Il detto del solstizio

Esistono molti detti in Italia che descrivono perfettamente la velocità con cui si allungano le giornate dopo il solstizio invernale. Facciamo alcuni esempi.

Dopo il solstizio invernale le giornate cominciano molto lentamente ad allungarsi. La velocità di allungamento sarà massima in corrispondenza dell’equinozio di primavera, poi diminuirà fino al solstizio estivo quando il giorno raggiungerà la massima durata.

È inevitabile osservare la mutabile durata del giorno per chi è a contatto con la natura (ovvero tutti fino a non molto tempo fa) e ancora oggi può capitare di accorgersi, magari verso metà gennaio, che le giornate si sono allungate rispetto al 21 dicembre. Il miracolo delle stagioni astronomiche si ripete e la promessa di giornate più lunghe e temperate diviene improvvisamente credibile!

È facile immaginarsi quindi come fossero attenti i sensi dei nostri predecessori verso indicazioni così preziose relative alla durata della luce diurna, e di fatti queste osservazioni erano tanto importanti e sentite da venir ben esposte in detti popolari e proverbi.

Ne parliamo con le parole del Televideo (quando ancora la RAI concedeva spazio alla rubrica astronomica della UAI, compilata settimanalmente in quattro diverse pagine proprio dal sottoscritto) che diede rilievo a questo interessante connubio tra astronomia e cultura popolare:

L’inverno è la stagione in cui le giornate non solo si allungano, ma lo fanno in maniera sempre maggiore giorno dopo giorno. Lo spirito di osservazione e l’ attenzione verso le cose astronomiche ha diffuso in tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia, dei proverbi in rima incentrati su questo fenomeno. Dopo il testo in italiano, riportiamo la versione ciociara e quella reggino-mantovana:
“A Natale un passo di gallo, a Capodanno un passo di cane, alla Befana un passo di strega”.
“Santa Lucia n’ pass caglina.. Natal n’ pass d can”.
“Par Nadal un pé d’gal, p’al pröm dl’an, un pé d’ can, par Pasquèta, n’urèta”.

[Paolo Colona]

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