Filosofia e scienza: la gaffe di Hegel.

Le sfere celesti in un’incisione da “The cosmographical glasse”, 1559, di William Cuningham, colorata da Adam McLean. Nel cartiglio, due versi del Canto di Iopas  (Virgilio, Eneide, Canto I, vv. 740-47): “Hic canit errantem Lunam Solisque labores, Arcturum pluuiasque Hyadas geminosque Triones” (“Qui canta della Luna errante e delle fatiche del Sole, Di Arturo, delle piovose Iadi e delle Orse gemelle”)

Finchè filosofia e scienza erano ancora indifferenziate (ovvero fino a Galileo Galilei), tra le fila dei filosofi incontriamo grandi pensatori che hanno contribuito all’evoluzione del pensiero umano (citiamo Guglielmo da Occam come esempio solo per brevità, senza voler far torto ai tanti altri!)

Successivamente a Galileo, chi si è dedicato alla conoscenza razionale del mondo è passato alla storia come scienziato, mentre la filosofia ha continuato a raccogliere pensatori interessati per lo più ad altre forme di speculazione.

Tra questi ultimi, Hegel è uno dei più noti, vissuto tra Settecento ed Ottocento.

Nel 1801, il celebre filosofo tedesco presentò una tesi di astronomia per entrare come lettore nell’universià di Jena, dal titolo “De orbitis planetarum”.

Nella sua dissertazione filosofica, Hegel esponeva vari ragionamenti in base ai quali sosteneva che non potevano esistere più di sette pianeti in orbita attorno al Sole.

Possiamo solo immaginarci quale fu la sorpresa del grande filosofo quando gli fu fatto notare, in sede di discussione, che l’astronomo italiano Giuseppe Piazzi aveva appena scoperto un ottavo pianeta…

Si trattava, come si sa, di Cerere, primo asteroide di Fascia Principale, oggi considerato pianeta nano, che sarà seguito dalla scoperta di circa un altro milione di corpi celesti orbitanti attorno al Sole (tra i quali il pianeta gigante Nettuno).

Il duca di Sassonia Ernst von Sachsen-Gotha mandò al proprio astronomo di corte Franz von Zach una copia della tesi di Hegel, aggiungendo una simpatica annotazione latina: “Monumentum insaniae saecului decimi noni”, ovvero “Monumento alla follia del diciannovesimo secolo”.

[ Paolo Colona ]

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