommo; non un affastellamento di nomi e di numeri; eran notizie di cose, scelte e disposte con arte, da cui veniva fuori all’immaginazione un quadro vivo e vero d’ogni regione della Terra, e, per ciascuna regione, delle cose più notabili, più curiose e più degne d’ esser sapute.
Con caratteri di stampa di diversa grandezza l’ anonimo autore aveva separato le cose da sapersi recitar a memoria da quelle che dovevan servire di amena ed istruttiva lettura; queste ultime eran stampate in carattere assai minuto. Così era riuscito a raccogliere in un piccolo volume una quantità incredibile di notizie, non escluso un riassunto della Geografia antica relativo ai nomi con cui i Greci e i Romani solevano designare le regioni da loro conosciute. Nella breve descrizione di Milano vidi, per la prima volta, nominato l’Osservatorio astronomico di Brera, col quale io doveva, più tardi, fare più ampia conoscenza.
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I titoli e gli onori

A livello scientifico raccoglie consensi ed onori praticamente ovunque. Numerosi i riconoscimenti da parte di Accademie scientifiche. Quali la medaglia d’oro della Società italiana, il premio Lalande dell’Accademia delle Scienze dell’lstituto di Francia, la medaglia d’oro della Royal astronomical Society di Londra, altro premio Lalande dell’Accademia delle Scienze francese, la medaglia d’oro Chatenius dell’imperiale Accademia Leopoldina Carolina di Germania ed altre ancora. Con un elenco che potrebbe continuare quasi all’infinito. E' iscritto a ben 48 Accademie nazionali ed estere. Non è solo la gloria dell’ltalia, ma anche dell’Europa. Le sue pubblicazioni si moltiplicano e le offerte di lavoro e di ricerca compresa quella di attraversare l’Oceano e scegliere gli Stati Uniti e l’importante specola californiana del ricco James Lich quale luogo per le osservazioni celesti sono tante e tutte qualificate. Giovanni Virginio Schiaparelli, con l’umiltà e la curiosità che caratterizza tutta la sua esistenza, disinteressato agli utili che la sua professione è in grado di offrirgli e diametralmente all’opposto dalle scelte «consumistiche» che alcuni suoi colleghi accettano e condividono, decide di rimanere a Milano, con l’occhio puntato verso l’alto dal "suo Merz-Repsold", il refrattore equatoriale che rappresenta la più grande soddisfazione che egli consideri a premio della sua proficua carriera (acquistato con i fondi messi in bilancio da una legge approvata da Camera e Senato nel 1878, con una spesa di 250.000 lire). Tra i riconoscimenti più autorevoli rimane da aggiungere quello che a partire dal 26 gennaio 1889 lo accompagnerà sino alla morte. Cioè il laticlavio, la nomina a Senatore a vita.

 

Pagina autografa - Crediti: INAF-Osservatorio Astronomico di Brera.

Gli ultimi giorni

...Già due anni prima, il l0 aprile 1908, scrivendo all’ amico Adolfo Venturi, docente presso l’Università di Palermo, aveva in qualche modo preannunciato che la sua fine era vicina e che quella era probabilmente l’ultima sua lettera: "Certi sintomi inquietanti mi fanno pensare che fra non molto io sarò chiamato a vita migliore. Se un bel giorno le arrivasse la notizia che Schiaparelli è morto, mi dedichi un amichevole pensiero e dica "fu un buon uomo, sia pace all’anima sua".
Ed io mi dispongo ad andar a vedere se Marte è proprio fatto come ho veduto, e fino a qual punto possano aver ragione i miei oppositori. Intanto, se mai questa mia fosse l’ultima, La ringrazio delle cordiali amichevoli relazioni che sono sempre corse fra .di noi, e chi sa?  forse potrebbero rinnovarsi piu tardi (molto, molto più tardi!) nell'altro mondo."