Il mio primo impatto con l’Osservatorio di Colle del Leone è stato improntato ad un senso di meraviglia ed incredulità; la meraviglia nasceva dalla vista di una struttura imponente, che rompeva la monotonia del degradare delle colline dell’entroterra abruzzese verso il mare, l’incredulità dalla visione delle tre cupole di dimensioni cospicue incastonate nella struttura in modo assolutamente non convenzionale, simili più ad astronavi in procinto di partire per lo spazio piuttosto che a coperture di strumenti che lo spazio devono soltanto osservarlo da lontano.
Quando poi ho appreso la storia di questo osservatorio l’incredulità ha fatto posto ad una sconfinata ammirazione per l’uomo che aveva saputo concepire e realizzare con le proprie forze tutto ciò,per la passione e la dedizione senza limiti che aveva coltivato dentro di sé, per la sua straordinaria abilità manuale e la sua mente eclettica che gli avevano permesso di progettare e realizzare un osservatorio professionale in tutte le sue componenti, dalla struttura in cemento armato, alle cupole, alle montature equatoriali, alle ottiche ed ai tubi dei telescopi.Man mano che assorbivo e rielaboravo dentro di me l’enormità del compito ,il mio animo si colmava di rispetto e sincera riverenza nei confronti di un simile personaggio, che purtroppo è venuto a mancare qualche anno fa; io, che mi credevo abile auto costruttore di strumenti astronomici, mi sono sentito piccolo ed insignificante nei suoi confronti ed in dovere, in questa pagina, di ricordarlo e ravvivarne la memoria.Penso che Fausto Marini si compiaccia, da lassù, di questa mia modesta rivisitazione della sua opera e del mio piccolo contributo a farla maggiormente conoscere nel mondo dell'astronomia amatoriale.
Nelle Immagini del link allegato è sintetizzato il complesso lavoro di costruzione dell'Osservatorio, dalle fondamenta , alla gettata di calcestruzzo, alle montature equatoriali, alle ottiche : Storia OACL\Storia OACL.htm
Fulvio Mete
L'incontro e corso basico di spettroscopia amatoriale del 12 e 13 giugno 2010, nato in modo improvvisato sull'onda emozionale del Seminario di Asiago, ed organizzato da chi scrive per UAI e Paolo Berardi con lo Staff dell'OACL si è inserito in una fase di completamento della riuscitissima manifestazione di aprile, ed ha dato modo, tra l'altro, di approfondire ulteriormente le modalità d'uso degli spettroscopi commerciali, con una "prova sul campo" dell'LHires III di Berardi, al fuoco Cassegrain ridotto dello splendido Cassegrain da 50 cm dell'Osservatorio.Personalmente ero alquanto curioso di esplorare di persona lo strumento francese, che si pone, come prezzo e caratteristiche, ad un livello medio-alto, e devo dare atto all'amico Paolo di aver fornito, con la sua relazione e le prove pratiche , un'idea completa dello strumento e delle sue possibilità.Particolarmente interessante è stata la ripresa di Beta Lyrae nella regione Ha con lo sdoppiamento della riga e delle altre stelle della costellazione, con le quali è stato effettuato un confronto " a caldo".
La prima relazione effettuata è stata quella di Leandro Saracino, responsabile scientifico dell'Osservatorio, sulla storia della spettroscopia, : una relazione che, lungi dall'essere scontata come il titolo generico potrebbe far sembrare, è stata ottimamente impostata, con aspetti tecnici e scientifici di rilievo, che hanno attratto l'interesse di tutti i presenti, me compreso.
La seconda relazione, del sottoscritto, ha riguardato gli aspetti pratici e strumentali della spettroscopia amatoriale, avviando un discorso che alcuni presenti, pur da tempo esperti astrofili non conoscevano, e che ha attratto il loro interesse: interesse che si è ancora più accentuato , nella giornata di sabato, con l'osservazione pratica di uno spettro solare ad alta risoluzione con lo spettroscopio-spettroelioscopio portatile recentemente sviluppato dal sottoscritto, che già aveva avuto il battesimo del fuoco ad Asiago.Inutile dire che l'attenzione dei presenti nell'osservare i segni degli elementi che compongono la nostra stella è stata veramente notevole, allo stesso modo di come lo è ancora per me dopo anni di osservazioni simili.
La terza relazione, quella di Paolo Berardi, ha riguardato, come ho detto,le modalità d'uso ed operative dello spettroscopio commerciale LHires III, che da tempo Paolo usa con profitto e notevole abilità nei suoi lavori di spettroscopia stellare.Tale relazione mi ha particolarmente interessato in quanto, pur conoscendo gli aspetti teorici e costruttivi di tale strumento, non avevo sinora avuto modo di osservarlo da vicino nei suoi dettagli tecnici.Inutile dire che la relazione è stata a dir poco esaustiva, ed ha colmato una lacuna del mio bagaglio conoscitivo, illustrando ai presenti tutte le particolarità di uno spettroscopio amatoriale che si colloca, come prezzo e prestazioni , nella fascia medio-alta.